Ma quanto mi costi? Indagine semiseria sui prezzi dell'hi-tech

I prezzi dei gadget tecnologici continuano ad essere molto diversi da paese a paese. Perché lo stesso smartphone costa 300 dollari a New York e (oltre) 300 euro a Busto Arsizio? Parlano i protagonisti

Ruggero fa lo steward per una compagnia aerea europea, seguendo i voli intercontinentali tra l’Italia e New York. Ruggero è molto contento di essere impiegato su queste tratte: ogni volta che torna in Europa mette in valigia un paio di computer comprati negli USA (fino a poco tempo fa anche iPhone sbloccati), e li rivende in Italia ad amici e conoscenti. Gli acquirenti risparmiano un bel po’ sui prezzi di listino, e il nostro steward “arrotonda” su uno stipendio di base non proprio entusiasmante.

Flavia è una aficionada di Apple da sempre. A casa sua ha una intera collezione di vecchi Mac da tavolo, un iPod consumato per il troppo uso e tre Macbook. Flavia è una dei tanti che che hanno passato l’intera notte, lo scorso 10 Luglio, come molti altri italiani, davanti ad un negozio di telefonia, per essere tra i primi ad acquistare l’ultimo gioiellino “Made in Cupertino”, il nuovo iPhone 3G. Sia a livello di prestazioni, che di design, dice lei, c’è niente da ridire: l’unica cosa che non capisce è perché in Italia il “nuovo nato” costi così tanto di più che negli Stati Uniti (o, che so, in Germania).

Piero è un appassionato di musica. Ormai da parecchio tempo fa la corte ad una elegante “docking station” della Tivoli, ricoperta di legno e fintamente retrò, con la quale ascoltare il suo iPod seduto in poltrona. Due giorni fa, Piero ha rotto gli indugi ed è andato finalmente sul sito italiano dell’azienda, trovandoci immagini rifinite, descrizioni impeccabili e il listino prezzi integrale. Salvo scoprire che il modello “iSong Book”, quello iPod-compatibile che vorrebbe comprare, costa la bellezza di 459 Euro. Quasi il doppio di quello che gli costerebbe se lo acquistasse negli USA.

Che cos’hanno in comune queste storie? Tutte raccontano di gadget tecnologici più o meno avanzati, di soldi che girano, di transazioni più o meno riuscite. Ma soprattutto, tutte testimoniano di una caratteristica evidente (ma non per questo meno inspiegabile) del mercato contemporaneo dell’elettronica consumer , quella per cui un medesimo prodotto – stesse specifiche, stesso design, stessa fabbrica di provenienza – continua a costare cifre molto diverse a seconda che ci si trovi a Roma, Dubai, Berlino o, (soprattutto) New York. Con buona pace del tasso di cambio favorevole e della liberalizzazione degli scambi.

Come è possibile tutto questo all’interno di un mercato, come quello della tecnologia di consumo, perfettamente globalizzato? Quali sono le voci di spesa, e quali le scelte deliberate, che stanno dietro a questa apparente incongruenza commerciale? O, detto in termini più spiccioli, come è possibile che lo stesso smartphone, acquistato per 300$ in un mall statunitense, possa costare 300 Euro (o molto più) in un centro commerciale di Agrate Brianza?

Proviamo a studiarci qualche dettaglio.

Cerchiamo anzitutto di capire se i differenziali di prezzo tra paesi (e continenti) esistano effettivamente , e quale sia la loro entità. A mò di esperimento, prendiamo i listini online, accessibili sui siti dei produttori, di tre prodotti scelti a caso: un computer Lenovo-IBM “Thinkpad R61” con allestimento standard; uno stereo Tivoli mod. “iSongBook”; un iPhone 3G da 8 Giga di Apple ed esaminiamo i loro prezzi rispettivi in Italia, Francia e Stati Uniti. Vediamo così che il laptop costa 862$ negli USA, 776,20 Euro in Francia, 840 Euro in Italia; che tradotto in termini percentuali significa +43% oltre le Alpi e +54% nel Belpaese. Per sua parte, la radio vale 399,99$ negli USA, 479 Euro (+92%) in Francia, 459 Euro (+82%) in Italia. Più difficile, ma comunque significativo, il raffronto rispetto all’iPhone 3G di Apple (venduto negli US solo in abbinamento ad un contratto): i consumatori che accettano di pagare un abbonamento mensile intorno ai 50 Euro, ottengono il gadget 8 Giga a 126 Euro negli Stati Uniti, a 149 in Francia, a 189/199 Euro in Italia.

Le differenze, quindi, esistono davvero, e sono ben percepibili soprattutto tra le due sponde dell’Atlantico. E questo ci riporta alla domanda di partenza: da dove vengono le fluttuazioni di prezzo, e perché la tecnologia costa cifre così diverse nei diversi paesi?

Al prezzo finale di un gadget hitech concorrono una serie di voci distinte, tra le quali si annoverano in particolare i “costi vivi” iniziali (produzione, R&D, marketing), i costi logistici (imballaggio, trasporto, assicurazione), i costi derivanti da scelte di politica commerciale di produttori e importatori, i “ricarichi” dei retailers, gli eventuali incentivi all’acquisto (bonus, sconti) da parte di autorità pubbliche o private, le imposte ed i dazi applicati nei paesi importatori. È il gioco tra questi fattori a determinare il prezzo finale del prodotto, ed è ad essi che è necessario guardare per comprendere i differenziali.

Partiamo, per una volta, dalla fine, ed esaminiamo il nodo dei dazi. Negli ultimi mesi si è discusso a lungo di questo tema, anche perché gli Stati Uniti e il Giappone hanno accusato esplicitamente l’Unione Europea di applicare dazi illegali perché in violazione degli accordi internazionali di liberalizzazione a suo tempo stipulati per il settore. Il Rappresentante statunitense per il Commercio Susan Schwab, in un intervento al Consumer Electronic Show dello scorso Gennaio, lo ha detto senza giri di parole: “Sproniamo l’Unione Europea a eliminare in modo permanente i nuovi dazi, ed a cessare le pratiche di manipolazione delle tariffe finalizzate a scoraggiare l’innovazione tecnologica”. L’Unione Europea, per sua parte, si è fieramente difesa, sostenendo l’infondatezza delle accuse e la propria piena fede nella liberalizzazione del comparto. Ma soprattutto, quel ch’è più rilevante per la nostra indagine, si è compreso che le imposizioni doganali incriminate si applicano solo ad un set ridotto e specifico di prodotti (monitor, stampanti multifunzione e set top box), non impattando sui prezzi finali di tutti gli altri gadget tecnologici. Per cui, per dirla con parole diverse, per la stragrande maggioranza dei beni tecnologici non sono i dazi i colpevoli dei differenziali di prezzo. Su questo ora la UE sta giocando, proprio in questi giorni, il ruolo di chi vuole cambiare le cose , allargare la quantità di prodotti coperti dagli accordi, aprire anche alla Cina e via dicendo, attivando una rinegoziazione che è difficile capire oggi dove porterà.

Ma, al di là dei dazi e degli screzi intercontinentali, qualche responsabilità in più sembrano recarla invece le imposizioni fiscali indirette (tipo IVA). Su questo piano, infatti, esistono forti differenze tra le due sponde dell’Oceano Atlantico: mentre nell’Europa continentale l’imposta a carico degli acquisti di natura tecnologica è del 20% (17,5% nel Regno Unito), l'”IVA” richiesta ai compratori americani per lo stesso tipo di prodotti non è mai superiore al 10%, ed in alcuni Stati è anche più bassa (ad esempio, 7% in New Jersey). Su ogni computer acquistato a Roma, quindi, pesa un livello di IVA più che doppio rispetto a quella presente, per lo stesso elaboratore, a Boston o Filadelfia.

Ma non c’è solo l’IVA. Accanto alle imposizioni fiscali, un’altra voce incidente sembra essere quella che concerne i costi logistici, e in particolar modo lo shipping . La quasi totalità dei componenti per i gadget hitech vengono prodotti in stabilimenti dell’Estremo Oriente, e da qui trasportati verso gli Stati Uniti e l’Europa in grandi navi porta-container, cariche di casse da 20 o 40 pollici. Solo che, complici la durata più protratta del viaggio e la presenza di accordi “bloccati” sui noli per l’Europa, i costi associati sono molto diversi a seconda che si stia spedendo negli USA o nell’Unione Europea. “Il prezzo da pagare per inviare un container a Gioia Tauro od a Rotterdam”, spiega uno spedizioniere della Maersk Italia, “si aggira su per giù intorno ai 2300$”. Per converso, secondo stime del Financial Times (novembre 2005) far viaggiare una cassa da Shangai agli Stati Uniti sulla rotta pacifica (verso i porti dell’Alaska o della California) costa mediamente 1600$. Quasi un terzo in meno.

Allo stesso tempo, comunque, è opportuno notare che le ricadute di questa differenza sul prezzo finale del singolo prodotto appaiono piuttosto limitate: “In ogni container da 20”, spiega infatti il nostro informatore “è possibile stivare qualcosa come 300 computer portatili, oppure 100 computer da tavolo, per cui la differenza di costo dei noli viene ripartita tra molti colli”.

A questo punto, considerando che i costi vivi di produzione dei gadget sono fissi e indipendenti dalla meta di destinazione, e che non sono disponibili dati certi sulle politiche di “ricarico” dei diversi retailer, restano da esaminare soltanto i dati relativi alle incentivazioni all’acquisto e quelli relativi alle politiche commerciali complessive dei produttori. Per quanto concerne gli incentivi, possono a seconda dei casi essere erogati dallo stesso produttore, dai suoi partner commerciali o dalle autorità pubbliche. Apple, ad esempio, pratica da sempre una politica di sconti sugli acquisti dei propri computer da parte di specifiche fasce di pubblico, come ad esempio gli studenti e gli insegnanti, con abbattimento di prezzo pari al 5% (Italia) o anche superiore (10% negli USA) sull’importo totale. E politiche di incentivazione consimili vengono talvolta messe in campo anche dai Governi nazionali, che offrono contributi e sgravi alla totalità o a parti specifiche della popolazione (ne sono esempi in Italia i progetti per i Co.Co.Co. dell’ultimo Governo Prodi ed i progetti “Pc ai giovani” e “Pc alle famiglie” del secondo Esecutivo Berlusconi). Appare tuttavia difficile ipotizzare che misure di questo tipo, presenti in molti paesi e generalmente limitate nella loro portata, possano avere ricadute significative in termini di differenziali di prezzo a livello internazionale.

Il discorso si fa più diverso, e più complesso, quando si passa agli aiuti erogati dai partner dei produttori (retailer, distributori, società di telefonia). A questo livello le iniziative possibili sono molte – dagli sconti, alle promozioni, a forme varie di sgravi fiscali – e molto diverse tra loro: in alcuni casi sono i venditori a scegliere autonomamente di sovvenzionare l’acquisto a fini promozionali, in altri invece sono i produttori a “obbligare” i loro partner all’erogazione degli incentivi. Nel caso del lancio dell’IPhone 3G in USA, ad esempio, AT&T ha ottenuto un contratto in esclusiva con Apple anche perché si è impegnata a sovvenzionare l’acquisto di ogni nuovo IPhone con un sussidio di 267$ (fonte: Piper Jaffrey), secondo un modello di business in cui il consumatore paga meno per il gadget, le vendite dei telefoni crescono (Apple contenta), il numero di abbonamenti stipulati cresce conseguentemente (AT&T contenta), entrambi i “brand” si rafforzano (Apple e AT&T entrambe contente).

Appare evidente che incentivi di questo tipo possano fare una bella differenza: nel caso appena documentato, ad esempio, il consumatore statunitense paga 200 $ un oggetto che diversamente gli sarebbe costato 469$, con un abbattimento di prezzo superiore al 100%. In realtà, però, la storia appena raccontata è preziosa anche perché introduce naturalmente all’ultimo (e più importante) passaggio della nostra indagine: quello riguardante le scelte di politica dei prezzi praticate da produttori e distributori.

Su questo tema, la rete internet è relativamente “avara” di informazioni affidabili, e la maggior parte dei soggetti interessati preferisce (comprensibilmente) mantenere un certo riserbo. Per questo, assumiamo come punto di partenza un Libro Bianco sull’accesso ai “mercati digitali”, presentato lo scorso 24 Giugno 2008 da eBay dinanzi al Parlamento Europeo. Nel documentare le difficoltà di accesso dei consumatori europei agli online markets , gli autori accusano esplicitamente i produttori di sfruttare le incongruità e differenze normative esistenti a livello comunitario per mantenere artificialmente alti i prezzi di beni e servizi. Al centro dell’argomento c’è l’accusa di continuare con la vecchia pratica di “segmentazione dei mercati”, quella incentrata sulla suddivisione in fasce diverse (spesso su base geografica) del mercato per ogni prodotto, e sulla susseguente fissazione di prezzi diversi per le diverse fasce. La pratica di “segmentazione del mercato” è molto vantaggiosa per i produttori – che mantengono un maggiore controllo sulla catena dell’offerta e impediscono la competizione tra le proprie stesse filiali nazionali, massimizzando i propri profitti – ma è dannosa per i consumatori e contraria alla filosofia del mercato unico europeo.

Il legame tra incertezza normativa e perpetuazione delle pratiche descritte è dato dal fatto che, a fronte della mancanza di interpretazioni certe per le leggi in materia di marchi e protezione dei consumatori, i produttori tradizionali riescono a tenere sotto minaccia di azione legale gli attori impegnati a “liberalizzare” i mercati di beni e servizi, e a mantenere sostanzialmente inalterato lo status quo . Secondo lo studio di eBay, se le “barriere all’ingresso” appena descritte fossero rimosse, nelle sole UK, Francia e Germania i consumatori potrebbero ottenere ogni anno un risparmio complessivo di circa 1,1 miliardi di sterline (pari a poco meno di 1,4 miliardi di Euro).

La persistenza di pratiche di segmentazione dei mercati trova riscontro anche nelle testimonianze di importatori e distributori. Dice ad esempio a Punto Informatico Roberto Guzzi, Amministratore Delegato di Dexxon Italia , una delle principali Trading Companies del nostro paese: “Le differenze di prezzo tra paese e paese esistono, eccome. E fra l’altro, se si considera che i costi di produzione e sviluppo sono indipendenti dal mercato di destinazione, e che le diversità fiscali giustificano tutt’al più un differenziale del 7-10%, risulta evidente che le differenze dipendono direttamente da scelte deliberate dei grandi player “. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Milena Gherardi, Responsabile marketing di Elettronica Sillaro : “La verità è che quando si parla di definizione dei prezzi, ogni paese fa storia a sé. E per l’Italia, forse, questo è ancora più vero che per gli altri: da noi anche le filiali delle multinazionali- presenti magari in tutto il mondo- agiscono come se si trovassero in un mercato unico e separato”.

Allo stesso tempo, spiegano gli addetti ai lavori, la “segmentazione” non è riconducibile in modo univoco alla “voracità deliberata” dei singoli produttori. Secondo Guzzi, ad esempio, molto dipende dal grado di concorrenza esistente nel contesto di riferimento: “A fronte di spinte concorrenziali sempre più forti, è il mercato a definire il prezzo per il prodotto che vuoi vendere. Nel definire i listini, cioè, non si guarda più solo (o tanto) ai costi affrontati in sede di produzione e trasporto, quanto piuttosto al posizionamento dei competitor , all’intensità della domanda interna per il bene, alla possibilità che nuovi entranti si inseriscano nel gioco. Ed è ovvio che, in una situazione di questo tipo, mantenere prezzi armonizzati ovunque diventa molto più difficile”. Gherardi, per sua parte, pone l’accento sulla diversità di attitudini rispetto agli acquisti online: “Mentre negli Stati Uniti- ma anche in diversi paesi europei- effettuare acquisti via internet è ormai la prassi, da noi la maggior parte dei consumatori continua a prediligere i canali di acquisto tradizionali. Canali che, se da una parte offrono più garanzie a livello di assistenza pre e post- vendita, dall’altra lasciano molto più spazio al gioco sui prezzi dei venditori”.

Arrivati a questo punto, il quadro appare già molto più chiaro. Risulta evidente infatti che i gadget hitech hanno costi diversi nei diversi paesi non per via dei dazi o dei costi di trasporto, e nemmeno per via delle imposte (che pure incidono per una piccola parte). Hanno costi diversi, invece, perché in campo tecnologico ogni paese continua ad essere considerato come un mercato separato, con regole differenti e gradi distinti di concorrenza. Con il risultato che nell’era del mercato globale possono continuare a persistere pratiche di “segmentazione dei prezzi” del tutto anacronistiche, buone per chi produce ma cattive- molto cattive- per i cittadini consumatori.

Giovanni Arata

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  • dovella scrive:
    Ogni cavolata un articolo per iphone?
    E mai possibile che per ogni applicazione stupida viene fatto un favore ad apple?Io non credo che gli altri telefoni subiscano lo stesso "trattamento" favorevole!!Quanti giorni avete parlato di HTC Diamond o Di Omnia?Vengono fatti articoli assurdi per sto iphone del tipoSi è graffiato i vetro della nipote del pescatore!E stato rubato l iphone dello zio di Obama etc etc etcBasta !!
    • ti abbiamo gia sentito scrive:
      Re: Ogni cavolata un articolo per iphone?
      http://www.imaccanici.org/index.php?topic=Dovellahttp://wearehanging.wordpress.com/2008/02/10/get-a-life-caso-3-dovella/http://www.petitiononline.com/d0v3lla/petition.html
    • gif scrive:
      Re: Ogni cavolata un articolo per iphone?
      Dovella sono d'accordo con te, ma PI ovviamente non svende gratuitamente informazione, e credo che da questo punto di vista Apple elargisce molto in cambio di qualche articolo.
      • GameOver scrive:
        Re: Ogni cavolata un articolo per iphone?
        - Scritto da: gif
        Dovella sono d'accordo con te, ma PI ovviamente
        non svende gratuitamente informazione, e credo
        che da questo punto di vista Apple elargisce
        molto in cambio di qualche
        articolo.quindi tu hai le copie dei bonifici bancari fatti dagli sponsor a PI per affermare questo, no?
        • gif scrive:
          Re: Ogni cavolata un articolo per iphone?
          No , è una supposizione. Sono stato redattore di un altro sito di informazione, e non ti credere che le recensioni sono gratuite, anzi, ringraziano bene
          • dovella scrive:
            Re: Ogni cavolata un articolo per iphone?
            Non considerando il primo commento fatto da un BSX con crisi mistiche...@gifSi ma ad un certo punto la lettura del sito diventa noiosa e perde di professionalità , quando si vogliono leggere articoli simili (a favore di..) esistono tanti piccoli blog e blog da 4 soldi da poter leggere come il BSX sopra ha indicato.Una rivista come Punto Informatico ha avuto un calo drammatico da 3 o 4 anni a questa parte,dove sono gli articoli del momento? dove sono i redattori capaci di strappare il minimo byte ad ogni review? dove sta la gente capace di storcere il naso ed ammettere di fronte all'evidenza che questi prodotti sono un ammasso di perdita di tempo?Spero che la situazione migliori per questo sito, francamente sono molto rammaricato .-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 13 settembre 2008 23.07-----------------------------------------------------------
  • Enjoy with Us scrive:
    I-phone oggetto costoso e utile?
    Ecco la killer application dell'Iphone, si ma nel senso che lo uccide!A cosa cavolo serve un geoTag del genere?Fanno vedere che in un centro commerciale sarebbe possibile taggare vari articoli e poi leggerne le impressioni di altri clienti!Assurdo:1. Precisione A-Gps/Gps assolutamente inadeguata2. Tali oggetti presumibilmente possono essere spostati, e allora addio Tag3. Di solito nei centri commerciali è vietato fare foto!Altri usi? Fotografare un monumento e poi scriverci le impressioni?!?, ma vi rendete conto dei costi necessari? Dovreste essere sempre connessi al Web! E questo per non portarsi dietro una guida?Ha HA Ha.... Voglio proprio vedere quale altra mirabolante caratteristica si inventeranno!Ma torniamo con i piedi per terra. L'Iphone dovrebbe essere soprattutto un telefono, ebbene, test di Pc Professionale hanno evidenziato come sia scarsamente sensibile come terminale 3G, ossia non trova campo dove invece altri cellulari telefonano comodamente, inoltre tende ad avere un consumo abnorme delle batterie quando è connesso alla rete 3G, sia per telefonare che per navigare, con durata stimata a 3.5 ore, contro le circa 8 che raggiunge disabilitando le caratteristiche 3G!Quindi sto splendido giochino dell'Iphone non assicura neanche mezza giornata di autonomia se si vogliono utilizzare le sue caratteristiche avanzate, pena rimanere senza batteria (non sostituibile dall'utente) quando si aspetta una telefonata importante!
    • PLONK scrive:
      Re: I-phone oggetto costoso e utile?
      potremmo anche porci la domanda dell'utilità dei tuoi quotidiani post a senso unico....ma abbiamo già la risposta.
      • Enjoy with Us scrive:
        Re: I-phone oggetto costoso e utile?
        - Scritto da: PLONK
        potremmo anche porci la domanda dell'utilità dei
        tuoi quotidiani post a senso unico....ma abbiamo
        già la
        risposta.Molto utile invece la tua risposta!
      • Mitos Lander scrive:
        Re: I-phone oggetto costoso e utile?
        si..che il tuo commento è stato INUTILE. Punto. A capo. Ragazzi riniziamo a parlare di cose serie ora.
        • Enjoy with Us scrive:
          Re: I-phone oggetto costoso e utile?
          - Scritto da: Mitos Lander
          si..che il tuo commento è stato INUTILE. Punto. A
          capo. Ragazzi riniziamo a parlare di cose serie
          ora.Credo che invece il mio commento sia stato documentato e interessante, credo che a tutti i potenziali utenti possa far piacere sapere prima dell'acquisto che l'Iphone ha grossi limiti in funzionalità 3G, tali da ridurre l'autonomia poche ore!
    • kubrick scrive:
      Re: I-phone oggetto costoso e utile?
      Ma che vuoi farci... è così bello esteticamente, e poi è apple. Il restyo non importa. E poi devi tener presente che costa parecchio, e questo lo colloca tra gli oggetti "cool". Siamo in una società che ha fatto del consumismo la sua unica ragione di esistere: si compra tutto, basta comprare e preferibilmente deve essere costoso, insomma deve essere un oggetto che definisce uno status symbol. E poi il fatto che altri smartphone siano meglio sotto moltissimi i punti di vista, non importa a nessuno... costano meno...
    • Mitos Lander scrive:
      Re: I-phone oggetto costoso e utile?
      quante cavolate che spari. Ma l'hai mai provato? io lo ho e usandolo normalmente la batteria dura un giorno e mezzo/ due. Se invece lo usi pesantemente uno intero. Chiaro che se stai 3 ore su internet la batteria va via..ma SAI COM'è: CON iPhone 3 ore su internet ci stai alla grande ed è superusabile. Con gli altri telefoni dopo 10 min ti viene la nausea: ecco perchè la loro batteria dura di più! Perchè NON GLI USI!!!!!!Scodinzola via và
      • Enjoy with Us scrive:
        Re: I-phone oggetto costoso e utile?
        - Scritto da: Mitos Lander
        quante cavolate che spari. Ma l'hai mai provato?
        io lo ho e usandolo normalmente la batteria dura
        un giorno e mezzo/ due. Se invece lo usi
        pesantemente uno intero. Chiaro che se stai 3 ore
        su internet la batteria va via..ma SAI COM'è:
        CON iPhone 3 ore su internet ci stai alla grande
        ed è superusabile. Con gli altri telefoni dopo 10
        min ti viene la nausea: ecco perchè la loro
        batteria dura di più! Perchè NON GLI
        USI!!!!!!

        Scodinzola via vàGuarda che simili durate le ha anche in caso di conversazioni usando il 3G!Forse non hai capito il punto! In modalità 3G l'I-phone ha grossi problemi di sensibilità e quindi oltre ad avere problemi a prendere/tenere una chiamata spreca molta più energia di altri terminali.Dato che la principale novità del nuovo modello di I-Phone era proprio il supporto all'UMTS il fatto che utilizzando tale protocollo di comunicazione abbia dei problemi seri sia di durata delle batterie, test di PC PROFESSIONALE! sia di sensibilità di campo, sempre dai test di PC Professionale, si evince che sia meglio disabilitare le funzionalità 3G!?!Caspita chi non vorrebbe un cellulare che non dura neanche mezza giornata!
  • carlo scrive:
    i limiti di iphone? nessuno
    senza frontiere.. grande innovazione!chissà cosa ci aspetta in futuro.. grandi cose!continuate così!
    • piesio scrive:
      Re: i limiti di iphone? nessuno
      portatevi le batterie di ricambio...
      • LaNberto scrive:
        Re: i limiti di iphone? nessuno
        - Scritto da: piesio
        portatevi le batterie di ricambio...dura un giorno in più del mio communicator
        • piesio scrive:
          Re: i limiti di iphone? nessuno
          dura 4 ore sull'iphone 3g del mio coinquilino, che sfiga che ha...
          • LaNberto scrive:
            Re: i limiti di iphone? nessuno
            - Scritto da: piesio
            dura 4 ore sull'iphone 3g del mio coinquilino,
            che sfiga che
            ha...penso di sì
          • FinalCut scrive:
            Re: i limiti di iphone? nessuno
            - Scritto da: piesio
            dura 4 ore sull'iphone 3g del mio coinquilino,
            che sfiga che
            ha...Guarda io ci ho fatto 8 ore di aereo (e di aeroporto), guardando musica, film, navigando wifi, e giocandoci. Su un iPhone 2G.All'arrivo aveva la batteria quasi andata del tutto, ma a casa ci è arrivato senza problemi.(linux)(apple)
          • effergan scrive:
            Re: i limiti di iphone? nessuno
            E hai passato 8 ore a fissare l'iphone con tutta la gnocca che gira negli aeroporti?Ma ti sembra normale?
          • Uby scrive:
            Re: i limiti di iphone? nessuno
            - Scritto da: effergan
            E hai passato 8 ore a fissare l'iphone con tutta
            la gnocca che gira negli
            aeroporti?

            Ma ti sembra normale?Se passi il tuo tempo a sbavare dietro una minigonna dovresti chiederti chi è quello realmente anormale... ;)
          • Gymvideo scrive:
            Re: i limiti di iphone? nessuno
            effettivamente... ahah! :D
    • Gurzo2007 scrive:
      Re: i limiti di iphone? nessuno
      l'assurdo è ke devi pagare anke per metterle free le applicazioni
    • Danko scrive:
      Re: i limiti di iphone? nessuno

      Rimane il "problema" che bisogna pagare per
      vendere le proprie applicazioni, ma questo non
      credo sia così assurdo.Oddio, non è assurdo che la Apple chieda la sua fetta di torta, ma è assurdo che si sia obbligati a dargliela. Per esempio quanto paga a Nokia chi sviluppa per i suoi telefoni? Zero. O a MS chi sviluppa per il suo OS? Zero di nuovo (sì ci sono sistemi di sviluppo gratuiti anche per Win).La Apple invece ha progettato l'iPhone costringendo a passare per il suo shop e così prende gli sviluppatori per il collo. Non avranno né la mia stima né i miei applausi.
      • LaNberto scrive:
        Re: i limiti di iphone? nessuno
        - Scritto da: Danko
        La Apple invece ha progettato l'iPhone
        costringendo a passare per il suo shop e così
        prende gli sviluppatori per il collo. Non avranno
        né la mia stima né i miei
        applausi.i miei di cliente però sì. è il miglior sistema di approvvigionamento software di tutti quelli che ho provato per i tefonini
      • trupiano scrive:
        Re: i limiti di iphone? nessuno

        Oddio, non è assurdo che la Apple chieda la sua
        fetta di torta, ma è assurdo che si sia obbligati
        a dargliela. Per esempio quanto paga a Nokia chi
        sviluppa per i suoi telefoni? Zero. O a MS chi
        sviluppa per il suo OS? Zero di nuovo (sì ci sono
        sistemi di sviluppo gratuiti anche per
        Win).
        C'è da aggiungere che MS a supporto dello sviluppo sia su Mobile sia su Windows, ha fornito .net e nonostante ciò non chiede nulla agli sviluppatori.
      • Mitos Lander scrive:
        Re: i limiti di iphone? nessuno
        scusa ma sei obbligato?evidentemente se molti (tantissimi di più rispetto ai numri nokiari o windowsiani) sono disposti a pagare per sviluppare al meglio è perchè EVIDENTEMENTE il gioco vale la candela. Se no andarebbero altrove e svilupperebbero gratis.QUALE ALTRA CASA COMPRESA NOKIA WIN ETC OFFRE TUTTI QUEGLI APPLICATIVI? (siamo già a più di 3000 in 60 giorni).Risposta: NESSUNAQUALE ALTRA CASA OFFRE ALLA SUA CLIENTELA applicazioni di quella qualità? NESSUNA.Persino LINUS si è convinto della bontà di iPhone.Leggenda narra che ogni persona che critica iPhone una volta comprato cambi almeno parzialmente idea e si dica: "beh forse sono stato un pò pirla a straparlare in quel modo".
    • Davide Carboni scrive:
      Re: i limiti di iphone? nessuno
      - Scritto da: carlo
      senza frontiere.. grande innovazione!
      chissà cosa ci aspetta in futuro.. grandi cose!
      continuate così!A vedere il video ci aspetta un popolo di dementi che guarda la realta' tenendo un braccio alzato. Più che grandi cose direi grandi tendiniti alla spalla e gente investita dai SUV.
  • clsbn scrive:
    forse una bufala
    Spero che funzioni davvero come mostrano.La cosa che più mi lascia perplesso è la possibilità di inquadrare un prodotto in esposizione e vederne prezzo e caratteristiche. Ciò significa che fa una digitalizzazione in tempo reale dell'immagine alla ricerca del nome del prodotto? Non ci credo proprio.Quindi è geo-taggato anche il singolo oggetto? Ok così può essere ma se l'oggetto viene spostato? E quanto ci metteremo comunque a geo-taggare ogni singolo prodotto che magari poi verrà spostato? Molto, molto perplesso.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 12 settembre 2008 13.00----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 12 settembre 2008 13.01-----------------------------------------------------------
  • ArMyZ scrive:
    Costi e copertura
    Se sono stati furbi avranno implementato anche la localizzazione tramite celle GSM, di gran lunga meno precisa (dipende dalla distanza tra le celle che ricoprono quella data zona) ma più stabile specialmente al chiuso.Per il resto, come ho scritto da me http://www.armandoleotta.it/blog/Geo-Tag-su-iPhone.html su dvice e gzimodo, nonostante le enormi potenzialità di business, i costi italiani della connettività mobile ne freneranno ahimè la diffusione.Al solito...
  • Flavia scrive:
    Al coperto il segnale GPS non prende
    per cui come funziona?
    • Lollete scrive:
      Re: Al coperto il segnale GPS non prende
      - Scritto da: Flavia
      per cui come funziona?Semplice: funziona solo dove prende il segnale GPS :)
    • Snoopy scrive:
      Re: Al coperto il segnale GPS non prende
      - Scritto da: Flavia
      per cui come funziona?In genere gli apparecchi di questo tipo combinano il GPS con altri sensori, tipo accelerometro e girometro. Quando il segnale preciso del GPS non arriva più (es: galleria) calcolano la posizione tramite questi sensori, meno precisi, ma sufficienti
    • LaNberto scrive:
      Re: Al coperto il segnale GPS non prende
      - Scritto da: Flavia
      per cui come funziona?usa l'AGPS (posizionamento in base alle celle del telefono) e ila localizzazione dei punti wi-fi
      • Pistarino scrive:
        Re: Al coperto il segnale GPS non prende
        Il GPS non ha una precisione sufficiente a "taggare" gli oggetti SUGLI SCAFFALI in un centro commerciale (dove per altro il segnale gps non arriva). Il segnale GPS all'aperto nella migliore delle ipotesi ti da 4 metri di precisione, con il WAAS/EGNOS puoi arrivare a 2, ALL'APERTO, senza palazzi, etc. L'AGPS non sostiutisce il calcolo con il GPS, semplicemente premette un aggancio più rapido del segnale.
      • Mitos Lander scrive:
        Re: Al coperto il segnale GPS non prende
        e i punti di telefonia cellulare..utilizzare solo i punti wifi è difficile se non sono aperti...ne so qualcosa col touch.
    • acad scrive:
      Re: Al coperto il segnale GPS non prende
      mà... Io con il mio n 95 (8gb) sono passato da luogo aperto a chiuso.. E grazie al wi fi la posizione la trova google maps. Il problema e trovare i satelliti velocemente.,
    • Mitos Lander scrive:
      Re: Al coperto il segnale GPS non prende
      utilizza i punti d'accesso. Come le celle per i cel e i punti wifi. Anche se da noi il censimento dei punti d'accesso non è ancora completo. Lo fa una società chiamata skyhook
  • Caleppio scrive:
    Bravo testa a pera
    boia dè, non hai capito una fava!
  • 0verture scrive:
    Tanto su panoramio non ci finite
    .... e di conseguenza neppure google maps. Non c'è paragone sulla qualità delle foto
    • MarcOsx scrive:
      Re: Tanto su panoramio non ci finite
      yawn...cosa centra?qualcuno ha parlato per caso di qualità superiore delle foto rispetto agli altri dispositivi?Era un "io ce l'ho più lungo perché il mio cellulare ha più megapixel"?mah...
      • 0verture scrive:
        Re: Tanto su panoramio non ci finite
        che te ne fai delle fotografie col gps se poi non le puoi pubblicare dove gli altri te le possono vedere ?Questi geni qua credono di creare un nuovo network chiuso solo ai loro dispositivi ?Che facciano, tra un anno massimo due saranno polvere
        • Ciro scrive:
          Re: Tanto su panoramio non ci finite
          Veramente vedendo il video quello che si capisce e' che in base a quello che inquadri vedi i commenti e le note delle altre persone.Praticamente e' come se andassi in giro con una giuda turistica.
          • Wolf01 scrive:
            Re: Tanto su panoramio non ci finite
            Attento! Potrebbe tradirti al canto del galloComunque non mi sembra la cosa migliore, la gente intaserebbe il servizio con cose assolutamente senza senso, e poi la privacy dove la mettiamo... metti che ti seguono e ti scattano una foto ogni volta che ti muovi, così possono dire "TU sei stato qui, TU sei stato li, TU eri laggiù"
    • LaNberto scrive:
      Re: Tanto su panoramio non ci finite
      - Scritto da: 0verture
      .... e di conseguenza neppure google maps.

      Non c'è paragone sulla qualità delle fotoleggi l'articolo vai
  • francososo scrive:
    si.....
    spam con patatine fritte, spam alla griglia, spam e fagiolini ! Spam e uova !
    • Funz scrive:
      Re: si.....
      - Scritto da: francososo
      spam con patatine fritte, spam alla griglia, spam
      e fagiolini ! Spam e uova
      !Spam spam spaaaam! Lovely spaam!Io avevo invece pensato a Minority report, dove la gnocca sul cartellone pubblicitario si rivolgeva al tomcruis chiamandolo per nome...
  • S P A M scrive:
    Spettacolo
    Nuove forme di pubblicità in arrivo! 8)
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