Linux/ Tanti kernel tutti diversi fra loro?

Qualcuno sostiene che i vari kernel inclusi nelle distribuzioni si stanno discostando sempre più da quello ufficiale. Allarmismo, maretta, pandemonio oppure è soltanto un disordine controllato?
Qualcuno sostiene che i vari kernel inclusi nelle distribuzioni si stanno discostando sempre più da quello ufficiale. Allarmismo, maretta, pandemonio oppure è soltanto un disordine controllato?


Roma – Possibile che solo imponenti imprese del software possano coordinare uno sforzo di sviluppo complesso e distribuito? Questa è la tesi di molti che osteggiano l’Open Source, e forse è anche il sogno di coloro che vorrebbero semplicemente veder sparire lo sviluppo aperto.

Questo “sogno” dei paladini della tecnologia proprietaria spera nel caos, nel “forking” del kernel Linux, ovvero nella creazione di una serie di rami di sviluppo del kernel incompatibili fra di loro, magari in lotta per la “supremazia”. Una situazione che ha sempre aleggiato sul mondo Linux e che può provocare un evidente indebolimento. Ed è una questione che in questo momento torna centrale.

E’ inutile nascondere che negli ultimi mesi il rapporto tra Linus Torvalds e alcuni sviluppatori si è andato deteriorando. La fase di stabilizzazione della serie 2.4 è durata un anno e solo recentemente si è tornati ad un modello di sviluppo più “usuale”, con Linus a occuparsi delle innovazioni del 2.5 e il giovane Marcello Tosatti a prendere le redini dello stabile 2.4.

Le critiche all’operato di Linus sono venute da più parti: da un lato molti sviluppatori non hanno gradito i lunghissimi tempi di attesa per l’inclusione delle loro patch, spesso semplicemente ignorate; dall’altro, è sempre più pressante ed evidente la presenza di forti interessi commerciali che spingono aziende come Red Hat, Mandrake o SuSe (solo per citare le più famose) alla necessità di produrre kernel con elevati standard di qualità, definiti da rigidi protocolli interni e magari con un occhio di riguardo al loro particolare settore commerciale.
Questo occhio di riguardo ha portato alla creazione di una serie di patch incluse nelle loro versioni del kernel e ovviamente rilasciate in forma di sorgenti, come prescritto dalla GPL, ma non in incluse nel “ramo ufficiale” e a volte scarsamente pubblicizzate.

Da più parti arriva la richiesta a Linus di velocizzare i tempi di inclusione delle patch, rendendo al contempo più trasparente il meccanismo. Una situazione di malessere che sicuramente non ha beneficiato della decisione di Alan Cox di occuparsi maggiormente dei problemi di Red Hat e dello sviluppo 2.4, piuttosto che continuare nel suo ruolo di “luogotenente” di Torvalds.

Per fortuna, è evidente che non stiamo parlando di fork, solamente di piccole differenze tra distribuzioni: il passo verso una “balcanizzazione” dello sviluppo è ancora lungo e i detrattori di questo modello disordinato devono ancora aspettare per gioire. Lo sviluppo Open Source è caratterizzato proprio da questa forma di “caos”, un raffronto tipico è rispetto alle mutazioni delle strutture biologiche. Aspetti che probabilmente sono anche la sua forza: un disordine controllato da una serie di gestori. Speriamo che questi gestori sappiano anche accettare le critiche e comprenderle meglio di quanto abbiano fatto sinora: il sistema non è in pericolo, ma è migliorabile.

Gabriele D’Angelo
Responsabile sezione Linux del portale sulla sicurezza PortaZero

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27 02 2002
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