Marte, vogliono i sassi del Pianeta Rosso

Un team internazionale di ricercatori lavora sulla più ambiziosa missione spaziale. Prima di mandare astronauti su Marte, dicono, bisogna farvi atterrare un cargo e poi farlo ripartire alla volta della Terra
Un team internazionale di ricercatori lavora sulla più ambiziosa missione spaziale. Prima di mandare astronauti su Marte, dicono, bisogna farvi atterrare un cargo e poi farlo ripartire alla volta della Terra

C’è acqua su Marte , ma gli scienziati non sono certo soddisfatti di questa scoperta epocale: del pianeta rosso si sa ancora troppo poco. Ed è in tal senso che un panel composto da 31 studiosi di tutto il mondo ha lavorato per otto mesi, mettendo a punto quella che potrebbe rappresentare la missione spaziale più audace e tecnologicamente complessa dai tempi dell’allunaggio dell’ Apollo 11 nel 1969.

uno schema del progetto

La missione, che potrebbe avere luogo tra il 2018 e il 2023, costa 8 miliardi di dollari e necessita del supporto delle due maggiori agenzie spaziali, ESA e NASA , oltre che delle organizzazioni nazionali come la Roscosmos . Questo almeno è quanto sostiene Monica Grady della Open University che ha co-gestito il panel di scienziati International Mars Exploration Working Group .

Obiettivo dell’ambiziosa missione è recuperare un modesto quantitativo di sample di suolo, rocce e atmosfera marziana e riportarlo sulla Terra per studi futuri . Se l’uomo vuole andare su Marte entro il 2050, questo il messaggio lanciato dalla Grady, deve prima dimostrare di essere in grado di recuperare materiale dal pianeta e condurlo sano e salvo entro l’atmosfera terracquea. “C’è la sensazione che recuperare esemplari da Marte sia assolutamente essenziale se vogliamo continuare il nostro programma di esplorazione marziana” dice Grady.

I dettagli della missione sono già stati presentati a NASA ed ESA, che dovranno decidere a breve se finanziarla o meno. Il tempo è essenziale, secondo i promotori. Qualora tutto andasse come previsto verso Marte partirebbero due diversi vascelli , un “lander composito” e un “orbiter composito”. Il primo avrebbe il compito di atterrare sul suolo del pianeta e rilasciare un rover , incaricato di recuperare circa 500 grammi di rocce e suolo e immagazzinarle, assieme a un campione dell’atmosfera, in una capsula sigillata da rispedire indietro al secondo vascello orbitante intorno a Marte.

A quel punto l’orbiter dovrebbe fare ritorno sulla Terra per portare il prezioso carico scientifico, che all’arrivo sarebbe trasportato in un laboratorio precedentemente attrezzato per studiare in condizioni di assoluta sicurezza l’esemplare alieno . Difficoltà tecnologiche e finanziarie a parte, infatti, l’altro problema che viene considerato è la “protezione planetaria” della Terra e la necessità di evitare ogni possibile caso di contaminazione.

“È necessaria la massima attenzione, non bisogna riportare da Marte niente che possa danneggiare la Terra”, sottolinea il professor Colin Pillinger della Open University. “La missione è garantire – continua – e dico garantire sul serio, di far entrare l’oggetto nell’atmosfera terrestre senza danneggiarlo”. Eventuali microbi di natura aliena infatti, la cui possibile esistenza è stata appunto ipotizzata dopo la scoperta di sottili strati di ghiaccio presenti appena al di sotto del suolo, potrebbero rivelarsi assai resistenti essendo natii di un ambiente molto diverso da quello della Terra , con temperature tra i -87 e i -5 gradi centigradi e bombardati di continuo dai raggi ultravioletti del Sole non schermati dalla presenza di un’atmosfera.

Nessuno può prevedere cosa farebbero e come si comporterebbero bacilli alieni sul nostro pianeta, e il team di IMEWG è sicuramente memore del disastro della sonda Genesis avvenuto nel 2004, con lo schianto al suolo nello stato USA dello Utah e la conseguente perdita delle particelle di vento solare raccolte nel corso della missione.

rampa di lancio Possibili disastri e rischi ambientali a parte, il team internazionale che ha lavorato alla proposta della nuova missione si può giovare del ritrovato entusiasmo e interesse internazionale nei confronti dell’esplorazione dello spazio e di Marte grazie ai recenti successi NASA, buon ultima la sonda Phoenix atterrata questo maggio ed equipaggiata con moduli e sonde per un “assaggio” delle caratteristiche biochimiche del pianeta rosso direttamente in loco .

Tanto più che, come dimostra la perdurante richiesta di frammenti di rocce lunari proveniente dai laboratori di tutto il mondo, un eventuale successo del progetto di IMEWG avrebbe tutte le carte in regola per provocare ricadute positive sulla conoscenza scientifica del sistema solare da qui a parecchi anni nel futuro .

Alfonso Maruccia

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14 07 2008
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