Ma dove sono oggi i phreakers?

Breve viaggio di Punto Informatico tra gli alchimisti della telefonia: il movimento più antico dell'underground telematico continua a mutare e oggi smanetta su VoIP, Bluetooth e Wi-Fi
Breve viaggio di Punto Informatico tra gli alchimisti della telefonia: il movimento più antico dell'underground telematico continua a mutare e oggi smanetta su VoIP, Bluetooth e Wi-Fi


Esperto utente della Rete, con le orecchie e gli occhi puntati sulle ultimissime novità, Punto Informatico incontra quello che si definisce un “phreaker del 2000”: computer palmare dotatissimo, laptop ed un arsenale di telefoni cellulari. Questa è la moderna incarnazione di Captain Crunch, un ragazzo con meno di 30 anni, studente di ingegneria ed appassionatissimo di tecnologie digitali. Naturalmente non ha un nome – ci limiteremo a chiamarlo “Signor P”.

Punto Informatico: Quale è la tua definizione di phreaking? Ha senso parlare di phreaking nel 2005?
Signor P: Il problema non è il senso del “fare phreaking”. Il problema è come farlo. Il senso rimane sempre il solito: divertirsi con la tecnologia ed eventualmente risparmiare (risata). Sono cambiate troppe cose e non esiste nulla di ciò che interessava ai phreakers dei bei tempi andati. Tutto è digitalizzato! Tutto viaggia tramite TCP/IP e tutti hanno una connessione ADSL. Il phreaker del futuro dovrà essere in grado di parlare il linguaggio di Internet e saper piegare a piacimento le tecnologie attuali.

PI: Vuoi dire che il “movimento” ha un futuro? In quale direzione?
P: Voglio dire: se il phreaking si basa sulla passione per gli strumenti di telecomunicazione, adesso si è aperto un nuovo scenario per tutti gli appassionati. Basti pensare alla comunicazione wireless tra computer. Offre più possibilità di divertimento una semplice rete urbana wifi che qualsiasi chiamata internazionale fatta in passato con il bluebox ( un apparecchio in grado di ricreare il fischio a 2600hz – ndr ). Con le reti senza fili si apre una nuova dimensione tutta da esplorare.

PI: Ma non si tratta più di “telefonia”. Non si tratta più di phreaking, quindi?
P: E’ l’evoluzione naturale del phreaking del passato. Non ha più senso parlare di linee terrestri. Tutte le comunicazioni puntano all’etere. Non è un mistero. E tutto converge verso una unica piattaforma basata su Internet. Lo ripeto: il phreaking si evolve, non muore. Segue semplicemente le tecnologie. Ad esempio ci sarà da divertirsi non appena il VoIP prenderà finalmente piede…

PI: Sono queste le tecnologie più amate dai phreakers moderni…
P: Senza dubbio, ripeto, tutto ciò che è senza fili. Wi-Fi e Bluetooth sono tra le tecnologie più insicure mai create. Non è male neanche divertirsi con i telefonini: da circa 5-6 anni sono stati “dissezionati” i vari GSM e compagnia bella. Con l’UMTS e la nuova generazione di telefoni è un altro discorso: ancora si tratta di una novità e va studiata. Nonostante questo, in Italia esistono molte persone che si divertono a “taroccare” i telefoni, personalizzando e cambiando il software interno. Allo stesso modo i phreaker di oggi cercano di proteggere l’anonimato nella telefonia, cosa sempre più difficile.

PI: A tuo parere in Italia si muove ancora qualcosa nel mondo phreaking, e a che livello?
P: Fino ad una decina di anni fa era facile trovare gente che si collegava in PPP passando dal Costa Rica, ad esempio (ride). Ora non più. Gli anni d’oro del phreaking in Italia erano gli stessi anni delle BBS e di Fidonet. Poi è svanito tutto.
Adesso ci ritroviamo in occasioni come i vari Hackmeeting . Esistono poi manifestazioni come il DefCon in cui si ritrova la crema della crema dei phreaker e degli hacker da tutto il mondo.

PI: Ha davvero senso quindi considerare phreaking e hacking come due termini distinti come spesso si tende a fare?
P: Più simili di quanto la stampa solitamente schiamazzi. Hacker è associato ai criminali. Phreaker, boh, probabilmente nessuno l’ha mai sentito neanche dire (ride). Ma nessuno dei due nomi significa criminale. Un criminale non ama la tecnologia, un criminale la usa per farci soldi. E quel che dico si può interpretare in molte maniere (ride).

Intervista a cura di Tommaso Lombardi


Roma – L’origine del termine “phreaker” risale alla fine degli anni sessanta. In quel periodo l’informatica e le nuove tecnologie digitali stavano sbocciando, tingendosi progressivamente di venature politiche. La nascita del fenomeno “hacking” è rintracciabile esattamente in questi anni fatti di fresca ed autentica curiosità per i calcolatori e la programmazione: i “phone freakers” erano gli antesignani degli hacker che hanno posto le basi della moderna informatica. Personalità geniali, spesso criptiche ed ombrose, che reclamavano la libertà di comunicazione in quel travagliato frangente della storia americana.

Gruppi di studenti appassionati di tecnologia e telefoni iniziarono a spuntare dappertutto, come funghi. Steve Jobs e Steve Wozniak, futuri fondatori della Apple, iniziarono una gloriosa carriera professionale partendo dal movimento dei phreakers , nato a sua volta da una scatola di cereali . Già: una scatola di cereali “Captain Crunch”. All’interno, in omaggio, il più grande incubo mai affrontato dalla telefonia mondiale: un piccolo fischietto di plastica. Questo simpatico gadget, dal suono particolarissimo, era in grado di creare perfettamente un tono a 2600hz.

Il tono permetteva di ingannare le centraline telefoniche e garantiva chiamate illimitate e gratuite in tutto il mondo. Grazie al leggendario phreaker John Draper , passato alla storia come “Captain Crunch”, l’uso dei 2600hz si diffuse in tutti gli USA. I phreaker cercavano, per la prima volta nella storia, di scavalcare i confini nazionali per toccare luoghi lontani: con loro, il globo diventò immediatamente più piccolo. Nonostante la tecnica adoperata fosse illegale, per la prima volta nella storia le persone furono in grado di comunicare a bassissimo costo in tutto il pianeta.

30 anni dopo i leggendari 2600hz di Captain Crunch, la situazione globale della telefonia è completamente mutata: nell’attuale società delle reti sono in pochi a porsi il problema di comunicare liberamente, scavalcando distanze e confini. Sembra che i phreaker abbiano ormai esaurito la propria funzione storica.

Abbiamo già tutto quello che i phreaker degli anni sessanta potevano agognare e sognare: possenti e veloci infrastrutture digitali, telefonia avanzata ed addirittura senza fili. Il mondo è cambiato ed un John Draper dei tempi andati avrebbe non pochi giramenti di testa, spaesato e sommerso da troppe possibilità: DSL, VoIP, connettività WiMax…

Ma che fine hanno fatto gli eredi del glorioso movimento nato negli USA? Sono ancora vivi e si adeguano alle mode ed alle tecnologie.

T.L.

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09 05 2005
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