L'Italia e l'assenza di professionisti ICT

Nuovi numeri segnalano che non si esce dal pantano: c'è bisogno di professionalità che non ci sono. Da più di un anno si ripetono gli appelli. Che fare?
Nuovi numeri segnalano che non si esce dal pantano: c'è bisogno di professionalità che non ci sono. Da più di un anno si ripetono gli appelli. Che fare?


Roma – Saranno sempre di più i lavoratori dell’hi-tech e dell’e-business che l’Italia importerà dall’India ma anche da altri paesi europei. E’ questa la facile previsione di alcuni analisti dopo la pubblicazione delle nuove stime ufficiali sul cosiddetto “skill shortage italiano”, ovvero la mancanza di personale specializzato nei settori chiave dell’Information and Communication Technology.

Stando a quanto riferito dal sottosegretario ai Trasporti Guido Viceconte, infatti, sono 230mila i posti vacanti nel nostro paese quando si viene alle richieste delle aziende del mondo dell’ICT. Un dato destinato a diventare ancora più pesante, se si considera che entro la fine del 2003 le previsioni del ministero parlano di 440mila unità “mancanti”.

La questione è grave non solo perché si tratta di opportunità di lavoro buttate al vento e di difficoltà di sviluppo per le imprese di un settore dinamico dal “peso” sempre maggiore nell’economia italiana ma anche perché i dati di Viceconte confermano una tendenza in atto da molto tempo.

Gli “allarmi” per la mancanza di personale specializzato, che spesso significa anche minore qualità e competitività per le imprese nostrane, si sono moltiplicati. Lo scorso novembre gli esperti di Confindustria e dell’Università di Pisa avevano avvertito della mancanza di 300 mila professionisti nel mondo legato alle nuove tecnologie.

Manca tutto: esperti di reti e di sistemi, progettisti di architetture hardware e software, analisti, programmatori, specialisti di vendita e di linguaggio.

Già lo scorso aprile EITO avvertiva che l’ICT italiano è privo dei professionisti che servono. Ancora prima un’indagine alla Camera parlava della mancanza di 100mila tecnici.

Tutto questo, mentre la “new economy” segna il passo e fanno rumore i licenziamenti di Virgilio/Matrix e, in queste ore, quelli in Freedomland.

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27 02 2002
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