Ma chi manda quelle newsletter?

Se lo chiede un lettore, che gestisce la posta della sua azienda e che vede arrivare newsletter o proposte di newsletter da gente pronta a tutto pur di spedirle alle persone sbagliate
Se lo chiede un lettore, che gestisce la posta della sua azienda e che vede arrivare newsletter o proposte di newsletter da gente pronta a tutto pur di spedirle alle persone sbagliate


Roma – Gentile redazione, la nostra ditta possiede un dominio internet e gli indirizzi di posta sono gestiti da noi, pertanto ho potuto impostare delle piccole regole per la gestione degli “errori sul destinatario” per le email. In particolare: una risposta automatica che avvisa chi ha inviato l’email che dà errore. Lo avvisa una sola volta al mese per ogni mittente, anche in caso di errori ripetuti, e propone come indirizzo alternativo l’indirizzo istituzionale dell’azienda, inevitabilmente bombardato dallo spam ma già “schermato”, e provvede all’inoltro ad un indirizzo-contenitore al postmaster.

Spessissimo si tratta di spamming che si sciacqua via senza problemi, la mattina, bevendo il primo caffé. Ultimamente noto però che arrivano svariate newsletter ad indirizzi “tirati ad indovinare”, simulando iniziali e cognomi di persone che lavorano nella nostra ditta o altre combinazioni abbastanza probabili e tuttavia non esistenti.

Le persone a cui tentano di arrivare (ma è evidente che nessuno ha chiesto a questi signori di avere le loro newsletter) non solo non hanno quegli indirizzi, ma non hanno ALCUN indirizzo , non usano affatto alcun tipo di elaboratore elettronico più complicato di una calcolatrice del Dixan.

Ma non è la pratica opt-out in sé, in questo caso, a disturbarmi.
Il problema è che questi signori ricevono un feedback negativo e se ne fregano. Dato che si tratta di una newsletter e non del solito “penis enlarger”, “university diplomas”, “make $” o “golosonadelsesso.coz”, ma di aziende che si dicono serie, che forniscono dei servizi, come portali di informazione d’impresa o di settori specifici, ci si aspetta qualcosa di più.

Supponevo che sapere che stai sbagliando indirizzo dovrebbe interessare, e dovrebbe indurre a cessare ogni invio quando questo ti viene segnalato con chiarezza. Oppure dovrebbe indurre a cercare, se esiste, l’indirizzo corretto della persona: telefoni, me lo chiedi, mi chiedi se voglio, e poi prosegui.

Sembra assurdo, ma è chiaro che stanno tentando di inviare mail a persone con le quali hanno avuto contatti diretti, per tanto sarebbe bastato chieder loro che indirizzo di posta avessero o comunque a quale indirizzare i loro invii.

In determinati casi mi sono preso la libertà di rispondere direttamente suggerendo l’indirizzo corretto, per i destinatari esistenti. Niente , neanche in quel caso.

Ma allora a questi signori, interessa raggiungere i clienti o il loro spasso nella vita è aumentare l’entropia?

Lettera firmata

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08 10 2003
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