Microsoft, basta con lo spim

L'azienda di Redmond trascina in tribunale alcune aziende accusate di aver utilizzato il servizio di IM dell'azienda per raggranellare indirizzi e informazioni sugli utenti
L'azienda di Redmond trascina in tribunale alcune aziende accusate di aver utilizzato il servizio di IM dell'azienda per raggranellare indirizzi e informazioni sugli utenti

Microsoft passa all’attacco citando in giudizio alcune aziende che ruotano attorno al network di Windows Live Messenger, uno degli IM più utilizzati dagli utenti: stando a quanto si evince dai documenti depositati in tribunale, le aziende accusate avrebbero utilizzato in maniera illegale i servizi offerti da Microsoft per indurre gli utenti a visitare indirizzi web truffaldini.

Nel mirino dell’azienda di Redmond sono finite alcune società che operano nel settore della vendita di contenuti musicali per telefonia, in particolare un’azienda chiamata Funmobile, che a detta di BigM avrebbe utilizzato il servizio per rastrellare gli indirizzi email degli utenti, per poi inviare massicce dosi di spam.

In particolare, le compagnie incriminate avrebbero mandato agli utenti alcuni messaggi truffaldini contenenti un link che promette l’iscrizione a MeetYourIM, una piattaforma in grado di tenere gli utenti in contatto con i loro amici virtuali. In realtà, stando a quanto dichiarato da Microsoft, si tratta solo di un modo utile a garantire l’accesso all’intera lista di contatti, fornendo il massimo profitto per ulteriori attacchi di spammer e phisher , secondo uno schema definito come spim .

L’invito di Microsoft è ovviamente quello di non fornire mai le credenziali d’accesso al proprio account. Nel mentre, si studia una strategia legale da adottare in tribunale: “la nostra intenzione è quella di chiedere alla corte di agire in maniera tempestiva affinché quest’attività cessi immediatamente per proteggere i nostri utenti” scrive Tim Cranton, legale di Microsoft per il gruppo Internet Safety Enforcement

“Inoltre – continua – abbiamo anche intenzione di chiedere che venga risarcito il danno economico causato e, soprattutto, speriamo che tutto ciò serva a mandare un chiaro messaggio a tutti coloro che volessero realizzare qualcosa di simile, ovvero che questo genere di attività non è tollerato sui nostri network”.

Vincenzo Gentile

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19 07 2009
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