Memoria olografica, ci siamo

I prototipi sono ormai acqua passata. I prodotti di InPhase Technologies sono pronti ad invadere il mercato. Si tratta di memoria di massa ottica ultra-capace: 300 gigabyte in una cartuccia da 5,25 pollici
I prototipi sono ormai acqua passata. I prodotti di InPhase Technologies sono pronti ad invadere il mercato. Si tratta di memoria di massa ottica ultra-capace: 300 gigabyte in una cartuccia da 5,25 pollici

Dopo lunghe attese , la registrazione olografica sta finalmente arrivando : maggio 2008 , questo il mese in cui InPhase Technologies prevede di concretizzare Tapestry 300R , il nuovo sistema di memoria di massa ottica super-capace.

lo schema del prodotto Ecco i numeri del nuovo colosso: 300 gigabyte di informazioni, registrabili su supporto da 5 pollici e un quarto racchiuso in un’apposita cartuccia protettiva, 20 megabyte (160 megabit) al secondo di transfer rate , 50 anni di vita stimata del supporto.

“È il miracolo della memorizzazione tridimensionale, a lungo guardata come l’innovazione scientifica che avrebbe portato le più grandi promesse. Ora è stato realizzato”, ha dichiarato Nelson Diaz, presidente dell’azienda. “Presto i consumatori potranno beneficiare di questa tecnologia, che offre spazio di memorizzazione molto più ampio e velocità di trasferimento dati mai raggiunte su nessun tipo di supporto ottico”.

Ci vorranno 18 mila dollari ( circa 11500 euro) per avere questo olo-gioiello, precisa Popular Science , nonché 180 dollari per ogni cartuccia, si legge su Inside Amazon.com .

Ma come funziona? li ologrammi utilizzano due fasci laser coerenti . Uno di essi funge da riferimento mentre l’altro, modulato con i segnali da registrare, illumina la zona di incisione interferendo con quello di riferimento. L’interferenza tra i due raggi produce un pattern che viene memorizzato sul disco.

Ci sono alcune proprietà molto interessanti di questa tecnica, all’apparenza semplice: la prima è che anche una porzione di un ologramma è in grado di restituire molti più dati rispetto alle tecniche tradizionali, rendendo così meno grave un eventuale danno sul supporto. La seconda è che la densità dei dati, teoricamente, è infinita: basta variare l’angolo con cui i raggi incidono sulla superficie – oppure l’angolo del supporto – e centinaia di ologrammi possono essere registrati nello stesso punto dello stesso supporto.

Dunque, non si tratta di vaporware : la presenza al NAB Show lo sottolinea. Per i più curiosi, la casa mette a disposizione questo filmato illustrativo (formato Windows Media Video) per osservare l’interno del drive in funzione, questo filmato (formato MP4) per capire a fondo il principio di funzionamento e, infine, una completa brochure (PDF) con tutti i dati tecnici.

Marco Valerio Principato

( fonte immagine )

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