LulzSec, Anonymous e il boicottaggio di PayPal

Mentre continuano gli arresti collegati (forse) alle crew, la campagna AntiSec non viene abbandonata
Mentre continuano gli arresti collegati (forse) alle crew, la campagna AntiSec non viene abbandonata

Nuova offensiva che si presume rientrare nell’ambito della campagna LulzSec: torna nel mirino PayPal, che paga ancora il blocco imposto ai conti di Wikileaks e la collaborazione con le forze dell’ordine, ma stavolta deve fronteggiare un tentativo (legale) di boicottaggio.

In un comunicato congiunto i gruppi di hacktivisti Anonymous e LulzSec hanno dato il via all’operazione: per l’occasione viene abbandonato il classico attacco DDoS a favore di una campagna per il boicottaggio del servizio di pagamenti. Hanno, insomma, chiesto ai loro migliaia di membri e supporter di chiudere i loro account o quanto meno esprimere formale protesta nei confronti di PayPal.

“Invitiamo chiunque usi PayPal a chiudere immediatamente i propri account e iniziare a guardare ad un’alternativa”, ha scritto la crew spiegando che l’attacco è motivato ancora una volta dalla volontà del sistema di pagamento di collaborare con l’FBI, “prova sufficiente del fatto che non meritano i clienti che hanno”.

Anonymous chiede inoltre che le persone che parteciperanno al boicottaggio condividano online le foto della chiusura dei loro account.
A coloro che, invece, per un motivo o per un altro non possono chiudere l’account, chiede invece di protestare formalmente con PayPal.

I primi numeri dell’operazione parlano di 35mila account già chiusi . E eBay, non facendo tuttavia riferimento ad Anonymous, parla di una perdita in borsa di circa due punti percentuali all’apertura dei mercati questa mattina.

Nel frattempo continua l’accerchiamento delle forze dell’ordine nei confronti dei due gruppi: la polizia britannica ha riferito ieri di aver arrestato l’hacker conosciuto online con lo pseudonimo “Topiary”, 19enne delle Shetland Islands scozzesi, riconosciuto come il portavoce prima di LulzSec, poi di Anonymous , e autore, tra l’altro, del tweet “Non potete arrestare un’idea” divulgato subito dopo gli arresti legati alle crew delle settimane scorse .

Anche se l’arresto di un suo membro non è stato smentito come le altre volte da Anonymous/LulzSec, anche stavolta qualche ombra si annida nell’operazione della polizia: secondo alcune fonti , che fanno riferimento al log di una chat divulgato dall’hacker statunitense The Jester, gli hacker sarebbero riusciti a depistare la polizia su un falso obiettivo , sfruttando la loro necessità di mettere a segno un colpo nella lotta ai crimini informatici.

Claudio Tamburrino

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