Microsoft odia i pinguini, ama i diavoletti?

Mentre attacca l'open source, Microsoft apprezza codice e servigi di FreeBSD, OS open source. L'antipatia è solo per i pinguini di Linux?


Roma – In un recente articolo dell’edizione on-line del Wall Street Journal (WSJ) si leggono alcune dichiarazioni interessati da parte di Microsoft sull’utilizzo, nei propri prodotti ed infrastruttura di rete, di codice open source.

È noto, infatti, come in questi anni Microsoft si sia avvalsa più volte dell’aiuto di quello che, dopo Linux, è il sistema operativo open source più diffuso sul pianeta: FreeBSD . Dal suo codice Microsoft ha ad esempio attinto a piene mani per scrivere lo stack TCP/IP di Windows ed altri servizi di rete di Windows 2000, e sempre FreeBSD è stato a lungo tempo utilizzato per gestire il noto mailserver Hotmail.

Secondo il WSJ, in una recente intervista Microsoft avrebbe espressamente negato di aver mai utilizzato codice open source e tanto meno di essersi avvalsa di FreeBSD per tenere in piedi Hotmail. Questo chiaramente cozzava clamorosamente con una verità ben conosciuta ai più.

Il WSJ ha così interrogato nuovamente il big di Redmond e questa volta un portavoce dell’azienda, smentendo le dichiarazioni precedenti, ha ammesso l'”utilizzo ripetuto”, da parte di Microsoft, di codice open source.

Negli scorsi mesi dal quartier generale di Microsoft è partita una campagna senza precedenti rivolta a smontare proprio la credibilità del software open source, considerato dal vice presidente del colosso di Redmond Craig Mundie “un grave rischio per la sicurezza di tutte le aziende che ne fanno uso”. Microsoft inclusa?

“Sono sconcertato dal modo come Microsoft con una mano voglia colpire l’open source e con l’altra si appigli invece ad esso come punto d’appoggio per il suo business”, ha dichiarato Marshall Kirk McKusick, leader del gruppo di sviluppatori FreeBSD.

Microsoft – che il Wall Street Journal sta mettendo in croce in questi giorni – si difende sostenendo che le proprie accuse erano sostanzialmente rivolte a Linux, un sistema operativo che adotta una licenza (la GPL) più restrittiva rispetto a quella adottata da FreeBSD (la BSD, per l’appunto).

Il WSJ fa però notare che in passato Microsoft non soltanto ha più volte parlato di open source in termini generici, ma non ha neppure mai lasciato intendere che potessero esistere forme “benigne” di open source. Fra l’altro, secondo il portavoce Microsoft interpellato dal quotidiano, sebbene in Hotmail FreeBSD sarebbe stato rimpiazzato da Windows la scorsa estate, questo OS verrebbe ancora correntemente utilizzato come server DNS e di advertising.

Parrebbe, sembra dire il WSJ, che Microsoft odi i pinguini, ma abbia un debole per i diavoletti.

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