Liste antisemita, l'idiozia è virale

L'infame elenco in realtà non è che una squallida trovata propagandistica. Quei nomi erano e sono già pubblicati da molti altri siti, compresi siti della Comunità ebraica

Roma – È tutto vero: perché l’ho visto su Internet. Una frase che in molti hanno pronunciato o hanno sentito declamare, e che mai come in questo caso riassume perfettamente quanto accaduto nelle scorse ore.

il proclama originale Succede che su uno sconosciuto e disabitato blog venga rinvenuta dai media mainstream una lista di fantomatici “professori universitari ebrei”, una terribile lobby onnipresente che secondo quelle pagine condizionerebbe lo sviluppo psicofisico dei giovani virgulti italiani: in poche ore con il tam tam mediatico l’altrimenti ignorata idiozia assurge a caso nazionale.

Tralasciando i contenuti del succitato blog, peraltro oscurati dalla piattaforma che li ospitava, a due giorni dalla comparsa in rete della notizia ancora fermentano spiegazioni sulla possibile origine di quei 163 nomi. Che poi quella lista abbia invece una origine nota , come da molti ravvisato grazie ad una semplice ricerca su Google, poco importa.

Il punto è che una lista dei sottoscrittori di un appello contro l’emarginazione delle università israeliane è stata sottratta al suo contesto e trasformata nell’elenco riservato di una società segreta che detiene il potere accademico. Una setta di baroni che, perché no?, sono pure la causa del mancato arrivo del Papa all’apertura dell’anno accademico della Sapienza di Roma.

la vista riutilizzata altrove A poco serve bloccare un blog. La rete moltiplica e diffonde, trasformando ancora il significato: la lista finisce nei siti di nicchia, quelli che tentano di spiegare la realtà ricorrendo alle teorie della cospirazione, e acquisisce ancora altre possibili declinazioni.

Ricapitolando. Una lista di attivisti contro l’antisemitismo diventa lo strumento in mano agli antisemiti per marchiare accademici e professionisti. Che poi vanno in TV e sui giornali a raccontare del timore che la diffusione di quell’elenco possa metterli in pericolo: se non fosse che i loro nomi erano sul più venduto quotidiano nazionale, tutti assieme, non più di un paio di anni fa. La stessa lista, poi, è presente pure sul sito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Forse è inutile indignarsi , forse sarebbe meglio ricordare che non tutto quello che finisce su una pagina web è oro colato: e che, pertanto, quando di sciocchezza si tratta andrebbe ignorata . Proprio come accade nella vita reale.

Luca Annunziata

PS: La lista era fatta di 163 nomi, non 162. Solo che il primo era Allam Khaled Fouad , rispettabile professore di origine algerina dell’università di Trieste. Musulmano. Si vede che quel nome lì, piazzato là, non faceva comodo alle farneticazioni complottistiche.

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