Made in China

Un paese in rapida evoluzione: il boom economico non rallenta e la società sta mutando. I cinesi si rivelano avidi consumatori di prodotti tecnologici. Lo confermano ricerche, prodotti e aziende. Ecco cosa bolle nel wok più caldo che c'è
Un paese in rapida evoluzione: il boom economico non rallenta e la società sta mutando. I cinesi si rivelano avidi consumatori di prodotti tecnologici. Lo confermano ricerche, prodotti e aziende. Ecco cosa bolle nel wok più caldo che c'è


Roma – La Cina sta cambiando e l’alta tecnologia si diffonde a macchia d’olio. Al centro del cambiamento ci sono gli strati più ricchi della popolazione, quella grande classe media che vide la luce durante la duratura amministrazione di Deng Xiaoping. Il motto nazional-popolare che tuonava “arricchirsi è glorioso” ha fatto presa sulla popolazione: la Cina del terzo millennio è sempre più ricca, sempre più high tech .

Una recente ricerca condotta dall’autorevole gruppo statunitense Gallup mette in risalto l’incredibile aumento del consumo di prodotti ad alta tecnologia. Insomma: questi Cinesi non sono soltanto instancabili lavoratori, ma anche fedeli devoti dello shopping tecnologico. Una volta finito il lavoro, nell’intimità della casa, adorano chiacchierare col cellulare , guardare film in DVD e rilassarsi davanti alla TV .

Il mercato in più rapida espansione, stando alle statistiche del gruppo Gallup, è quello della telefonia mobile : nel periodo dal 1999 al 2004 le vendite si sono quadruplicate . Il 48% della popolazione possiede un telefonino. Un numero gigantesco che supera facilmente la somma degli utenti telefonici di USA ed UE. Infatti la sola Cina conta un numero totale d’abitanti vicino al miliardo e quattrocento milioni di individui.

Cresce anche il numero di computer : il 13% dei Cinesi ha un PC in casa, rispetto ad un indice di penetrazione del 4% registrato nel 1999. Un incremento sicuramente minore rispetto a quello di altri prodotti, come sistemi audio hi-fi e televisioni. Questo perché l’uso del computer è spesso percepito come una pratica pubblica , sopratutto nelle zone suburbane: sbocciano dappertutto migliaia di postazioni informatiche. Le persone preferiscono usare mouse e tastiera nei luoghi di lavoro, nelle università e negli onnipresenti internet-cafè. Contemporaneamente aumenta la popolazione cinese su Internet: entro la fine dell’anno il Mandarino sarà la lingua più parlata dal popolo della Rete.

Il prof. Guo Liang, dell’Accademia Cinese di Scienze Sociali, prevede che in Cina ci saranno 150 milioni di utenti entro la fine del 2005. “Anche se si tratta, relativamente, di una novità per tutta la Cina, Internet sta già mutando le istituzioni culturali, sociali e politiche del nostro paese”. Innanzitutto aumentano esponenzialmente gli investimenti di capitali esteri, specie per l’ editoria ed i servizi telematici . Tutti sono con gli occhi incollati sul colosso asiatico: lo shopping online , attività impensabile nella Repubblica Popolare delle origini, è ormai una vera e propria mania.

Compagnie del settore, come eBay , hanno deciso di avere una presenza locale in Cina e stanno godendo di ottima fortuna. La sorte sembra baciare lo sviluppo tecnologico del Regno di Mezzo: persino la terribile epidemia di SARS ha contribuito indirettamente ad aumentare l’uso dei servizi di e-commerce . Gli spaventati abitanti delle zone più colpite hanno imparato a fidarsi delle catene di distribuzione a domicilio, preferendole agli affollatissimi e rischiosi mercati all’aperto.

Vanno bene anche le vendite di apparecchi per la riproduzione di DVD e VCD, raddoppiate rispetto al 1999. Un mercato parallelo e poco sotterraneo di film piratati corre incontro ai cinefili di mezza Cina: il 52% degli abitanti possiede un lettore di dischi digitali. Il dato è indicativo di una più larga diffusione delle professioni e delle economie legate all’alta tecnologia. Il cinema “made in China”, oltre a poter contare su ottimi registi e sceneggiatori, è un settore produttivo assai importante. Hong Kong negli anni si è guadagnata l’appellativo di “Hollywood d’oriente” ed insieme alla “Bollywood” indiana costituisce il terzo polo mondiale della produzione cinematografica.


La fotografia è chiara: nel Regno di Mezzo ci sono sempre più tecnodipendenti : giovani delle grandi metropoli che possiedono cellulare, computer, collegamento domestico alla Rete e televisori LCD. Sono la generazione dei figli unici, viziatissimi e coccolati: appartengono alla fascia demografica compresa tra i 16 ed i 35 anni, privilegiata dalle politiche di controllo statale delle nascite. Ma la Cina soffre di problemi, quasi cronicizzati, legati alla diffusione delle tecnologie digitali. In primis l’annosa questione del digital divide a livello locale.

La Cina, al centro di numerose discussioni politiche in sede nazionale ed europea (si discute su più fronti dell’introduzione di dazi doganali), è in realtà un paese diviso in due : da una parte la tecnologia più moderna, dall’altra il degrado della povertà più cupa.

La popolazione metropolitana è privilegiata. Guadagna bene, segue mode e manie occidentali. È molto istruita. Milioni di persone che vivono quotidianamente l’ammodernamento del paese. Tutto intorno c’è soltanto una sterminata area rurale , poverissima, legata ad economie di tipo agricolo. In queste zone il tasso di scolarizzazione, nonostante le statistiche ufficiali, è basso. Il reddito medio, calcolato su base annuale, è appena sufficiente a pagare la spesa per una settimana in una tipica famiglia italiana. La natalità tocca vette altissime: il quadro è quello di un tipico paese in via di sviluppo . Queste regioni, concentrate nella zona occidentale della Cina, non vengono toccate dall’alta tecnologia .

L’altro grande problema della Cina contemporanea è rintracciabile nell’ambivalenza dell’impiego di tecnologie digitali. Queste sono sì utilizzate per creare e distribuire nuova ricchezza, così come per motivi minori quali l’intrattenimento delle masse, ma al tempo stesso diventano arma in mano al potere . Così c’è censura , c’è coercizione , c’è onnipresenza dello stato . Mancano tutti quegli elementi, tipici della rivoluzione IT, che ridanno centralità all’individuo ed alla libera circolazione dei saperi. Nel caso cinese non è quindi possibile parlare di una tipica rivoluzione digitale .

Tommaso Lombardi

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14 03 2005
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