Molto vicina la fine dell'email?

Se lo chiede un lettore, che è anche webmaster, analizzando la quantità di spam che gli arriva sui diversi indirizzi email. Anche indirizzi poco utilizzati, ormai, vengono presi di mira
Se lo chiede un lettore, che è anche webmaster, analizzando la quantità di spam che gli arriva sui diversi indirizzi email. Anche indirizzi poco utilizzati, ormai, vengono presi di mira


Roma – Quando ho aperto la mia mailbox stamattina ci ho trovato una novantina di messaggi. C’era un tale, Randall, che mi annunciava per domenica un evento eccezionale con il link per godermelo subito via internet. C’era Delicia, che mi spiegava come migliorare le mie prestazioni sessuali e molte altre imperdibili proposte commerciali soprattutto americane.

Di quei 90 messaggi almeno la metà erano formati da spam, email che non ho mai chiesto di ricevere ma che per qualche insondabile ragione chi le spedisce ritiene – o spera – che possano interessarmi. Quasi tutti gli altri messaggi erano virus, varianti di quel Sober.C che in queste settimane sta impazzando. Ci ho messo un po’, dunque, a trovare quei cinque, forse sei messaggi rivolti a me. Uno l’ho anche cancellato per errore e sono dovuto andarlo a recuperare in mezzo all’immondizia nella cartella della posta scartata.

Perché lo dico alla migliore rivista sulla piazza? Perché io, come immagino molti dei lettori di Punto Informatico, oltre ad utente di servizi Internet sono anche uno che cerca di offrire qualcosa attraverso alcuni siti, che non dirò perché non voglio fare pubblicità, diciamo però che uno di questi siti è piuttosto conosciuto. Su ogni sito ho un indirizzo email dedicato, diverso per ogni sito quindi, e mi sono reso conto di una serie di cose, che vi elenco qui sotto (non credo siano cose eclatanti ma credo possano essere utili a capire cosa abbiamo di fronte):

1. Un indirizzo email pubblicato in chiaro su un sito poco conosciuto ha le stesse possibilità di essere bersagliato dallo spam e di entrare nelle liste degli spammer più accaniti di un indirizzo che si trova su pagine web molto frequentate

2. E’ sufficiente non linkare l’indirizzo pubblicato su un sito per ridurre di almeno un terzo lo spam in arrivo: segno evidente che molti software che raccolgono a casaccio indirizzi da spammare in rete cercano ancora i link degli indirizzi

3. Se si ha su un unico dominio, poniamo @caiotiziosempronio.it, più di un indirizzo si può notare come l’indirizzo pubblicato sul sito venga spammato almeno il doppio di quello non pubblicato che, comunque, viene preso di mira

4. La differenza nella quantità di spam che si riceve ad un indirizzo pubblicato sul sito e quello che si scarica ad un indirizzo non pubblicato si riduce nel tempo perché aumenta a dismisura lo spam che colpisce migliaia di indirizzi “possibili” per ogni dominio di posta elettronica (vale a dire che se tu hai 3 indirizzi su caiotiziosempronio.it ci saranno spammer che mandano la loro immondizia a migliaia di indirizzi su quel dominio tra i quali è probabile che ci siano anche i tuoi, che pure magari non hai mai pubblicato da nessuna parte)

Questi dati sono frutto di una analisi il più possibile obiettiva di quello che sta accadendo alle mie caselle di posta elettronica. Naturalmente è la storia di un caso specifico, il mio, ma dubito che tutto questo riguardi soltanto me. La mia impressione, soprattutto analizzando il punto 4, è che molto presto l’utilità dell’email verrà a cadere : perdere molti minuti tutti i giorni per discernere i messaggi “veri” dai diversi “falsi”, dai virus e da quelli pornografici, induce naturalmente a cercare altre forme di comunicazione (penso al messaging istantaneo di cui PI ha parlato spesso, o a sistemi di comunicazione web che non richiedano l’uso dell’email ma soltanto il log ad un servizio di comunità eccetera).

Grazie per il vs splendido lavoro,

Marino B.
(Roma)

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20 01 2004
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