Microrganismi per l'energia africana

Una startup intende portare le fuel cell di nuova concezione là dove la tecnologia latita, e ancor di più la fornitura elettrica tradizionale. La chiave di tutto è microscopica

Una startup di Cambridge intende utilizzare particolari celle di combustibile per fornire piccole quantità di elettricità in aree di certi paesi africani, nelle quali ancora latita la corrente elettrica perché non raggiunte dalla rete di distribuzione.

Lebone Solutions , questo il nome dell’azienda, impiegherà delle speciali celle il cui principio attivo sono dei microorganismi: invece di utilizzare idrogeno come combustibile, queste celle impiegano particolari microbi per generare elettricità.

In altri termini, vi sono dei batteri che vivono sull’anodo (l’elettrodo positivo) dove si nutrono di glucosio, acque reflue o altri liquidi di scarto e li trasformano in elettroni e protoni. A contatto con l’elettrodo trasferiscono l’energia al circuito, che fornisce una – pur modestissima – quantità di energia.

La costruzione avviene utilizzando un tessuto conduttore (“grafitato”) che funge da anodo. Tale tessuto viene collocato sul fondo di un secchio insieme con un filo elettrico che fa da catodo (l’elettrodo negativo). Nel secchio viene inserito di tutto: acque sudice, letame, fondi di caffé, tutto ciò di cui i microorganismi sono avidi. Uno strato di sabbia agisce da separatore per gli ioni e dell’acqua salata favorisce il transito dei protoni.

“Il bello di questo sistema è che si autosostenta”, dice Derek Lovley , un professore dell’Università del Massachusetts-Amherst , non impegnato nello studio ma autore dei primi prototipi di questo tipo di celle. L’unica cosa che dovrà essere acquistata – nei punti in cui sarà sfruttata questa singolare “centrale elettrica” – sarà una centralina di gestione dell’energia, che la sfrutti al meglio, la regoli e la invii a delle piccole batterie tampone esterne.

Con questo sistema, secondo il team di ricerca, sono garantite operazioni in quei luoghi impensabili , come il ricaricare le batterie dei cellulari o avere quattro o cinque ore di illuminazione a LED per la sera. “Speriamo che tutto il sistema venga a costare non oltre 10 dollari”, dice Aviva Presser, cofondatore dell’azienda.

Marco Valerio Principato

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