Majors terrorizzate dal broadband

Secondo Jack Valenti, capo dell'associazione degli studios di Hollywood, ci si deve sedere subito attorno ad un tavolo. Perché il peer-to-peer su banda larga fa paura

Roma – Non ci vuole molto tempo per scaricare una canzone da uno degli innumerevoli sistemi di condivisione dei file presenti su internet ma, con una connessione tradizionale, ci vuole senz’altro molto ma molto più tempo per scaricare un intero film. Con l’arrivo della banda larga tutto questo può cambiare e quello che oggi è l’incubo delle multinazionali della musica può diventare l’equivalente incubo dei grandi studios del cinema hollywoodiano.

Secondo Jack Valenti, capo della Motion Picture Association of America , intervistato nelle scorse ore su Cnet , “oggi ci sono nove milioni e mezzo di utenti broadband. Una volta che questi utenti di cavi e accessi a banda larga inizieranno ad aumentare allora noi potremmo essere terrorizzati da quello che accadrà”.

L’equazione di Valenti è quella che ha trascinato le majors della musica in questi anni nella loro crociata senza sosta, condotta a colpi di avvocati, contro i sistemi di file-sharing o i network peer-to-peer, quegli ambienti nei quali è estremamente facile condividere i file di cui si dispone sul proprio computer con un numero elevatissimo di altri utenti internet.

Jack Valenti Il problema avvertito da Valenti, infatti, è ancora una volta quello dei profitti. “In un mondo digitale – spiega infatti il boss della MPAA – chi mai investirà grandi somme di venture capital in un film se ritiene che presto sarà vittima di un agguato? Il valore del film sarà minore. Non occorre essere un Premio Nobel per capirlo”.

Secondo Valenti le nuove proposte legislative americane, tese a rendere più difficile la vita di chi scambia file in quelle modalità su internet, non vanno intese come un attacco ai diritti. “Di quali diritti si parla? – si chiede Valenti – Non sto facendo il finto tonto. In molti che non ci hanno pensato credono che su internet tutto sia gratuito, che si possa andare tranquillamente su Morpheus e scaricarsi un film. Ma la maggioranza delle persone sanno quello che fanno. Conosco molti studenti che sanno di fare qualcosa che non è giusto”.

Valenti ritiene che vi sia una soluzione alla questione. “Quello che sto cercando di fare – ha affermato – è trovare una rapida alternativa al furto. Non si possono proteggere i film dagli hacker, che entrano ovunque, ma il 99 per cento della gente non sono hacker”. “Se si pubblicano film su internet – ha concluso – in contesti legali a prezzi competitivi allora i consumatori ne saranno attratti”.

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  • Anonimo scrive:
    Direi proprio il contrario....
    ... direi che invece è proprio auspicabile che il numero di linee in Africa rimanga più basso di quello di New York. Sarebbe davvero triste, in un continente dove i grossi problemi si chiamano FAME, SETE, AIDS, ISTRUZIONE che si puntasse ad uno sviluppo "multimediale" del continente.IMHO, se allorchè si iniziasse a costruire grandi impianti telefonici allo scopo di favorire lo sviluppo, queste servirebbero alle multinazionali che ivi si impiantano, e non certo al miglioramento della qualità della vita dei popoli...
    • Anonimo scrive:
      Re: Direi proprio il contrario....
      Purtroppo questo sta già avvenendo....ALcuni cervelloni occidentali pensano che, visto che l'informatica ha risollevato un poco la nostra economia, lo stesso possa avvenire in Africa e nei paesi del terzo mondo... bella forza, tanto infrastrutture e servizi chi li offre? Le industrie occidentali, una nuova forma di semi-colonialismo tecnologico.La soluzione per i problemi dell'Africa non è insegnargli a usare Outlook, ma la ristrutturazione della loro economia, sviluppo sostenibile, aumento del livello culturale medio, salute e sanità, ed alla fine, ANCHE dell'informartizzazione, magari creando un consorzio no-profit dotto l'egida del G8... che ci dimostrino coi fatti, e non solo con le parole, che pensano al bene del mondo e non solo al loro!
      • Anonimo scrive:
        Re: Direi proprio il contrario....
        Lo sviluppo sostenibile però si ottiene anche mettendoli in grado di operare su Internet autonomamente, senza bisogno di rivolgersi a terzi (che ovviamente sarebbero occidentali, come dici tu).Ma c'è anche dell'altro. Saprai bene che in quei paesi le ingiustizie sono all'ordine del giorno: se un dittatore locale decide di uccidere 200 persone, nulla glielo impedisce. Ben diverso sarebbe se gli africani avessero gli strumenti per denunciare fatti simili.Non pensate che chi parla di digital divide voglia solo che gli africani siano in grado di scaricarsi gli mp3, dovrebbe essere ovvio che non è così!!- Scritto da: Misfits
        Purtroppo questo sta già avvenendo....
        ALcuni cervelloni occidentali pensano che,
        visto che l'informatica ha risollevato un
        poco la nostra economia, lo stesso possa
        avvenire in Africa e nei paesi del terzo
        mondo... bella forza, tanto infrastrutture e
        servizi chi li offre? Le industrie
        occidentali, una nuova forma di
        semi-colonialismo tecnologico.

        La soluzione per i problemi dell'Africa non
        è insegnargli a usare Outlook, ma la
        ristrutturazione della loro economia,
        sviluppo sostenibile, aumento del livello
        culturale medio, salute e sanità, ed alla
        fine, ANCHE dell'informartizzazione, magari
        creando un consorzio no-profit dotto l'egida
        del G8... che ci dimostrino coi fatti, e non
        solo con le parole, che pensano al bene del
        mondo e non solo al loro!
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