L'Iran censura e pensa a Linux

Nel paese non esistono leggi sul diritto d'autore e i software Microsoft vengono usati senza licenza ovunque, anche nei sistemi governativi. Ma c'è chi vuole cambiare rotta
Nel paese non esistono leggi sul diritto d'autore e i software Microsoft vengono usati senza licenza ovunque, anche nei sistemi governativi. Ma c'è chi vuole cambiare rotta


Teheran (Iran) – Terra di repressione delle libertà individuali , paese nel quale Internet divide le autorità religiose , l’Iran sembra sul punto di voltar pagina per quanto riguarda il software e, più in generale, diritto d’autore e copyright.

Stando alle dichiarazioni raccolte da Agence France-Press , infatti, i dirigenti iraniani avvertono sempre di più l’esigenza di entrare nel WTO , l’organizzazione mondiale del commercio, ma per farlo molte sono le cose che devono cambiare, a partire dal software.

Secondo Mohammad Sephery-Rad, vale a dire il responsabile dei sistemi informativi del regime di Teheran, presto si potrebbe decidere di abbandonare l’uso dei software Microsoft per adottare Linux e sistemi open source. “Tutto il software in Iran – ha dichiarato Sephery-Rad – è copiato. Non c’è una legge sul copyright e tutti usano i software Microsoft liberamente. Ma non possiamo andare avanti così a lungo”.

L’uomo, che dirige l’Alto consiglio dell’Informatica, non nasconde che una delle ragioni alla base del desiderio sempre più diffuso di abbandonare i software Microsoft risiede nel fatto che si tratta di prodotti americani, provenienti dunque da un paese con cui l’Iran non ha mai avuto buoni rapporti, anzi. Una versione iraniana di Linux consente di “vedere” il Pinguino su CD, senza doverlo installare su PC.

Accedere al WTO pagando le licenze, avverte lo stesso Sephery-Rad, può costare molto, perché la pubblica amministrazione dispone di almeno un milione di computer, sui cinque o sei milioni oggi operativi nel paese, e su tutti gira Windows. Ci sono poi considerazioni sulla sicurezza del software e sul fatto che, a causa delle sanzioni decise dagli Stati Uniti, molti programmi proprietari potrebbero non essere legalmente venduti nel paese. Tutto questo, evidentemente, spinge verso l’alternativa del Pinguino e del software libero.

Al momento, comunque, nulla è definito. “La nostra strategia – ha dichiarato Sephery-Rad – è di poter cambiare se dovremo farlo. Dobbiamo avere una soluzione pronta per non farci trovare impreparati. Cercheremo di convincere la gente di quale sia la scelta migliore”. Ma non è facile, spiega Sephery-Rad, perché solo i giovani e gli studenti fin qui hanno dimostrato interesse verso Linux.

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21 09 2004
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