L'Italia smonta le tesi di Rambus

Rambus, che sostiene di possedere la tecnologia di memoria SDRAM, incassa la sua seconda sconfitta proprio qui in Italia, contro Micron. Una sentenza determinante per il futuro, ma che non impedirà a Rambus di ricorrere in appello


Monza – Rambus ha incassato una sonora sconfitta nella sua battaglia contro Micron grazie alla decisione di un tribunale italiano. Una decisione che avrà un ruolo determinante nello sviluppo di uno dei procedimenti giudiziari più importanti, per il mondo dell’IT, degli ultimi anni.

La storia ha inizio quando lo scorso anno Rambus proclama , a sorpresa, che la tecnologia dei chip di memoria SDRAM (inclusa quella DDR) è coperta da alcuni suoi brevetti: questo significa, in soldoni, che tutti i produttori di SDRAM le dovranno riconoscere il pagamento di royalty.

A giugno dello scorso anno fu Toshiba uno dei primi chipmaker a venire a patti con Rambus senza neppure tentare resistenza.

Da allora altre case hanno preferito accordarsi con Rambus in via amichevole, una scelta che, disgraziatamente per Rambus, non è però stata seguita da tre fra i maggiori produttori di memorie DRAM al mondo: la statunitense Micron, la tedesca Infineon e la coreana Hynix, tutte e tre perseguite da Rambus per violazione di brevetti.

A questo punto per il produttore delle note RDRAM, le memorie utilizzate da Intel per il suo Pentium 4, le cose hanno smesso di filare lisce. Dopo una prima sconfitta incassata in USA, contro Infineon, Rambus pochi giorni fa ha dovuto subirne una seconda proprio qui in Italia, a Monza, presso il cui tribunale Rambus aveva avanzato la richiesta di bloccare la fabbrica di Micron sita in Avezzano.

Il tribunale di Monza, respingendo la testimonianza di uno specialista del settore, ha seguito la decisione già intrapresa dai colleghi d’oltreoceano e ha sentenziato che Micron, che utilizza un bus di memoria sostanzialmente diverso da quello di Rambus, non viola nessun brevetto di quest’ultima.

Nonostante queste due prime sconfitte, Rambus si dice pronta a ricorrere in appello e continuare decisa la sua battaglia legale contro tutto e tutti. La prossima puntata, qui in Italia, dovrebbe svolgersi presso la corte di appello di Milano.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti