Maroni: un IP unico per ogni utente

La misura definitiva contro crimine e terrorismo in rete?

Roma – È una frase breve, buttata lì tra le molte cose dette in materia di contrasto al terrorismo, ma è una frase che sta sollevando enorme attenzione in rete.

A pronunciarla è il ministro dell’Interno Roberto Maroni che, stando alle agenzie , ha dichiarato che per la rete è ormai inevitabile “il controllo sui dati di tracciamento delle comunicazioni telematiche. Stiamo lavorando con i gestori per la realizzazione del numero IP unico per ogni utente della rete, in modo da evitare il rischio di cancellazione e di impossibilità di utilizzo per diversi mesi”.

L’idea di una sorta di IP univoco , dunque, sarebbe da legarsi alla data retention e alla necessità di agevolare le operazioni di indagine e tracciamento che vengono veicolate sulla massa di dati trattenute di default sulle comunicazioni degli italiani, vale a dire data e ora di connessione e qualsiasi altro elemento utile a ricostruire i movimenti online degli utenti, con l’unica eccezione dei contenuti dei messaggi e dei siti visitati.

Rimane da vedere, però, in quale modo potrebbe essere realizzato un progetto di questo tipo “a prova di terroristi e criminali”, e in che modo l’IP di un utente, divenuto univoco, non sia attaccabile dall’esterno per la perpetrazione di abusi. Si vedrà, intanto ciò che allarma è il potenziale di controllo sociale che una connessione blindata porterebbe con sé.

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  • boobie scrive:
    "UTILIZZAZIONI" ??? "usi"!
    degli "utilizzi", degli "usi"!gaia... che succede?
  • emmeesse scrive:
    come se fosse facile
    stabilire cosa e' commercial use e cosa e' noncommercial use.IMHOdiciamo che se approvo il commercial use di una mia opera,accetto che essa si cali nelle dinamiche del mercato.Venga venduta, usata per spot ripugnantio venga tenuta chiusa in un cassetto perche' non c'e' mercato...se invece scelgo il noncommercial use io ho in mano il destino del mio lavoro.Lo affitto al mercato. Ma e' mio. Mi pagano per il mio lavoro, ma non lo comprano.Paradossalmente, ricalcando il delirio di certe grandi software house,scopriamo la forza della diffusione noncommercialePerche' cio' che non e' commerciabile esula dal mercato.
    • Nemo_bis scrive:
      Re: come se fosse facile
      - Scritto da: emmeesse
      o venga tenuta chiusa in un cassetto perche' non
      c'e'
      mercato...Falso: adottare una licenza commerciale significa ammettere _anche_ usi commerciali, ma non solo; e non tutti gli usi commerciali sono soggetti a regole di mercato, perché possono anche non essere a scopo di lucro (vendite per sostenere i costi di opere socialmente utili, ad esempio).
      Lo affitto al mercato. Ma e' mio. Mi pagano per
      il mio lavoro, ma non lo
      comprano.Falso. Se ti riservi l'uso commerciale di un'opera, qualcuno può comprare quel diritto e quindi impedire qualunque uso commerciale se non c'è mercato. Ecco perché ci sono decine e centinaia di migliaia di libri fuori commercio che nonostante questo non si possono distribuire liberamente, perché c'è qualcuno che ne detiene i diritti di sfruttamento commerciale (ma non solo) e li usa in maniera monopolistica.
      Perche' cio' che non e' commerciabile esula dal
      mercato.Oppure, restringe il mercato al monopolista.
      • Nome e cognome scrive:
        Re: come se fosse facile
        Per i lettori, leggete le faq presenti sui siti detentori delle licenze, questi commenti possono generare confusione.
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