Microsoft spara al cuore dell'open source

L'azienda fa fuoco sul software open source e prende di mira la licenza GPL, la stessa di Linux, accusata di minacciare la proprietà intellettuale delle aziende. Risponde per le rime Eric S. Raymond
L'azienda fa fuoco sul software open source e prende di mira la licenza GPL, la stessa di Linux, accusata di minacciare la proprietà intellettuale delle aziende. Risponde per le rime Eric S. Raymond


New York (USA) – I concetti legati alla filosofia open source sono nati verso la fine degli anni ’70. Nell’84 nacque il movimento del Free Software, fondato da Richard Stallman. Nel ’91 fu la volta di Linux, ed i tempi erano abbastanza maturi perché la sua venuta desse fuoco alle polveri.

Oggi, varcata la soglia del ventunesimo secolo, l’open source è divenuto una seria e temibile minaccia per tutto il mondo del software proprietario, così temibile che ormai da molti mesi sembra diventato una vera e propria fissa per il gigante Microsoft.

Dopo le pepate accuse di Bill Gates , che descrisse Linux ed il modello open source come “non competitivi”, dopo i commenti di Steve Ballmer , che definì l’open source “comunista”, dopo le profezie di sventura di Doug Miller , che ha previsto la morte di Linux entro l’anno, ed infine dopo i turbamenti di Allchin , che dichiarò Linux “anti americano”, pochi giorni fa è stata la volta di Craig Mundie, vice presidente e stratega di Microsoft.

Mundie, parlando presso la Stern School of Business della New York University, ha ridato voce a quella che il New York Times ha definito “una grande campagna” di Microsoft contro “la distribuzione gratuita e la condivisione del codice dei software”.

Difendendo a spada tratta le politiche commerciali del big di Redmond, Mundie ha accusato l’open source di insidiare le proprietà intellettuali di aziende e intere nazioni, prendendosela poi in particolare con la General Public License (GPL), la licenza adottata da Linux e promossa dalla Free Software Foundation.

La GPL, come viene definita dalla traduzione italiana della licenza , garantisce “che ciascuno abbia la libertà di distribuire copie del software libero (e farsi pagare per questo, se vuole), che ciascuno riceva il codice sorgente o che lo possa ottenere se lo desidera, che ciascuno possa modificare il programma o usarne delle parti in nuovi programmi liberi e che ciascuno sappia di poter fare queste cose”.

Questi concetti sono stati duramente contestati da Mundie: ecco le accuse nel dettaglio.


In un’intervista al New York Times Mundie ha ribadito che “l’aspetto virale della licenza GPL costituisce una minaccia alla proprietà intellettuale di ogni organizzazione che ne fa uso”, ritenendo inconcepibile per un’entità commerciale rispondere alla regola basilare di questa licenza: l’obbligo di dover rilasciare come free ogni software che contiene codice coperto da GPL.

E sempre la licenza GPL, secondo il rappresentante di Microsoft, rischia di scalzare il business legato al software commerciale e incoraggiare, nel campo del software, alcune fra le peggiori pratiche di marketing delle dot-com, fra cui quella di regalare beni e servizi nell’intento di attirare visitatori al proprio sito Web.

“Vorrei sfidarvi – ha dichiarato Mundie – nel trovare una società ben consolidata e di ampie dimensioni che abbia deciso, da un giorno all’altro, di buttare tutte le sue proprietà intellettuali nella categoria open source”.

L’affermazione di Mundie contiene un riferimento, neppure troppo velato, a IBM, un gigante dell’IT che ha deciso di investire ingenti risorse nel mondo open source ma che, nonostante la sua grande campagna pro Linux, ha scelto di continuare a focalizzare una non esigua fetta del suo business sul software proprietario. Del resto la stessa IBM ha dichiarato più volte che i due attuali modelli di sviluppo e distribuzione del software, proprietario e aperto, possono tranquillamente convivere all’interno della stessa azienda.

Come Allchin prima di lui, Mundie si è detto convinto che se l’open source si sta diffondendo così velocemente nel mondo industriale è solo perché le persone ancora non comprendono tutte le implicazioni derivanti dall’adozione di questo modello.

Microsoft sembra particolarmente preoccupata dell’incursione che l’open source sta facendo all’interno degli enti governativi e in alcuni stati stranieri: e non le si può certo dar torto visto che, in alcuni paesi, sono già state avanzate proposte per bandire dalla pubblica amministrazione ogni software proprietario.

Nonostante tutte le critiche portate all’open source e al free software in particolare, Mundie ha ammesso che Microsoft ha tratto da questa filosofia anche qualche buon insegnamento. Già da qualche tempo il colosso di Redmond ha infatti cominciato a distribuire il codice di alcuni suoi prodotti a produttori di hardware, sviluppatori, scienziati, enti di ricerca e governativi.

Mundie ha confermato che Microsoft vuole espandere questo genere di iniziative, ma il suo modello di distribuzione del software rimarrà rigorosamente di tipo proprietario: solo questo modello, a suo avviso, può garantire l’innovazione ed il supporto efficiente degli standard industriali, evitando soprattutto il temibile effetto “forking”, ossia lo sviluppo di più versioni incompatibili fra loro di un software standard.

La prima risposta dal mondo open source alle parole di Mundie è arrivata da Eric S. Raymond, un punto di riferimento nel settore e autore del libro The Cathedral & the Bazaar .


“E’ stato davvero arguto da parte loro”, ha dichiarato Raymond. “Invece di attaccare l’intero movimento open source hanno preferito concentrare il fuoco sulla sola licenza (la GPL, ndr) che per alcuni aspetti è politicamente controversa”.

Poche ore dopo il discorso tenuto da Mundie, Raymond ha pubblicato un lungo articolo su Linux Today dove afferma: “Voi vedete: questo è uno studiato e ingegnoso tentativo di generare timore, incertezza e dubbio nelle menti degli utenti di software e nel pubblico”, sostenendo poi che la motivazione principale di questa forte campagna “contro”, messa in piedi da Microsoft, è legata alla preoccupazione di perdere ricche quote nel mercato della pubblica amministrazione.

Per Raymond, quello attuato da Microsoft sarebbe soltanto un modo abile per fare disinformazione “senza raccontare esplicitamente delle frottole”. L’obiettivo ultimo sarebbe quello di “preservare il suo monopolio, qualunque sia il costo per gli sviluppatori e il pubblico”.

Raymond respinge con forza anche le accuse lanciate da Mundie alla licenza GPL, sostenendo che non è affatto vero che le aziende che decidono di adottare il software open source siano in qualche modo obbligate dalla GPL a pubblicare tutto il loro software o i loro segreti industriali.

“Tutto ciò non è vero – ha affermato Raymond – ma un’azienda (Microsoft, ndr) che è stata capace di manomettere in modo lampante le videocassette che costituivano prova in un processo d’appello federale dell’antitrust, non si tira certo indietro di fronte a falsità di così poco conto”.

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03 05 2001
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