Meta in tribunale per i video intimi degli occhiali smart Ray-Ban

Meta in tribunale per i video intimi degli occhiali smart Ray-Ban

I video intimi catturati dagli occhiali Ray-Ban Meta venivano revisionati da lavoratori di un subappaltatore in Kenya. Al via la causa negli USA.
Meta in tribunale per i video intimi degli occhiali smart Ray-Ban
I video intimi catturati dagli occhiali Ray-Ban Meta venivano revisionati da lavoratori di un subappaltatore in Kenya. Al via la causa negli USA.

Progettati per la privacy, controllati da te.” Era questo lo slogan con cui Meta promuoveva i suoi occhiali smart Ray-Ban. Quello che la pubblicità ometteva è che i video catturati dagli occhiali venivano inviati a una catena di revisione gestita da un subappaltatore in Kenya, dove i lavoratori, pagati per guardare, visionavano il materiale. Nudità, rapporti sessuali, persone in bagno incluse.

La vicenda è emersa grazie a un’inchiesta della stampa svedese. Ma ora Meta è stata citata in giudizio negli Stati Uniti per violazione della privacy e pubblicità ingannevole. Meta aveva dichiarato di sfocare i volti nelle immagini, ma le fonti hanno contestato che questa sfocatura funzionasse in modo costante. La notizia ha spinto l’Information Commissioner’s Office britannico ad aprire un’indagine.

Causa contro Meta: gli occhiali smart promettevano privacy, i video finivano in Kenya

La nuova causa è stata intentata da Gina Bartone del New Jersey e Mateo Canu della California, rappresentati dallo studio legale Clarkson Law Firm (nota per aver intentato cause importanti anche contro Apple, Google e OpenAI). L’accusa è chiara: Meta avrebbe venduto gli occhiali con slogan come “progettati per la tua privacy” e “un ulteriore livello di sicurezza“, creando l’aspettativa che i video registrati restassero privati. I querelanti sostengono di aver creduto a queste promesse e di non aver mai visto avvisi o informazioni che suggerissero il contrario.

La causa coinvolge anche Luxottica of America, partner di Meta nella produzione degli occhiali, per condotta che viola le leggi a tutela dei consumatori. Ad essere state truffate sono oltre 7 milioni di persone.

Meta ha dichiarato alla BBC che quando gli utenti condividono contenuti con Meta AI, l’azienda utilizza subappaltatori per revisionare le informazioni al fine di migliorare l’esperienza con gli occhiali, e che questo è spiegato nella propria informativa sulla privacy. Una versione della policy applicabile negli Stati Uniti recita: In alcuni casi, Meta revisionerà le vostre interazioni con le AI, incluso il contenuto delle conversazioni, e questa revisione può essere automatizzata o manuale (umana).

Il punto della causa, però, non è cosa dice la policy sepolta nelle condizioni di servizio. È cosa diceva la pubblicità, quegli spot che parlavano di privacy, controllo e sicurezza mentre il materiale finiva a dei revisori in Kenya.

Così fan tutte le aziende, secondo Meta

Il portavoce di Meta Christopher Sgro ha dichiarato che A meno che gli utenti non scelgano di condividere i media catturati con Meta o altri, quel materiale resta sul dispositivo dell’utente. Ha aggiunto che quando le persone condividono contenuti con Meta AI, l’azienda a volte usa subappaltatori per revisionare questi dati per migliorare l’esperienza, come fanno molte altre aziende.

Ma il fatto che anche altri lo facciano non vuol dire che sia giusto. Parliamo comunque di persone in carne e ossa pagate per guardare video intimi di utenti che pensavano di avere il controllo sulla propria privacy.

Nel frattempo, la reazione contro gli occhiali smart e altri dispositivi di “sorveglianza di lusso”, compresi i ciondoli AI sempre in ascolto, continua a crescere. Uno sviluppatore ha pubblicato persino un’app che rileva quando qualcuno nelle vicinanze indossa occhiali smart. Il futuro della privacy indossabile è già diventato un campo di battaglia, e Meta ci è finita dentro fino al collo.

Fonte: BBC
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Pubblicato il
6 mar 2026
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