L’Iran è da due giorni nel mirino dei raid aerei lanciati da Israele e Stati Uniti. Quella appena scoppiata in Medio Oriente non è però una guerra che si combatte anche con l’arma degli attacchi informatici. Come tutti i conflitti moderni, peraltro, a partire da quello in Ucraina che per primo negli anni scorsi ha reso noto al mondo il concetto di cyberwar.
Iran nel mirino anche degli attacchi informatici
I bombardamenti sono arrivati dopo quasi due mesi di blackout in cui la popolazione iraniana non ha potuto accedere a internet o lo ha fatto con grandi difficoltà. E in un clima di crescente tensione che ha portato all’uccisione di migliaia di persone durante le proteste.
In uno scenario di questo tipo, mentre i missili piovevano dal cielo, i fedeli che per pregare utilizzano l’app BadeSaba (oltre 5 milioni di download) hanno visto comparire sui loro smartphone un messaggio che invitava a ribellarsi alle forze governative. Un sollecito a partecipare alla resa dei conti
, in cambio della promessa di un’amnistia. Una notifica recitava che il regime avrebbe dovuto pagare per le sue azioni crudeli e spietate contro il popolo innocente dell’Iran
. Lo screenshot qui sotto è stato condiviso in un post su X.

Non è chiaro chi sia il responsabile della compromissione. Il Jerusalem Post ha però pubblicato un articolo in cui conferma il coinvolgimento diretto di Israele in quello che viene definito il più grande attacco informatico della storia
, tale da aver gettato l’Iran nell’oscurità
.
La reazione di Teheran ha preso di mira anche gli Emirati Arabi Uniti. Lì, un data center AWS è stato messo fuori uso da alcuni oggetti non identificati che lo hanno colpito. Amazon non lo ha confermato in via ufficiale, ma è plausibile che si sia trattato di un danno collaterale legato all’azione militare in atto.