Medioriente, la rete torna a respirare

Le squadre tecniche sono già a lavoro per limitare i danni dell'incidente che ha tranciato quattro backbone. La situazione sarà ripristinata entro fine dicembre, mentre in Egitto si sta già tornando alla normalità

Roma – Saranno ripristinati entro la fine del 2008 i quattro backbone vittime dell’ennesimo misterioso incidente avvenuto nelle profondità marine. Non ancora accertate le cause, lo staff competente è già al lavoro per tentare di ripristinare la comunicazione al più presto possibile, facendo tornare online ben 14 paesi che hanno assistito al crollo della connettività negli ultimi giorni.

In attesa di accertare le cause dell’incidente che avrebbe colpito 4 cavi sottomarini, sono già partite le operazioni di recupero che dovrebbero riportare la connettività entro la fine del 2008. Un miglioramento della situazione sarebbe stato già registrato in Egitto, in cui la connessione sarebbe stata ripristinata al 60%. A dichiararlo è il Ministro delle Telecomunicazioni del paese africano, secondo il quale i lavori non dureranno più di una o due settimane. In attesa di un recupero totale, per l’inizio della settimana, l’ auspicio del Ministro è che venga raggiunto l’85% della capacità complessiva.

I cavi recisi, parte dei grandi backbone internazionali che contribuiscono a rendere la rete un fenomeno globale, SEA-ME-WE3 , SEA-ME-WE4 e FLAG , sono responsabili della connettività nel bacino del Mediterraneo e in una vasta zona del continente asiatico. Il loro forfait ha causato un vero e proprio blackout telematico in ben 14 paesi : stando ai bollettini e agli aggiornamenti diffusi in rete, nelle scorse ore alcuni paesi erano totalmente irraggiungibili, Maldive in primis, in cui la connettività è stata letteralmente azzerata. Gravi disagi anche in India, con una percentuale di malfunzionamento estesa sull’80% della rete, così come in Qatar, Gibuti ed Emirati Arabi. In seguito al guasto il traffico è stato dirottato passando per gli Stati Uniti e per altre zone non interessate.

Permane ancora il mistero sulle modalità dell’incidente, al momento non ancora verificate. L’ipotesi più probabile è ancora una volta quella del sabotaggio : “Attualmente stiamo seguendo due teorie. La prima vede come responsabile l’ancora di un’imbarcazione, mentre la seconda riconduce ad un possibile terremoto sottomarino” ha dichiarato Louis-Michel Aymard, portavoce di Telecom France. “Tra le due, però, riteniamo che la prima possa essere la più probabile”.

L’incidente non è comunque un caso isolato: agli inizi del 2008 si è verificato un avvenimento simile che ha interessato gli stessi festoni, causando notevoli disagi. Anche in quel caso i sospetti furono ricondotti alle “ancore assassine” di due navi , ritenute dalle autorità responsabili del danno.

Vincenzo Gentile

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • pina scrive:
    Il diritto d'autore italiano...
    Non ho la certezza assoluta, ma mi sembra che il diritto d'autore italiano, a differenza di quello USA, non possa prevedere la "cessione dei diritti". I diritti sono, restano (né possono essere alienati) dell'autore. Il distributore ha dei diritti sulla impaginazione o sul confezionamento del contenitore, diciamo così in senso lato. Nel caso di un libro il contenuto è dell'autore, l'edizione dell'editore. Nel caso della musica il brano è dell'autore, il CD fisico e la grafica della confezione sono della casa distributrice.La separazione netta dei due concetti di contenuto e contenitore, in sostanza +è alla base della nostra normativa, che a differenza di quella USA non consente al distributore di spogliare l'autore di quanto gli spetta.
  • Max scrive:
    Quante "belle" parole spese male
    A quando la parabola sul pane per tutti?A quando la parabola sulle sofferenze della guerra?Queste "uscite" editoriali lasciano il tempo che trovano, tutti possiamo essere in accordo con l'evento particolare descritto.Ma si tratta di una delle molteplici situazioni.Se io compro all'asta un quadro, ne compro anche i diritti.E salvo che non sia un bene dell'UNESCO, potrei anche decidere di appendere il quadro in questione al XXXXX semplicemente perchè mi va.L'autore d'altra parte me la venduto per soldi mica per salatini e una volta venduto probabilmente spera che io ne faccia buon uso... anche se alla fine difficilmente sarà mai soddisfatto del destino della sua opera lontano da se, quindi si allontana con il malloppo e semplicemente se ne frega.Attenzione... ecco arrivare i paladini dei diritti culturali che iniziano a sventolare il moto TUTTO E' DI TUTTI... NON PUOI NEGARCI UN PEZZO DI CULTURA... SPETTA ANCHE A NOI! E' NOSTRO DI DIRITTO.....Per il diritto, italiano, estero e di qualsiasi paese del mondo NON E' AFFATTO DIRITTO OTTENERE UNA COPIA GRATUITA DI TALE OPERA ANCHE SE ORMAI E' DESTINATA ALL'USO PERSONALE (o persino nemmeno di quello se poi chi ha acquistato il quadro si è stancato di tale opera e ha deciso di buttarla in cantina).Questa non è una battaglia di William Wallace per la libertà, qua stiamo parlando di diritti su opere regolarmente acquistati.Possiamo parlare del fatto che sia "uno spreco" che determinate opere svaniscano così anzitempo, nonostante la tecnologia potrebbe mantenerle in vita a prezzi "bassi"...... ma non sono affari nostri, semmai di quelli che hanno acquistato i diritti che mancano nel sfruttare tale occasione.AFFARI LORO.Per la cronaca dopo 70 dalla morte degli autori è possibile, il diritto d'autore decade ed è possibile autoprodursi quello che si vuole.Bello l'esempio della Bibbia, tuttavia se non erro è stata scritta più di 70 anni fà pertanto è un testo che non ha più alcun diritto d'autore applicabile.Se vuoi questa puoi ristampartela in casa.
    • parte in causa immagino scrive:
      Re: Quante "belle" parole spese male
      Guarda che il diritto si fa, non esiste a priori.Questo si chiama dibattito democratico, se non ti dispiace.E se un domani il copyright fosse regolato diversamente, quella sarebbe la legge da applicare, ma chiunque avrebbe tutto il diritto di dire che preferirebbe norme diverse e di adoperarsi perché vengano in essere.Scusa il tono, ma anche tu ...
  • didier scrive:
    3 domande
    1) una cosa sul noleggio... Tu in pratica qui mi dici che posso noleggiare questo articolo :)c'è scritto che si può noleggiare e sopra che è "a titolo gratuito" quindi la noleggio (mi faccio pagare)e io invece non la pago. E siamo in contraddizione con il precedente punto che dice che non posso ricavarne un guadagno diretto. Ovviamente non faccio il furbo per rompere, ma perché se intendessi usare questa bellissima licenza, qualcuno potrebbe dirmi quello che ti sto dicendo ora.2) dove sta il codice SHA-1 di tutta 'sta pappa? e se mentre copia-incollo mi perdo uno spazio e cambia tutto l'hash?3) la siae/fimi/quellilà è/sono d'accordo? Perché se tu dici che non ti importa, loro forse non sono interessati alla tua opinione, dato che hanno delega dallo Stato.
    • donato scrive:
      Re: 3 domande
      - Scritto da: didier
      1) una cosa sul noleggio... Tu in pratica qui mi
      dici che posso noleggiare questo articolo
      :)
      c'è scritto che si può noleggiare e sopra che è
      "a titolo gratuito" quindi la noleggio (mi faccio
      pagare)e io invece non la pago. E siamo in
      contraddizione con il precedente punto che dice
      che non posso ricavarne un guadagno diretto.
      Ovviamente non faccio il furbo per rompere, ma
      perché se intendessi usare questa bellissima
      licenza, qualcuno potrebbe dirmi quello che ti
      sto dicendo
      ora.Qualcuno che come te non legge con attenzione.Nella definizione di noleggio si parla anche di beneficio economico o commerciale indiretto, che non significa necessariamente scopo di lucro indiretto, ma è un generico profitto.Bene: se conosci la differenza tra scopo di lucro e profitto, non ti sarà difficile capire che quella licenza, in base al combinato disposto, ti impedisce di utilizzare l'opera a scopo di lucro (sia diretto che indiretto) ma ti consente di avere un generico profitto derivante da un'attività di noleggio.
  • Filiberto Ianigro scrive:
    bel racconto
    bel racconto :-)
  • Alessandro scrive:
    Solo sfruttamento commerciale
    E' solo una questione di denaro.Chi detiene i diritti d'autore di un'opera dovrebbe avere un tempo massimo di sfruttamento di quel diritto di 20 anni e poi saggiamente donare al mondo quell'opera che ormai fa parte di una cultura condivisa e che loro considerano "obsoleta" perchè non ha più mercato.
  • Antonio Macchi scrive:
    2048? speriamo...
    nel 2048 non stamperanno piu' quel libro osceno?speriamo...
    • Roberto Marghelli scrive:
      Re: 2048? speriamo...
      Se non stamperanno più quel libro è perchè saranno spariti dalla faccia della terra i Metallica, gli ACDC, i tarocchi, i maghi, la cartomanzia, e tutta l'allegra compagnia connessa e saremo finalmente tutti (i rimasti) sotto l'Ispiratore di quel bellissimo libro ;)
  • Marcello Mazzilli scrive:
    La musica è un prodotto commerciale
    Altrimenti non si spiegherebbe perché se io ho l'LP "The Wall" e voglio il CD debba ripagare da capo il prodotto, avendo io già acquistato il "diritto d'ascolto". Stessa cosa se voglio un CD da tenere in macchina ed uno per la casa al mar. Li pago sempre come nuovi (cosa che non accade ad esempio per il software). Questo dimostra che stanno vendendo un prodotto come un'altro, come una sedia, un cellulare, un frigorifero, cioè un bene che tanto pahi e tanto prendi e non un prodotto culturale.
    • Pablo scrive:
      Re: La musica è un prodotto commerciale
      Ogni cosa, se e quando viene comprata o venduta, diventa commerciale. Il punto è che un'opera di ingegno dovrebbe sempre rimanere di chi l'ha ideata. Dovrebbe poter essere ceduto solo il diritto di sfruttamento, magari esclusivo, ma non altro. Per me si dovrebbe introdurre un principio secondo il quale se chi ha acquistato i diritti commerciali esclusivi non li esercita per un certo tempo (stabilito), perde i diritti e l'opera diventa pubblica. E, scava scava, credo che qualcosa del genere già esista.
    • parker scrive:
      Re: La musica è un prodotto commerciale
      si certo, e poi c'era la marmotta che incartava la cioccolata....- Scritto da: Marcello Mazzilli
      Altrimenti non si spiegherebbe perché se io ho
      l'LP "The Wall" e voglio il CD debba ripagare da
      capo il prodotto, avendo io già acquistato il
      "diritto d'ascolto". Stessa cosa se voglio un CD
      da tenere in macchina ed uno per la casa al mar.
      Li pago sempre come nuovi (cosa che non accade ad
      esempio per il software). Questo dimostra che
      stanno vendendo un prodotto come un'altro, come
      una sedia, un cellulare, un frigorifero, cioè un
      bene che tanto pahi e tanto prendi e non un
      prodotto
      culturale.
  • Marco A. F. scrive:
    vendere i diritti di una propria opera
    A volte mi pare di leggere articoli che sembrano scritti solo con l'idea di dover trovare una giustificazione per rubare contenuti. Io per lavoro ho prodotto molti contenuti, visivi o testuali. Di alcuni detengo tutti i diritti, altri li ho prodotti per commissione e ne ho ceduto interamente lo sfruttamento e tutti i diritti dietro adeguato compenso. Quelle cose le ho prodotte io, vi è riportato il mio nome come autore, non possono essere modificate o alterate, ma non sono piu' in mio possesso. Chi mi ha pagato i diritti puo' pubblicarle in mille modi, regalarle, stamparle sui fogli per incartare le uova ed un giorno decidere che quei contenuti non sono piu' commercialmente utili. E quel giorno non mi sentiro' sicuramente censurato ( mi è già successo ) o leso nei miei diritti o giustifichero' qualcuno che vuole scaricarsi una copia illegale di quei contenuti. Sono un prodotto, come la musica pop che non definirei proprio contenuto culturale da dover avere accesso universale, che ha finito il proprio ciclo di vita.
    • manici e coltelli scrive:
      Re: vendere i diritti di una propria opera
      La vogliamo dire piana piana?Gli editori hanno preso il coltello dalla parte del manico e non hanno intenzione di mollare la presa.Dall'altra parte stanno, quasi alla stessa stregua, autori e fruitori.Punto!Il resto è fuffa!
    • emmeesse scrive:
      Re: vendere i diritti di una propria opera
      E non trovi allucinante che un opera che tu hai pensatoNon sia piu di proprieta' perche' te la hanno comprata?tu dici"Io per lavoro ho prodotto molti contenuti, visivi o testuali"che bello, e non trovi che sia strano che:"Quelle cose le ho prodotte io, vi è riportato il mio nome come autore, non possono essere modificate o alterate, ma non sono piu' in mio possesso"e per possesso in realta' intendi dire proprieta', visto che il giorno in cui:"quei contenuti non sono piu' commercialmente utili"debbano sparire, non ti senti leso nei diritti?Poi centri quasi il punto dicendo:"Sono un prodotto, come la musica pop che non definirei proprio contenuto culturale da dover avere accesso universale, che ha finito il proprio ciclo di vita."Ma non noti che se tu autore non hai nulla in contrario a destinare al pubblico dominio (hai detto che giustifichi il download dell'opera) il tuo prodotto una volta che esso ha superato il suo ciclo di vita commercialeSe tu autore, rilasci a pubblico dominio, il tuo prodotto non ti appartiene piu' (come con il contratto stipulato con le aziende che ti hanno comprato l'opera)ma perlomeno appartiene a tutti e non ad una SPA o una corporation.Ora anche per voi produttori di opere commerciali di ingegno,non sarebbe l'ora di pretendere licenze migliori? Condizioni migliori? Tipo: se tu acquirente non usi piu' l'opera mia per X tempo (da definire immagino a seconda del prodotto), essa diventa di pubblico dominiocosi1) la piantano di spendere soldi pubblici per incriminare gente che scarica prodotti gia' usciti dal ciclo commerciale o in piena fase di marketing su internet (perche' certe anteprime perfette, da dove credete che escano? Da un pirla che con una microcamera ha filmato lo schermo ove si proietta il film?2) la tua professione guadagna la possibilita' di entrare in un circuito pop pubblicitario. Molto seguito da un sacco di gente: la rete. E se sei bravo (e ci hai culo) rischi di farti una gran bella pubblicita' a costo zero. Se sei un incapace o solo sfortunato, nessuno ti nota, ma non hai speso nemmeno un centesimo.Hai solo preteso che il prodotto, esaurito il ciclo commerciale, sia pubblico.
      • Ottobre rosso scrive:
        Re: vendere i diritti di una propria opera
        - Scritto da: emmeesse
        E non trovi allucinante che un opera che tu hai
        pensato
        Non sia piu di proprieta' perche' te la hanno
        comprata?L'hanno comprata perché lui l'ha venduta. Vendendol sapeva a che andava incontro.Avrebbe potuto dare una licenza diversa...
    • ursusarctos scrive:
      Re: vendere i diritti di una propria opera
      da come scrivi e da come auto-definisci le tue opere si capisci che non le ritiene prodotto culturale, ma pensa che c'è gente che quando crea qualcosa, ci mette l'anima e qualcosa di suo che viene non solo dalla sua mente ma anche dal cuore, e lo trasmette a chi la sua opera la "adopera".Per darti un'idea, c'è l'architetto e l'artista, il primo costruisci anche cose piacevoli alla vista, ma finsice lì, l'artista crea qualcosa di più.
      • Magenta scrive:
        Re: vendere i diritti di una propria opera
        - Scritto da: ursusarctos
        da come scrivi e da come auto-definisci le tue
        opere si capisci che non le ritiene prodotto
        culturale, ma pensa che c'è gente che quando crea
        qualcosa, ci mette l'anima e qualcosa di suo che
        viene non solo dalla sua mente ma anche dal
        cuore, e lo trasmette a chi la sua opera la
        "adopera".E allora costoro farebbero meglio a non vendere tali "figli" del proprio animo cedendo i diritti integrali.Ma chi lo fa sa cosa fa oppure e' ignorante e si merita di perdere il controllo delle proprie opere.
        • manici e coltelli scrive:
          Re: vendere i diritti di una propria opera
          "Patto leonino", ti dice nulla?Non in termini giuridici, ovviamente, non siamo a questo punto, ma di fatto questo è.
    • Blackstorm scrive:
      Re: vendere i diritti di una propria opera
      - Scritto da: Marco A. F.
      A volte mi pare di leggere articoli che sembrano
      scritti solo con l'idea di dover trovare una
      giustificazione per rubare contenuti. Io per
      lavoro ho prodotto molti contenuti, visivi o
      testuali. Di alcuni detengo tutti i diritti,
      altri li ho prodotti per commissione e ne ho
      ceduto interamente lo sfruttamento e tutti i
      diritti dietro adeguato compenso. Quelle cose le
      ho prodotte io, vi è riportato il mio nome come
      autore, non possono essere modificate o alterate,
      ma non sono piu' in mio possesso. Chi mi ha
      pagato i diritti puo' pubblicarle in mille modi,
      regalarle, stamparle sui fogli per incartare le
      uova ed un giorno decidere che quei contenuti non
      sono piu' commercialmente utili. E quel giorno
      non mi sentiro' sicuramente censurato ( mi è già
      successo ) o leso nei miei diritti o
      giustifichero' qualcuno che vuole scaricarsi una
      copia illegale di quei contenuti. Sono un
      prodotto, come la musica pop che non definirei
      proprio contenuto culturale da dover avere
      accesso universale, che ha finito il proprio
      ciclo di
      vita.Ha finito il suo ciclo di vita COMMERCIALE. Appassionati, nostalgici e collezionisti potrebbero ancora volerlo. Trovi corretto che gli venga impedito?
      • Magenta scrive:
        Re: vendere i diritti di una propria opera

        Appassionati, nostalgici e collezionisti
        potrebbero ancora volerlo.Che si industrino a cercarlo allora o si mettano il cuore in pace. Rassegnarsi e' un'ipotesi ragionevole perche' essi non DEVONO avere solo perche' vogliono.
        Trovi corretto che gli venga impedito?Essere appassionato, nostalgico o collezionista non assicura nessun diritto speciale.Anche io voglio cose che non sono mie ma che altri non usano, trovi corretto che mi venga impedito di rvistare nelle soffitte altrui?
        • emmeesse scrive:
          Re: vendere i diritti di una propria opera
          Nelle soffitte altrui no, ma nei bidoni della spazzatura mi sembra veramente scorretto che sia proibito rovistare...Oggi e' illegale per questioni di pubblico decoro, ma non hai idea di quanti libri abbia ripescato.Libri=sapere.
        • Daniel Jackson scrive:
          Re: vendere i diritti di una propria opera

          Che si industrino a cercarlo allora o si mettano
          il cuore in pace. Rassegnarsi e' un'ipotesi
          ragionevole perche' essi non DEVONO avere solo
          perche'
          vogliono.Se non danneggiano alcuno non c'è problema.
          Anche io voglio cose che non sono mie ma che
          altri non usano, trovi corretto che mi venga
          impedito di rvistare nelle soffitte
          altrui?Quelli sono beni materiali che puoi solo trasferire. Musica, testi, e video sono duplicabili.
          • Kivron scrive:
            Re: vendere i diritti di una propria opera
            Mi piacerebbe leggere i commenti se, a causa di disinteresse commerciale, opere di autori quali Mozart, Hemingway o Dante non fossero più state prodotte, con la conseguente perdita negli anni.NESSUNO può arrogarsi il diritto di cancellare qualcosa (perché alla fine questo è).
    • didier scrive:
      Re: vendere i diritti di una propria opera
      - Scritto da: Marco A. F.
      A volte mi pare di leggere articoli che sembrano
      scritti solo con l'idea di dover trovare una
      giustificazione per rubare contenuti. Io per
      lavoro ho prodotto molti contenuti, visivi o
      testuali. ok
      Di alcuni detengo tutti i diritti,
      altri li ho prodotti per commissione e ne ho
      ceduto interamente lo sfruttamento e tutti i
      diritti dietro adeguato compenso. Quelle cose le
      ho prodotte io, vi è riportato il mio nome come
      autore, non possono essere modificate o alterate,
      ma non sono piu' in mio possesso. ecco, invece per molti il contratto (persino per gli articoli di questo stesso giornale, penso) prevede la modifica, ad esempio, nonché lo sfruttamento per anni ed anni
      Chi mi ha
      pagato i diritti puo' pubblicarle in mille modi,
      regalarle, stamparle sui fogli per incartare le
      uova ed un giorno decidere che quei contenuti non
      sono piu' commercialmente utili. E quel giorno
      non mi sentiro' sicuramente censurato ( mi è già
      sucXXXXX ) o leso nei miei diritti o
      giustifichero' qualcuno che vuole scaricarsi una
      copia illegale di quei contenuti. tu no, ma una nota ditta di produzione e distribuzione cinematografica prevalementemente indirizzata ai ragazzi ha - ad esempio - acquistato prodotti di un noto studio di anime giapponesi per EVITARNE la pubblicazione in queste zone del globo.Un autore italiano (di cui mi spiace ma non ricordo il nome, ma se mi tiri a cimento lo cercherò) volentieri pubblicherebbe il suo primo album ancora, ma la sua casa discografica non lo fa, come nell'esempio dell'articolo.Lui stesso potrebbe prendere il suo cd, ripparlo e metterlo online. Lui non ci perde niente (perché chi potrebbe fargli guadagnare soldi non lo sta facendo) e pure gli altri non ci perdono niente (perché non stanno facendo niente per guadagnare su quei diritti, anzi, lo rendono impossibile). Allora qui saremmo in predenza di "mancati guadagni che non intendo fare".Sarebbe il massimo! :)In effetti sono praticamente gli stessi inesistenti "mancati guadagni" di chi pensa che avrebbe venduto materiale che la gente non ha soldi per comprare.... ma questo è troppo, troppo difficile da capire.Quindi mi basta l'esempio sopra: tu NON guadagni niente e NON vendi la roba. Non puoi accusarmi di mancato guadagno o di averti cagionato una perdita, se vado in discoteca (ovvero una teca di dischi) e mi faccio dare l'originale, lo rippo e poi lo condivido con il globo terraqueo.
      Sono un
      prodotto, come la musica pop che non definirei
      proprio contenuto culturale da dover avere
      acXXXXX universale, che ha finito il proprio
      ciclo di
      vita.Quale autore genera un contenuto pensando "è contenuto culturale" ?Tu credi che Virgilio abbia scritto l'Eneide per sollazzare gli astanti, per mangiare, per intrattenere o per creare "un prodotto culturale"?Meno male che non c'era il drm.Stiamo per tornare al medioevo e i nuovi frati-copiatori saranno i pirati... e nel futuro saranno loro a dover essere ringraziati in misura pari alla loro perizia nel trovare rarità e rendere loro l'immortalità con la massima qualità possibile.Massima qualità possibile significa che le fotocopie schifose di libreremo non sono il massimo, sono SOLO una operazione di emergenza, di salvataggio.IMHO.
  • Senbee scrive:
    La Costituzione è più importante!
    Se un editore detiene i diritti di un'opera ma non la stampa, di fatto va contro la Costituzione, cioè contro il Principio inviolabile di Accesso alla Cultura.La Costituzione, come fonte giuridica, è molto più importante di quella della protezione del copyright. Quindi se, dopo averle tentate tutte, l'unico modo che esiste nel mondo per fruire una certa opera è scaricarla col mulo, questo principio si può far valere in Tribunale per vincere contro eventuali denunce per pirateria.Bisognerebbe decisamente fare prima o poi una causa del genere, non credo proprio che esistano giudici (sempre se non ci sono i soliti Previti che li corrompono) disposti a decretare che alcune leggi commerciali siano più importanti dei principi costituzionali.
    • Blackstorm scrive:
      Re: La Costituzione è più importante!
      - Scritto da: Senbee
      Se un editore detiene i diritti di un'opera ma
      non la stampa, di fatto va contro la
      Costituzione, cioè contro il Principio
      inviolabile di Accesso alla
      Cultura.
      La Costituzione, come fonte giuridica, è molto
      più importante di quella della protezione del
      copyright. Quindi se, dopo averle tentate tutte,
      l'unico modo che esiste nel mondo per fruire una
      certa opera è scaricarla col mulo, questo
      principio si può far valere in Tribunale per
      vincere contro eventuali denunce per
      pirateria.

      Bisognerebbe decisamente fare prima o poi una
      causa del genere, non credo proprio che esistano
      giudici (sempre se non ci sono i soliti Previti
      che li corrompono) disposti a decretare che
      alcune leggi commerciali siano più importanti dei
      principi
      costituzionali.Il problema è che sarebbe il caso di fare una class action. sperando che arrivino presto anche in italia.
      • Senbee scrive:
        Re: La Costituzione è più importante!
        Il Governo, dopo averle sospese e rimandate a gennaio, dieci giorni fa le ha ulteriormente rimandate (si dice a luglio), modificandole però in modo che non si possano fare praticamente contro nessuno.Questo governo ha di fatto cancellato il lavoro del precedente governo, cancellando le class action.
    • painlord2k scrive:
      Re: La Costituzione è più importante!
      Art. 9La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. La costituzione dice solo che la repubblica promuove lo sviluppo.... non dice come deve promuoverlo.E noi abbiamo il Parlamento che fa le leggi che sappiamo.Come si promuove lo sviluppo della cultura?Con il copyright a 50 anni (presto a 90), la legge Urbani, etc. :@L'effetto di queste leggi è il contrario di quello previsto dalla Costituzione?Lo decide il Parlamento se lo è. E poi uno non dovrebbe essere anarcocapitalista?
      • Senbee scrive:
        Re: La Costituzione è più importante!
        L'anarcocapitalismo è proprio quella cosa che annulla l'accesso alla cultura in favore del profitto (di pochi).Le leggi da te elencate sono in netto contrasto con l'art.9. Bisognerebbe solo fare un qualche processo per rendere evidenti queste incredibili sconcezze.
        • painlord2k scrive:
          Re: La Costituzione è più importante!
          - Scritto da: Senbee
          L'anarcocapitalismo è proprio quella cosa che
          annulla l'accesso alla cultura in favore del
          profitto (di pochi).Al contrario, l'anarcocapitalismo, bandendo ogni forma di coercizione nei rapporti tra persone fa si che ogni scambio sia profittevole per entrambe le parti contraenti, sempre, almeno ex-ante, cioè prima do farlo. Dopo non è sempre detto che lo sia, ma le persone fanno errori, quindi è impossibile non sbagliare mai.Ad esempio, anarcocapitalisticamente, è impossibile far rispettare il copyright, perché deve esistere uno stato con delle leggi apposite per farlo rispettare, che deve fare violenza per farle rispettare.
          Le leggi da te elencate sono in netto contrasto
          con l'art.9. Bisognerebbe solo fare un qualche
          processo per rendere evidenti queste incredibili
          sconcezze.La via giudiziaria alla riforma politica non ha mai funzionato.Più facile che alla fine facciano i processi alla gente comune per aver cantato l'inno nazionale in piazza, piuttosto che processino e condanni qualcuno per quello.Perché il Parlamento fa le leggi e non si fa processare per aver fatto una legge che ha un effetto contrario a quello che dovrebbe avere.
          • Senbee scrive:
            Re: La Costituzione è più importante!

            Al contrario, l'anarcocapitalismo, bandendo ogni
            forma di coercizione nei rapporti tra persone fa
            si che ogni scambio sia profittevole per entrambe
            le parti contraenti, sempre, almeno ex-ante, cioè
            prima do farlo. Dopo non è sempre detto che lo
            sia, ma le persone fanno errori, quindi è
            impossibile non sbagliare
            mai.Non è che confondi l'anarcocapitalismo con l'anarchia?Con l'anarcocapitalismo non ci sono leggi antitrust per esempio. Lì sei proprio in balia delle multinazionali, non hai nessuna copertura, non puoi nemmeno fare una Class Action. Ma le multinazionali invece hanno tutti gli strumenti perché lo Stato le protegga. Nell'anarcocapitalismo la legge statale ha un forte controllo sulla libertà individuale dei cittadini, ma non sull'economia. Puoi assumere un sedicenne e farlo lavorare 18 ore al giorno, ma se fumi uno spinello o chiedi di ufficializzare la convivenza con un gay o scrivi male del governo su un blog vai in galera se non al patibolo: questo si chiama anarcocapitalismo. In Cina oggi per esempio c'è qualcosa di molto simile all'anarcocapitalismo.
            La via giudiziaria alla riforma politica non ha
            mai
            funzionato.Invece l'esperienza dice che è proprio l'unica che funziona, vedi nei paesi del Nord Europa, in cui lo Stato è presente ma controlla solo gli eccessi e assicura il minimo ai più sfortunati. Se non sei assicurato in Cina, all'ospedale muori, non ti curano. Anche in USA. In Svezia no.E Pirate Bay è in Svezia, non in Cina (in cui la pirateria è tollerata per motivi economici, non perché sia impossibile metterla a bada, e infatti i prodotti cinesi sono tutelatissimi), né in USA.Mi spiace ma, per quanto ideologicamente non abbia alcuna pregiudiziale, dal punto di vista empirico non riesco a non notare che nella realtà è l'esatto contrario di quello che sostieni.
          • Senbee scrive:
            Re: La Costituzione è più importante!

            Sopratutto adesso che è possibile creare comunità
            virtuali (ma molto reali) intorno ad interessi
            specifici anche di poche persone distanti tra di
            loro, se qualche cosa viene apprezzata da un
            gruppo anche piccolo, viene anche remunerata
            (concetto della Coda Lunga - The Long
            Tail).Eh ma nella realtà non funziona: è proprio di questo che stiamo parlando, l'articolo spiega bene che molte multinazionali dell'intrattenimento trovano più conveniente NON pubblicare certe cose di nicchia piuttosto che pubblicarle, e guadagnare chiedendo i danni a chi le duplica. È qui che lo Stato dovrebbe intervenire, con leggi che assicurano il libero scambio e la libera fruizione della cultura.
            Di stati realmente tendenti all'anarcocapitalismo
            non ce ne sono, a parte la Somalia. Che ha il
            problema di essere povera di capitale umano e
            economico, e quindi è alla mercè di ogni
            islamista ebete che abbia dietro i petrodollari
            di qualche sceicco intento a guadagnarsi il
            bordello di
            Allah.

            La Costituzione è sicuramente utile, ma ha lo
            scopo, prima di tutto di limitare i potere del Re
            (in passato) e dello Stato (adesso). I Parlamenti
            servivano a limitare le spese dei Re, ma tolti i
            Re non c'è nessuno che limiti le spese del
            Parlamento.Ma se non è mai esistito un sistema come lo vuoi tu, allora stiamo parlando di aria fritta: teorie e ideali. Un po' come l'utopia comunista: quando si cerca di applicare ma non funziona, chi ne è fan dice che è un'utopia mal realizzata, e chi ne è detrattore dice che è un modello che tende spontaneamente a non funzionare.Come vedi gli estremi si toccano.
            In un sistema anarcocapitalista, si potrebbe
            praticare il
            "boicottaggio".
            Se la persona "X" fa praticare o pratica
            l'infibulazione (o altre cose che un gruppo o una
            persona considera inaccettabili) non si hanno
            rapporti con
            lui.
            Neanche, ad esempio, per l'acqua da bere gli si
            vende.Non funzionerebbe mai: un gruppetto di gestori dell'acqua troverebbe remunerativo venderla agli infibulatori assetati.Se invece lo Stato vieta la pratica e si mette al fresco la gente che fa queste cose orribili, dopo qualche anno il fenomeno scompare definitivamente anche dalla cultura, e a nessuno sembra più normale fare certe cose. L'investimento economico nella riabilitazione dei criminali rende, a lungo termine, anche economicamente perché si crea una società più serena.
            I negri in USA hanno usato in passato quest'arma,
            quando i loro leader erano molto meglio dei
            buffoni
            attuali.
            Vedi qui, ad esempio.
            http://www.reason.com/news/show/32889.htmlÈ un metodo, che può funzionare in qualche caso, ma non in tutti. Per abolire lo schiavismo ci sono volute guerre e leggi, non il mercato. Anzi, il mercato senza regole tende proprio allo schiavismo, vedi le condizioni aberranti dei paesi in cui non ci sono leggi sulla tutela dei lavoratori.

            Senza uno stato che imponga leggi arbitrarie
            dietro di lui, anche il più grande monopolista
            deve venire a patti con i suoi
            clienti.Non sono leggi "arbitrarie": sono l'espressione del popolo. Per Stato io ovviamente intendo lo Stato democratico.
            Se fa pagare troppo la sua merce, la gente
            troverà qualche altra cosa da comperare. Non
            esiste l'obbligo di comperare dal monopolista ai
            prezzi che
            stabilisce.E invece c'è: un monopolista è monopolista perché fagocita i piccoli concorrenti o fa cartello con i grandi concorrenti per schiacciare i piccoli, e imporre i propri prezzi. Le leggi antitrust esistono proprio per evitare questi problemi.
            Il problema è che lo stato tende ad aumentare i
            suoi poteri, piano piano,
            inesorabilmente.Ma è controbilanciato dalla spinta libertaria, pareggiato da quella autoritaria, e regolato dal meccanismo della partecipazione. Vedi Chomsky.
            Il motivo sono sempre le "crisi", che nella gran
            parte dei casi sono causate dalla stato stesso.
            Quella attuale, ad esempio, non è dovuta al
            fallimento del libero mercato, perché di "libero"
            nel mercato immobiliare e nelle banche non c'è
            quasi nulla (si tratta di uno dei settori più
            regolamentati in assoluto, ovunque). Il
            fallimento sta nell'intervento statale (FED.
            leggi federali, etc.) che ha posto le basi del
            disastro ai tempi di Clinton e nel rifiuto dei
            politici di mettere le cose a posto prima del
            disastro (e anche dopo nonci pensano
            nemmeno).Gli economisti concordano quasi tutti nel ritenere che il problema sia dovuto al solito problema delle bolle economiche che si creano quando la finanza si stacca troppo dall'economia reale. Questa crisi non mi pare abbia nulla a che fare con visioni comuniste o anarcocapitaliste, nulla di ideologico: la gente ha votato Obama perché l'altro era quello che con l'allegria della finanza creativa ha lasciato che non si ponesse un freno a una bolla che era ormai evidente.Questo perlomeno sento dire dagli economisti, poi boh, si sbaglieranno tutti?
            Gli studi e la letteratura economica sostenuti
            dai governi sono di
            quell'avviso.
            Il liberalismo (Mises, Hayek, Rothbard, ma anche
            Milton Friedman e altri) non piace molto ai
            governi, perché chiaramente dice loro che devono
            ridurre il loro potere e il loro
            intervento.Quelli che hai citato sono quasi tutti liberisti, non anarcocapitalisti: lo Stato lo vogliono e hanno pure tutta una loro teoria sulle leggi antitrust. Rothband definisce Friedman addirittura statalista. Friedman mi piace per la sua teoria sulla marijuana. Non mi piace per il suo rapporto con Pinochet.
            Ma un governo, e di conseguenza i politici, senza
            molto potere a che serve (ai politici stessi)? A
            nulla.
            Non ci sono soldi da distribuire, non ci si
            guadagna molto, ma neanche si possono fare le
            "riforme" che si si sogna di
            notte.Un politico dev'essere un semplice funzionario, stipendiato per applicare la volontà di chi l'ha eletto.Come io lavoro per il mio stipendio, non certo per il POTERE, per il mio datore di lavoro, il politico è stipendiato dai suoi mille elettori e vota o scrive disegni legge o riforme che siano espressione della volontà del suo datore di lavoro, ossia i suoi elettori.Quando la politica diventa potere, assume una distorsione deleteria sostituendosi al libero mercato. È il caso, per esempio, del nostro Presidente del Consiglio.Da notare che questo governo "liberista" ha un ministro del Lavoro che ha appena proposto il comunistissimo "lavorare meno, lavorare tutti". Trovavo MOLTO più liberista la politica di Bersani, se proprio dobbiamo fare dei confronti.
            E con O-bambi la cosa non potrà che peggiorareObama farà risparmiare qualche dollaro sulle guerre inutili e assurde, e farà risparmiare preziose vite.
          • Senbee scrive:
            Re: La Costituzione è più importante!

            Il che spiega anche come ragioni per frasi fatte
            e sconnesse tra di
            loro.Se la metti su questo tono, lasciamo perdere, ok?
            Applichiamo almeno quelle di Friedman, che si
            sono dimostrete efficaci in posti Dove? In Lettonia? Nell'Irlanda antica? Rotfl: a me sembra che la REALTÀ dimostri che i Paesi dove OGGI si vive meglio applichino un sistema misto. Il resto è ideologia.E sulla crisi: tutti gli economisti del mondo concordano che è l'amministrazione Bush che l'ha causata, e che se proprio vogliamo andare indietro negli anni e fare della dietrologia, le radici profonde sono negli anni '80 con Reagan. Questo perlomeno leggo, questo mi confermano i miei amici che studiano economia all'università, specificando che le tue posizioni sono estreme e condivise solo da un paio di economisti border line.E se queste idee continui a diffonderle accusando tutti quelli che non la pensano come te di dire frasi fatte e sconnesse fra loro, penso che rimarranno border line a lungo.
          • painlord2k scrive:
            Re: La Costituzione è più importante!
            - Scritto da: Senbee

            Applichiamo almeno quelle di Friedman, che si

            sono dimostrete efficaci in posti

            Dove? In Lettonia? Nell'Irlanda antica? Rotfl: a
            me sembra che la REALTÀ dimostri che i Paesi dove
            OGGI si vive meglio applichino un sistema misto.Vedi, il tuo modo di ragionare non prende in considerazione la componente temporale dell'economia e delle cose.Io guardo non allo stato attuale, ma ai trend.Non se A è più ricco di B, ma se A sta diventando più o meno ricco e se B sta diventando più o meno ricco e la velocità di questi cambiamenti.La storia mostra che quanto più si è scommesso sulla libera iniziativa delle persone tanto più l'economia è prosperata, le persone sono diventate più pacifiche, generose ed altruiste (in un contesto di "rule of law" che non implica per nulla il "rule of the state", anzi spesso lo stato è il primo ad infrangere le leggi e a cambiarle a comodo suo)
            Il resto è ideologia.Quello che penso anche io.Ad esempio, sono sicuro che tu sei contro il diritto dei singoli cittadini a possedere e portare pacificamente armi da fuoco (o armi in generale).Ma, ad esempio, Cesare Beccaria (quello del "dei delitti e delle Pene") era a favore. Tutti a nominare Cesare Beccaria per giustificare il "recupero" dei criminali condannati, ma nessuno (o quasi) che si ricordi di questa sua posizione (che era coerente con la precedente).
            E sulla crisi: tutti gli economisti del mondo
            concordano che è l'amministrazione Bush che l'ha
            causata, e che se proprio vogliamo andare
            indietro negli anni e fare della dietrologia, le
            radici profonde sono negli anni '80 con Reagan.Che giornali leggi?Le radici profonde sono con l'istituzione della Fed all'inizio del XX secolo. Con l'abbandono della parità con l'oro, con le politiche inflazionistiche della Fed. e i suoi interventi per "guidare l'economia".
            Questo perlomeno leggo, questo mi confermano i
            miei amici che studiano economia all'università,
            specificando che le tue posizioni sono estreme e
            condivise solo da un paio di economisti border
            line.Secondo te, un economista che deve lavorare per delle istituzioni ammanicate con gli stati, oppure per delle istituzioni statali, fa una gran carriera se scrive report e articoli che invitano a ridurre il potere di chi gli passa lo stipendio e gli concede fondi per la ricerca?
            E se queste idee continui a diffonderle accusando
            tutti quelli che non la pensano come te di dire
            frasi fatte e sconnesse fra loro, penso che
            rimarranno border line a lungo.Vedi, il problema degli economisti austriaci è che riconoscono una caratteristica dell'economia che non piace molto agli economisti di altre scuole (keynesiani, marxisti, etc.) e cioè che l'economia non è una scienza esatta, come la fisica o la chimica, e che non è possibile conoscere tutte le informazioni di un sistema economico.Da questo deriva che non è possibile forzare l'economia a fare cose che ad un pianificatore piacerebbero, nel modo in cui gli piacerebbero, senza pagare un prezzo.Invece, gente come Keynes parlava del "miracolo di trasformare la pietra in pane" impiegando la gente a costruire opere inutili. http://mises.org/story/1840Gli economisti di cui parli sono quelli che dicono che serve "mantenere i consumi per far andare avanti l'economia che è in crisi", mentre chiunque a casa sua sa che se non ha abbastanza soldi deve ridurre i consumi o aumentare la produttività e la produzione per poter di nuovo accumulare ricchezza e non impoverirsi ulteriormente.Da queste crisi si è sempre usciti solo quando lo stato ha ridotto il carico di tasse e di legislazione inutile che grava sui cittadini. Tutto il resto sono baggianate.E, come scrive l'autore di questo blog, solo il mercato è veramente redistributivo: Pensiamo alla situazione attuale. Il mercato ha deciso di privare di un bel pò dei loro soldi gli ultraricchi padroni di GM, di Chrysler e Ford. Perché le loro scelte imprenditoriali si sono rivelate errate, perché hanno continuato ad investire in un mercato saturo e per altri svariati motivi....A lasciarlo fare, probabilmente nel giro di qualche anno avremmo avuto che qualche ex-boss delle stesse, si sarebbe trovato in difficoltà economica e forse avrebbe dovuto perfino lavorare come operaio a 2000 dollari al mese. Ma chi veramente si oppone alla redistribuzione, ovvero i politici socialdemocratici, ha pensato bene che questo non dovesse avvenire, ed ha deciso di aiutare le case automobilistiche in crisi operando la solita redistribuzione al contrario. Via i soldi dal ceto medio e basso per darli ai ricchi che il mercato voleva punire. Che i soldi partano dal ceto medio basso dovrebbe essere chiaro, ma per completezza lo spiego. In ogni società, il ceto medio e quello basso sono la grande maggioranza delle persone. Affinché una tassazione sia efficace, bisogna colpire quei ceti, perché una tassazione che colpisce i ricchi, non porterebbe alcun introito decente nelle casse dello Stato.
          • Senbee scrive:
            Re: La Costituzione è più importante!

            Vedi, il tuo modo di ragionare non prende in
            considerazione la componente temporale
            dell'economia e delle
            cose.

            Io guardo non allo stato attuale, ma ai trend.
            Non se A è più ricco di B, ma se A sta diventando
            più o meno ricco e se B sta diventando più o meno
            ricco e la velocità di questi
            cambiamenti.A me invece il tuo modo di ragionare ricorda quello degli omeopati, dei medium e degli astrologi: non parti dai dati reali e arrivi a una teoria, ma parti da una teoria e cerchi prove a favore. Si chiama "teoria non falsificabile" e Popper ti bacchetterebbe.Parli tanto degli economisti austriaci, ma la loro giusta critica agli economisti ideologici si riversa su di te, in quanto continui a cercare appigli teorici ignorando il dato pratico ed evidente (attualmente nei sistemi misti si vive meglio).
            La storia mostra che quanto più si è scommesso
            sulla libera iniziativa delle persone tanto più
            l'economia è prosperata, le persone sono
            diventate più pacifiche, generose ed altruiste
            (in un contesto di "rule of law" che non implica
            per nulla il "rule of the state", anzi spesso lo
            stato è il primo ad infrangere le leggi e a
            cambiarle a comodo
            suo)No, questa è un'interpretazione della Storia, un'interpretazione tutta personale che chiunque ti può confutare con esempi di società che si sono evolute meglio appena hanno introdotto il concetto di Stato. Siamo ancora all'ideologia.
            Ad esempio, sono sicuro che tu sei contro il
            diritto dei singoli cittadini a possedere e
            portare pacificamente armi da fuoco (o armi in
            generale).Invece io sono favorevole, infatti concepisco perfettamente il porto d'armi. Ovviamente è giusto che il cittadino richieda l'idoneità, per evitare di vendere liberamente un'arma al primo psicopatico che passa, ma il principio per cui un'arma possa servire e sia nel diritto di possederla, lo condivido perfettamente, come lo condivide la maggior parte dei paesi democratici del pianeta.
            Che giornali leggi?
            Le radici profonde sono con l'istituzione della
            Fed all'inizio del XX secolo. Con l'abbandono
            della parità con l'oro, con le politiche
            inflazionistiche della Fed. e i suoi interventi
            per "guidare
            l'economia".Allora se vai ancora più indietro nel tempo, la causa è la Rivoluzione Industriale. Anzi, andiamo ancora prima: l'invenzione della carta moneta. Anzi, ancora prima: nel paleolitico l'invenzione del commercio. :D
            Secondo te, un economista che deve lavorare per
            delle istituzioni ammanicate con gli stati,
            oppure per delle istituzioni statali, fa una gran
            carriera se scrive report e articoli che invitano
            a ridurre il potere di chi gli passa lo stipendio
            e gli concede fondi per la
            ricerca?OK, quindi i tre economisti che la pensano come te sono quelli giusti, tutti gli altri fanno parte del Grande Complotto Internazionale di Asservimento agli Stati.Ecco che torna Popper...
            Da queste crisi si è sempre usciti solo quando lo
            stato ha ridotto il carico di tasse e di
            legislazione inutile che grava sui cittadini.
            Tutto il resto sono
            baggianate.Come al solito estremizzi. Sono d'accordissimo che si esca dalle crisi nel modo in cui dici, ma bisogna ANCHE fare altre cose. Per esempio, destinare molti fondi pubblici alla costruzioni di infrastrutture, aumentare le tasse sulla finanza speculativa e abbassarle sulle imprese e sui lavoratori, eccetera. Per avvicinare l'economia alla produzione e allontanarla dalla speculazione, per evitare altre bolle. E ovviamente sarebbe insensato alzare le tasse sui cittadini in periodi di crisi come questi.Sistema misto, pratico, senza ideologie e preconcetti.
          • Senbee scrive:
            Re: La Costituzione è più importante!


            Montanelli era un ingrato.
            Berlusconi gli ha finanziato in perdita Il
            Giornale per anni senza mai chiedergli nulla. E
            lui cosa fa? LOL, avrebbe dovuto non dire la sua opinione? Se chi ti dà i soldi lo consideri un buon imprenditore ma un pessimo politico e lo scrivi esplicitamente, è "essere ingrati" e "sputare nel piatto in cui si mangia"? =8-OBel concetto di libertà di stampa! :-(È questo a cui tende la tua visione anarcocapitalista? Le opinioni di chi ha i soldi devono avere più visibilità di quelle di chi ha meno soldi? Il mestiere di giornalista è quello di non contraddire mai le opinioni dell'editore, di sposare la sua Verità?Ecco, stavo quasi per quotare tutte le tue risposte, ma sul finale riveli la tua natura, confermando tutto quello che dicevo prima sulla tendenza allo schiavismo (o meglio: all'asservimento) dei sistemi unicamente basati sul denaro.
          • lapalisse scrive:
            Re: La Costituzione è più importante!
            La natura effimera dell'anarchia discende dalla maggior forza competitiva delle entità aggregate, quale che sia la loro natura interna.Questa forza competitiva è in gran parte indipendente dall'efficienza specifica (per individuo), ma dipende principalmente dalla forza complessiva che può essere dispiegata nelle interazioni con gli altri agenti sociali, singoli o aggregati.
          • anarcoche scrive:
            Re: La Costituzione è più importante!
            Questo tuo anarcocapitalismo mi sa tanto di oligarchia della spada o del denaro, tendenzialmente una società piramidale con tutti i gradini molto ben sorvegliati.IMHO
          • painlord2k scrive:
            Re: La Costituzione è più importante!
            - Scritto da: anarcoche
            Questo tuo anarcocapitalismo mi sa tanto di
            oligarchia della spada o del denaro,
            tendenzialmente una società piramidale con tutti
            i gradini molto ben
            sorvegliati.Ti invito a leggere (se sai l'inglese) i libri disponibili sul sito del Mises (normalmente sono in PDF scaricabili).In particolare le opere di Rothbard, che ha non solo teorizzato l'anarcocapitalismo, ma ha anche sviluppato il come tali società possono funzionare (giudici privati, società di sorveglianza private, denaro privato, assicurazioni, etc.). Un problema di una società anarcocapitalista è il rapporto con l'esterno. Diciamo che non avendo un'unica testa è più difficile difendersi da una aggressione esterna (ma ci sono soluzioni di mercato anche a questo).Un vantaggio dei correnti progressi tecnologici è che abilitano una diffusione di informazioni più rapida, che abilita l'azione individuale e rende inutile la presenza dello stato a moltissimi livelli.Un esempio è l'attuale situazione con i pirati somali:alle navi mercantili non è più permesso da decenni di avere armi a bordo per difendersi. Il che rende le navi mercantili indifese contro i pirati.D'altro canto, grazie alle leggi passate nei vari paesi occidentali e per questioni politiche, è praticamente impossibile usare le marine militari per trattarli come vanno trattati (cannonate a vista e impiccagione sul posto). Addirittura gli inglesi non possono catturare i pirati, perchè temono che una volta a bordo cheidano asilo politico (se rientrano in Somalia potrebbero essere uccisi per gli atti di pirateria). In un sistema senza l'interferenza degli stati, le compagnie mercantili si armerebbero per difendersi e le compagnie assicurative pagherebbero delle compagnie di sicurezza per prendersi cura dei pirati preventivamente.
          • painlord2k scrive:
            Re: La Costituzione è più importante!
            http://stockholm.cafebabel.com/en/post/2008/12/21/Riots-in-Malmo:-Sweden-is-burning
      • Tecnocrate Moderato scrive:
        Re: La Costituzione è più importante!
        - Scritto da: painlord2k
        Art. 9

        La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura
        e la ricerca scientifica e tecnica.

        Ma pensa te, la Legge che dovrebbe essere prima è a malapena in Top Ten :s
        • painlord2k scrive:
          Re: La Costituzione è più importante!
          - Scritto da: Tecnocrate Moderato
          - Scritto da: painlord2k

          Art. 9



          La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura

          e la ricerca scientifica e tecnica.


          Ma pensa te, la Legge che dovrebbe essere prima è
          a malapena in Top Ten
          :sMolto meglio sarebbe stato un articolo che dicesse:1) La Repubblica non impedisce lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.In questo modo, ogni legge che impedisse la ricerca tecnologica e scientifica o lo sviluppo della cultura sarebbe sfidabile in tribunale con la possibilità di vincere.Per come è scritta adesso, la repubblica può tassare i privati fino alla morte (così non possono fare ricerca e sviluppo con i loro soldi) e poi usa i soldi estorti per mantenere solo chi fa la cultura che piace alla politica dominante e fa ricerca in modo clientelare.Ad esempio, con un articolo come quello che ho proposto, non sarebbe possibile vietare (facilmente) la ricerca sulle staminali, la ricerca sul nucleare, la ricerca sugli OGM o su nuovi farmaci.
          • Tecnocrate Moderato scrive:
            Re: La Costituzione è più importante!
            - Scritto da: painlord2k
            - Scritto da: Tecnocrate Moderato

            - Scritto da: painlord2k


            Art. 9





            La Repubblica promuove lo sviluppo della
            cultura


            e la ricerca scientifica e tecnica.





            Ma pensa te, la Legge che dovrebbe essere prima
            è

            a malapena in Top Ten

            :s

            Molto meglio sarebbe stato un articolo che
            dicesse:

            1) La Repubblica non impedisce lo sviluppo della
            cultura e la ricerca scientifica e
            tecnica.Molto meglio se il Primo articolo della costituzione fosse: Art. 1 L'Italia è una Repubblica Tecnocratica Democratica, fondata sul lavoro e la ricerca scietifica.La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione per mezzo della scienza.
          • DJ Pirletta scrive:
            Re: La Costituzione è più importante!
            Io voto per Tecnocrate...
  • 01234 scrive:
    diritto d'autore
    sono sempre più scetticopoi mi dico: sì ma l'autore va ricompensato!e poi torno scettico...aiutooooo :-D
    • Blackstorm scrive:
      Re: diritto d'autore
      - Scritto da: 01234
      sono sempre più scettico

      poi mi dico: sì ma l'autore va ricompensato!

      e poi torno scettico...aiutooooo :-DE' giusto che un autore di un'opera dell'ingegno venga ricompensato, ed è giusto che chi si prende l'impegno di produrre in serie e distribuire l'opera percepisca un compenso per il suo lavoro. Ma è sbagliato che i diritti vengano mantenuti anche alla morte editoriale/commerciale dell'opera: se questa non viene più stampata perchè la richiesta dell'usufruizione la fanno in 4 gatti, sarbbe solo giusto che venga liberata ddai diritti d'autore. O se proprio vuoi luvrarci ospra, le vendi a 50 centesimi a canzone, in copia digitalizzata.
  • marco scrive:
    [ot] "fa gli anni"...!?!
    ...si dice proprio così?
  • Nuzzolo scrive:
    Come evitare la morte della cultura
    Purtroppo mi è capitato di imbattermi in situazioni di libri non più pubblicati (esempi: "La vita del Teatro" di Julian Beck, ultima edizione negli anni 90, introvabile se non in biblioteca). Ora, tali libri non possono essere posseduti, solo letti se disponibili nelle biblioteche, ma non fotocopiabili.Ora, la soluzione sarebbe semplicissima: (anzi ve ne è più di una)-permettere di fotocopiare (pagando un tot a pagina (un prezzo "onesto" si intende) in modo da coprire i costi di diritti, ma risparmiando su rilegatura, copertina, colori, ecc.... solo il testo)-permettere la digitalizzazione ed il download di libri non più pubblicati (anche ad opera dei privati). In fondo un libro abbandonato, è una chiara scelta, da parte dell'editore, di non investire su quel libro (non gli conviene più, allora non ha senso "bloccare un libro che tanto non ti frutta più nulla)-unire le due soluzioni sopraPiccola parentesi:vi consiglio di andare a dare un'occhiata al sito http://www.libreremo.org/
    • XYZ scrive:
      Re: Come evitare la morte della cultura
      - Scritto da: Nuzzolo
      Purtroppo mi è capitato di imbattermi in
      situazioni di libri non più pubblicati (esempi:
      "La vita del Teatro" di Julian Beck, ultima
      edizione negli anni 90, introvabile se non in
      biblioteca). Ora, tali libri non possono essere
      posseduti, solo letti se disponibili nelle
      biblioteche, ma non
      fotocopiabili.

      Ora, la soluzione sarebbe semplicissima: (anzi ve
      ne è più di
      una)

      -permettere di fotocopiare (pagando un tot a
      pagina (un prezzo "onesto" si intende) in modo da
      coprire i costi di diritti, ma risparmiando su
      rilegatura, copertina, colori, ecc.... solo il
      testo)

      -permettere la digitalizzazione ed il download di
      libri non più pubblicati (anche ad opera dei
      privati). In fondo un libro abbandonato, è una
      chiara scelta, da parte dell'editore, di non
      investire su quel libro (non gli conviene più,
      allora non ha senso "bloccare un libro che tanto
      non ti frutta più
      nulla)

      -unire le due soluzioni sopra

      Piccola parentesi:
      vi consiglio di andare a dare un'occhiata al sito
      http://www.libreremo.org/Fotocopiare il libro, redistribuirlo a tutte le persone che lo desiderano e fruirne liberamente violando deliberatamente e volontariamente ogni legge a proposito. Dopodichè, ripetere la stessa procedura con un altra opera.A mio parere rimane la scelta moralmente più giusta.L'unica efficace e di diretto giovamento, se ci pensiamo bene.
    • CCC scrive:
      Re: Come evitare la morte della cultura
      - Scritto da: Nuzzolo[...]
      Piccola parentesi:
      vi consiglio di andare a dare un'occhiata al sito
      http://www.libreremo.org/grazie del linkmooooolto interessante!ciao
    • didier scrive:
      Re: Come evitare la morte della cultura
      - Scritto da: Nuzzolo
      -permettere la digitalizzazione ed il download di
      libri non più pubblicati (anche ad opera dei
      privati). In fondo un libro abbandonato, è una
      chiara scelta, da parte dell'editore, di non
      investire su quel libro (non gli conviene più,
      allora non ha senso "bloccare un libro che tanto
      non ti frutta più
      nulla)in effetti l'importante, per le case editrici et similia, è che non deve essere possibile guadagnare AL POSTO LORO. in pratica vi faccio l'esempio:Avrete forse sentito dell'accusa di plagio da parte di Joe Satriani ai Coldplay*Ebbene, i Coldplay sicuramente da quella melodia hanno tratto maggior guadagno di quanto non abbia fatto Satriani. Lui buon autore ma non buon venditore. Loro buoni venditori ma (nell'ipotesi) scopiazzatori. Ebbene, usando la licenza citata nell'articolo, in un futuro in cui tutti i dischi di Satriani sian out of print, la denuncia ai coldplay esisterebbe in ogni caso (= uso commerciale, fai soldi con la mia idea) ma tutto il pianeta potrebbe - volendo - usufruire ancora dell'opera di Satriani gratis, anche se non ci fosse più una sola copia in vendita.Ma immagino che per quel giorno il problema della distribuzione materiale di musica, testi, video ed immagini (da guardare frontalmente, in cui il materiale non sia importante) in forma completamente digitale non sarà un problema.Quello che invece penso sarà SEMPRE un problema è proprio il DRM. Se un domani venisse distribuita ogni opera con un drm, e un dopodomani scomparisse l'intermediario di controllo che fa funzionare il drm, l'opera morirebbe con l'intermediario... altro che un LP messo in cassaforte che dura fino al prossimo secolo e che posso sempre riversare in altro modo per non perdere un'opera d'arte!Interessante discussione. Praticamente non ne sento parlare da nessuna altra parte che su PI. Speriamo che continuiate almeno voi. * mi piacciono entrambi e immagino che sia una prassi alla quale la casa discografica di Satriani non si può esimere assolutamente e che si accorderanno dopo un po' di XXXXXXXX, ma non credo affatto che - nonostante la mostruosa corrispondenza delle linee melodiche - i Coldplay abbiano copiato coscientemente.
  • emmeesse scrive:
    Interessanti i termini della licenza
    A quest'ora sono un pochino addormentato (complici le libagioni natalizie e dintorni) ma mi pare che questa copyzero sia molto valida.Mi riservo di rileggermela con calma, ma ad una prima scorsa mi pare tosta :-)
    • Ricky scrive:
      Re: Interessanti i termini della licenza
      Gia'...pochi minuti per leggere lo spassoso racconto e 40 per capire la licenza e i suoi risvolti...ma VAFF!Che mondo di Mer...coledi!Davvero spassosa, trovo interessante proprio l'accostamento con la NOSTRA religione di base...puo' essere letto come un "messaggio in codice" alla chiesa.Okkio perche nella logica del profitto TUTTO viene massacrato ad uso e consumo,religioni comprese.Solo una domanda mi sorge spontanea...se UNO da' il diritto ad un ente di fare delle sue opere quello che vuole e si becca i soldi,con che faccia poi se ne puo' lamentare?E se noi lo permettiamo,con che faccia poi possiamo lamentarcene?Basterebbe una clausoletta sui diritti:"non si puo' bloccarne la fuizione se in qualche modo questa da un guadagno, se pur minimo".Cosi' facendo si blocca SOLO se i costi superano i guadagni e anche in termini di PROFITTO (sempre lui...) non possono eccepire.Fermo restando che mettere la bibbia sullo stesso piano di una "canzonetta" non mi pare EQUO... :)
  • Tom Cross scrive:
    Grande!
    Mi è piaciuto il franchising di Scientology :D
    • 0verture scrive:
      Re: Grande!
      Io invece voglio l'edizione speciale della bibbia con i pokemon disegnati sopra :DCom'è quella parte di pikachu che uccide gli egizi in mezzo al mar rosso ?Il faraone dall'altra parte ha per caso chiamato Sfingemon ?
      • KaysiX scrive:
        Re: Grande!
        - Scritto da: 0verture
        Io invece voglio l'edizione speciale della bibbia
        con i pokemon disegnati sopra
        :DDio: (Echeggiando dal cielo) Mosemon! Scelgo te!Mosemon: (tra se e se) Che c*lo...Battute a parte, molto interessante davvero la licenza; al prezzo di una minore immediatezza rispetto alle CC, permette una granularità molto fine nella scelta dell'autore, e pur essendo precisa resta anche leggibile senza intridersi di legalese stretto.
        • Blackstorm scrive:
          Re: Grande!
          - Scritto da: KaysiX
          - Scritto da: 0verture

          Io invece voglio l'edizione speciale della
          bibbia

          con i pokemon disegnati sopra

          :D

          Dio: (Echeggiando dal cielo) Mosemon! Scelgo te!
          Mosemon: (tra se e se) Che c*lo...

          Battute a parte, molto interessante davvero la
          licenza; al prezzo di una minore immediatezza
          rispetto alle CC, permette una granularità molto
          fine nella scelta dell'autore, e pur essendo
          precisa resta anche leggibile senza intridersi di
          legalese
          stretto.Si, credo che sia l'unica parte interessante dell'articolo. Il racconto in sè non raggiunge lo scopo che l'autore si era prefisso. Scegliere la Bibbia come esempio è stato abbastanza sbagliato, a prescindere dalle credenze. La bibbia è un libro troppo radicato nella cultura religiosa italiana per rendere anche solo concepibile uno scenario del genere, in cui per di più eventuali diritti di pubblicazione e distribuzione sono in mano ad una sconosciuta casa editrice inglese. Sarebbe stato molto più efficace un esempio meno estremo e meno paradossale.
Chiudi i commenti