Massì, vietiamo tutto (che è meglio)

di Saverio Manfredini - L'amministrazione Blair ancora una volta propone un provvedimento di censura che prende di mira la rete. E l'applauso dei moralisti soffoca le rimostranze dei libertari. Alla via così
di Saverio Manfredini - L'amministrazione Blair ancora una volta propone un provvedimento di censura che prende di mira la rete. E l'applauso dei moralisti soffoca le rimostranze dei libertari. Alla via così


Roma – Abbiamo letto con una certa sorpresa che il governo di Tony Blair ha in animo di vietare quella che viene definita “pornografia violenta”: il fatto che sia facilmente reperibile in rete sarebbe alla base di una serie di violenze e abusi registrati dalle cronache . Così si è espresso in queste ore il ministro degli Interni britannico, Paul Goggins, secondo cui si tratta di materiali “estremamente offensivi per un’ampia maggioranza della popolazione, e non dovrebbero trovare spazi nella nostra società”.

Detta da un ministro britannico una frase del genere è dura da digerire. Se arrivasse dal regime di un paese totalitario o non democratico non sarebbe certo inattesa, ma qui si fa sul serio: nella sua prosposta, Goggins parla di carcere fino a tre anni persino per chi possiede questo genere di immagini. Ricorrere al divieto di possesso per un individuo adulto non tradisce soltanto un’ambizione paternalistica a cui l’amministrazione Blair non è nuova ma è anche l’unica strada mediaticamente valida per inasprire l’attuale regime giuridico su questo genere di pornografia, che nel paese è già illecito produrre o vendere.

Si legge, nella proposta britannica, che per pornografia estrema si intende “materiale pornografico che sia sessualmente e graficamente esplicito e che contenga scene reali o riproduzioni realistiche di violenza grave, bestialità o necrofilia”. Come già in Italia, pur su un fronte affatto diverso, quello della pornopedofilia , non vengono presi di mira solo i frutti (foto, video ecc.) di atti violenti realmente avvenuti ma anche le immagini fasulle, dai fumetti in giù, laddove riproducano scene sgradite, orrorifiche o peggio.

Questo consente di cancellare qualsiasi dubbio: Goggins e soci sono davvero convinti che la semplice visualizzazione di quelle immagini sia destinata a trasformare un individuo socialmente irreprensibile in una bestia pronta ad avventarsi su altri per sfogare istinti prima dormienti. Una teoria affascinante che, se si rivelasse fondata, trasformerebbe migliaia di pubblicazioni dentro e fuori dalla rete dedicate a centinaia di diversi argomenti in una sorta di virus epidemico dalle conseguenze planetarie.

Ma, come suggerisce l’esperienza, non è così. Lo stanno facendo notare proprio in queste ore coloro che si battono contro le censure: nessuno studio ha mai rivelato una diretta corrispondenza tra gli atti di abuso sessuale violento e visione di quel genere di pornografia. Argomenti che non trovano accoglienza in un paese trasformato in questi anni da angosce di enorme rilievo, questioni che sono persino rigettate dall’ establishment con sufficienza, con la citazione di singoli fatti trattati come esperienze emblematiche: in almeno uno degli ultimi tre casi di assalto sessuale violento (ma quando un assalto di questo tipo non è violento?) il colpevole sarebbe stato un grosso fruitore di “pornografia estrema”. Che poi lo fosse perché è questo ciò che scuote maggiormente le proprie patologie, e che quindi abbia voluto procurarsi quei materiali magari proprio in rete, non sembra un’ipotesi degna di essere presa in considerazione.

Secondo Chris Evans di Internet Freedom “l’idea che si possano prevenire queste azioni mettendo al bando quelle immagini non ha senso”. Ma c’è un’altra considerazione di Evans su cui si deve riflettere, in questa come in molte altre occasioni in cui si attenta alle libertà civili tirandoci dentro persino Internet, ovvero che “ognuno dovrebbe potersi fare un’idea propria su ciò che vede” . Qui c’è un governo che non solo si pone come nume tutelare sui maggiorenni del paese, non si limita a dar loro consigli o a determinare paletti ai comportamenti per garantire la convivenza civile, qui c’è un’amministrazione che spera di risolvere i guai di un’intera società chiudendo all’individuo gli occhi .

Prima che tutto questo si realizzi ci vorrà tempo: sull’argomento è stata vivaddio attivata una pubblica consultazione durante la quale si può sperare in un colpo di reni dell’opinione pubblica britannica.

Ci sarebbe molto altro da dire, per esempio sull’efficacia di un provvedimento di censura unilaterale a fronte di materiali che circolano liberamente su tutta la rete, ma forse si può soprassedere: siamo ormai usi a commentare le iniziative di legislatori e governi di paesi, anche dei più “evoluti”, che considerano la realtà dei fatti meno rilevante dell’affermazione di un principio, soprattutto se è un principio sbagliato e dannoso.

Saverio Manfredini

I precedenti interventi di S.M. sono disponibili qui

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31 08 2005
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