Linuxdidattica/ Software libero a scuola

di A. Bernardi. Alcune proposte su come spingere l'adozione di Linux e del software open source nella scuola. All'insegna di un processo educativo più libero
di A. Bernardi. Alcune proposte su come spingere l'adozione di Linux e del software open source nella scuola. All'insegna di un processo educativo più libero


Roma – Il progetto “Linux & scuole” dell’ AICA (Associazione Italiana per l’Informatica ed il Calcolo Automatico), si prefigge l’obiettivo della “diffusione delle tecnologie informatiche open source nelle diverse realtà didattiche” e questo non può che far piacere essendo un obiettivo molto più ampio e interessante di quanto non sia quello di attivare dei corsi “di formazione per Linux sys admin” nelle scuole.

Cercherò, al riguardo, di portare alcune riflessioni e una proposta al dibattito, alla luce degli interventi apparsi sulla lista linux-scuole@sii.it (di cui, in seguito, riporterò alcuni riferimenti e citazioni con il nome dell’autore fra parentesi) e dell’esperienza maturata nell’introduzione e utilizzo di questo software sia con gli studenti che con altri insegnanti.

A) Premessa
1.- Innanzitutto vorrei dire che nelle presenti riflessioni Linux va letto come sinonimo di GNU/Linux e/o software libero e/o Open Source, in sostanza come un software che offre libertà all’utente.

2.- Il software libero non è solo un prodotto ma è anche (e soprattutto) un processo, un metodo, una filosofia, una cultura che si prende cura di rispettare le libertà dell’utente (Roberto Didoni).

3.- “Scuola” è diverso da “didattica”: un conto è essere interessati ad introdurre il software libero nella “realtà didattica”, un conto è essere interessati alla sua introduzione nella scuola -tout court-(amministrazione, segreteria, ecc.). Le libertà del software, in questo secondo caso, hanno valenze assolutamente diverse.

B) La situazione attuale nella scuola italiana
1.- In questi anni gli insegnanti, nel settore ICT, si sono visti “scippare” l’esercizio della libertà d’insegnamento ad opera del software proprietario monopolistico. Il produttore di questo software più che ad introdurre una moderna cultura scientifica e tecnologica nella scuola è stato interessato ad un vero e proprio “assalto alla diligenza”.

Pensiamo non tanto ai miliardi che sono finiti a Redmond in questi anni (piano sulla multimedialità, ecc.) senza corrispettivo (licenze d’uso proprietarie) quanto anche e soprattutto all’introduzione nella scuola di una sottocultura tecnologica perpetrata dall’uso di questo software: una “visione magica della tecnologia” (come osserva Giovanni Franza) rivolta a creare non studenti critici e creativi, ma passivi consumatori di tecnologia.

Al riguardo abbiamo potuto constatare che l’uso del software proprietario monopolistico ingenera negli alunni dogmatismo e oscurantismo, oltre a privare i docenti della libertà d’insegnamento.

2.- Il software libero è alternativo al software proprietario monopolistico in quanto “solo nel primo tipo di software si può esercitare appieno la libertà d’insegnamento”.

3.- Relativamente alla formazione dello studente (didattica) l’aspetto decisivo è l’aspetto del programma client e non server, e la libertà si riprende, a mio avviso, partendo dalla parte client e non dalla parte server. Il metodo e la cultura vengono trasmessi dalla parte client non da quella server, come ha fatto notare l’esponente della Free Software Foundation Alessandro Rubini.

Potremmo dire che sul server il software libero è un prodotto mentre sul client è un metodo. Crea maggior consapevolezza di libertà OpenOffice (StarOffice) su Windows, nel ruolo di alternativa al monopolio, che un router Linux in una rete dove tutti i client fanno girare Word su Win e per l’utente non esiste alternativa. Al limite, se metto Linux sui server e faccio funzionare meglio i client con Windows e Office, perpetuo la sottocultura informatica: Linux come stampella di Windows!

4.- Nella didattica un prodotto non necessita di essere il migliore in assoluto (Roberto Didoni): si riesce ad insegnare ad andare in bicicletta anche su una vecchia bici; il problema è quello di non svendere la propria libertà pur di assecondare mode.

5.- Il software libero, oggi, è uno strumento formidabile in mano agli operatori della didattica che vogliano riappropriarsi della libertà d’insegnamento nel settore delle nuove tecnologie (Francesco Mulas).

6.- Oggi il software libero ha tutti gli strumenti per essere introdotto nella didattica, basta saperli utilizzare in maniera appropriata.


C) Quale strategia per riappropriarci della libertà scippata?

1.- Innanzitutto partire dal lato client:
mettere su tutti gli elaboratori OpenOffice (StarOffice), software multipiattaforma libero.
In questo modo vengono ridate, agli utenti, le due libertà:
a) d’uso del software;
b) di copia del software.

1.1.- Qui si può far leva, per la formazione di una consapevolezza dei docenti, della differenza tra software che si può copiare liberamente e quello che non può essere copiato liberamente. E ‘ possibile inoltre:
– organizzare corsi di aggiornamento sulle licenze d’uso del software e sul monopolio della informazione (come pare indichi Francesco Mulas);
– diffondere nelle scuole studi come quello presentato da Luisa Bortolotti e Paolo Rauzi al convegno di AICA Libre, trasversale a tutte le discipline com’è trasversale la multimedialità;
– prendere coscienza delle altre libertà: di studio, di verifica, di modifica, dal fornitore, ecc.;
– far prendere consapevolezza dell’esistenza di formati liberi e di formati proprietari e della “trappola dei formati proprietari” (Roberto Di Cosmo: “Trappola nel cyberspazio”, 1998).

1.2.- Una proposta.
Propongo di formulare una lettera o comunque di sollecitare l’On. Ministro Letizia Moratti perché nelle scuole si utilizzi, in alternativa a Office di Microsoft, OpenOffice (StarOffice) (a scuola non deve interessare il prodotto migliore in assoluto, ma in relazione allo scopo).
E questo per ottenere:
a) un primo approccio al software libero e/o alternativo;
b) di sviluppare un’educazione alla legalità fra tutti gli operatori scolastici, che non saranno più costretti a passare, in certi casi, per volgari criminali solo per poter svolgere il loro lavoro;
c) un risparmio di risorse finanziarie;

Propongo altresì, come corollario, di chiedere all’On. Ministro di destinare i denari risparmiati al finanziamento di corsi di aggiornamento per tutti i docenti (e Tecnici, e Dirigenti scolastici, ecc.) sui temi sopraindicati (la filosofia del software libero, ecc.).

E’ molto importante far vedere che esiste anche un altro software, “didatticamente più valido”.

2.- Parallelamente e come conseguenza naturale della presa di coscienza trattata al punto 1.1, mettere Linux su tutti i client (utilizzando sia l’interfaccia a carattere che quella grafica) e installare reti Linux. Tenere inoltre presente la non indispensabilità del collegamento ad Internet: nella nostra scuola a suo tempo avevamo fatto una internet locale (dns, router, servizi vari, etc.) e la didattica funzionava senza problemi.

Il collegamento ad Internet in certi casi per gli studenti può essere solo occasione di svago, che presto “viene a noia” (per lo più serve a creare lo studente consumatore – Lucio Russo: “Segmenti e bastoncini”, ed. Feltrinelli, 1998- ) se non relazionato ad una didattica delle nuove tecnologie che ne faccia acquisire i processi di realizzazione.

D) Conclusioni

E’ positivo che qualcosa si muova, ma senza una linea, una strategia (come sostiene Paolo Pumilia quando invita a “stendere le regole pratiche”) non vorrei che portasse solo acqua al mulino del software monopolistico facendogli funzionare meglio le reti, visto che nelle scuole le loro sono deficitarie sotto molti aspetti (sicurezza, virus, bachi, schermate blu della morte, ecc.).

Dobbiamo puntare sulle realtà già esistenti e più sensibili e non utilizzare gli interventi a pioggia che seguono la logica dello spreco.

Oggi c’è bisogno di un movimento trasversale sia a livello culturale-politico che tecnico-scientifico per l’introduzione del software libero nella didattica e nella scuola più in generale, un movimento che abbia come obiettivo quello di inserire l’insegnamento delle nuove tecnologie nella tradizione di una cultura galileiana degna di un paese civile. Ed in questo impegno dobbiamo unire le forze e far fronte comune: associazioni no profit, enti e istituzioni scolastiche e altre società interessate in vario modo allo sviluppo di Linux.

Antonio Bernardi insegna informatica gestionale all’IPC “Fabio Besta” di Treviso dal 1986 ed è content manager del sito linuxdidattica.org .

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31 01 2002
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