Mozilla anno zero

Per correggere la rotta dell'attuale sviluppo e rendere Mozilla meno pesante, complesso e monolitico, il progetto free si prepara ad una drastica svolta che lo porterà a fondersi parzialmente con il fratellino Phoenix
Per correggere la rotta dell'attuale sviluppo e rendere Mozilla meno pesante, complesso e monolitico, il progetto free si prepara ad una drastica svolta che lo porterà a fondersi parzialmente con il fratellino Phoenix


Roma – Con una decisione destinata a imprimere un brusco cambio di rotta nello sviluppo del celebre browser open source, il progetto Mozilla – che il 31 marzo scorso ha compiuto 5 anni di vita – si appresta a seguire una strada la cui meta è lo sviluppo di applicazioni più piccole, leggere e meno complesse.

Per riuscire in questo intento, Mozilla abbandonerà il proprio toolkit di sviluppo multipiattaforma, XPFE , e prenderà a prestito l’architettura sviluppata in seno al progetto Phoenix , un’implementazione “alleggerita” di Mozilla di cui Punto Informatico segue gli sviluppi fin dalla sua nascita , avvenuta lo scorso settembre. L’altra “adozione” riguarda Thunderbird, un client di posta elettronica scritto con il toolkit di Phoenix (basato sul linguaggio XUL ) ed integrante il codice di Minotaur , un progetto che ha per obiettivo lo sviluppo di una versione stand-alone del componente che in Mozilla gestisce mail e newsgroup.

Nella nuova roadmap pubblicata su Mozilla.org, il team di sviluppo giustifica la svolta in atto con la necessità di “preferire la qualità sopra la quantità” e di “fare meno, ma meglio”: un’ottima occasione, sostiene inoltre Mozilla.org, per rimettere un po’ d’ordine nel modello di sviluppo del browser, razionalizzare i processi decisionali e correggere molti degli errori contenuti nell’attuale architettura del motore di rendering di Mozilla, Gecko , errori che, secondo i responsabili del progetto, rendono questo componente sempre più difficile da manutenere e scarsamente estensibile.

“Phoenix è semplicemente più piccolo, veloce e migliore”, si legge sul sito di Mozilla.org. “Migliore non perché implementa qualsiasi funzionalità voluta da ciascuna parte della comunità di Mozilla, ma perché ha un robusto meccanismo di aggiunte basato su add-on”.

“Ci rendiamo conto – scrive ancora Mozilla.org – che utenti differenti necessitano di differenti funzionalità: una domanda legittima da parte loro. Il tentativo di saldare tutte queste funzionalità in una suite applicativa integrata, invece, non è giustificabile: non è né tecnicamente né socialmente scalabile”.

Ecco dunque quali tappe sono state stabilite per il futuro Mozilla.


La comunità di Mozilla si appresta dunque ad intraprendere una direzione già seguita, oltre che da Phoenix, da altri fratellini di “Mozillone” come Galeon , K-Meleon , Camino (noto in precedenza come Chimera) e, di recente, Epiphany . Una strada imboccata anche sulla spinta delle forti e sempre più frequenti critiche di chi, all’interno delle comunità di sviluppatori e utenti, sosteneva ormai da tempo la necessità di sfoltire la chioma di funzionalità integrate in Mozilla e rendere questo browser più snello, flessibile e modulare.

Critiche, queste, che erano state ben sintetizzate anche da Marco Pesenti Gritti – a suo tempo fondatore del progetto Galeon e attuale maintainer di Epiphany – in una recente intervista rilasciata a PI. Gritti, in particolare, puntava il dito sulla complessità e sulla ridondanza che, negli anni, hanno inesorabilmente finito per appesantire Mozilla.

Proprio Gritti ha ora spiegato a PI che “la novità era nell’aria sin da quando il progetto Phoenix è stato iniziato con l’appoggio semi ufficiale di Mozilla.org”, affermando poi di essere rimasto sorpreso “dai tempi così stretti” con cui il team di sviluppo di Mozilla intende apportare i cambiamenti annunciati.

La tabellina di marcia svelata da Mozilla.org prevede che il passaggio a Phoenix e Thunderbird avverrà fra la versione 1.5 e la versione 1.6. L’imminente release 1.4, di cui proprio pochi giorni fa è stata rilasciata una versione alpha, aprirà invece l’ultimo ramo di sviluppo stabile basato sul codice di Mozilla 1.0. Il rilascio della versione 1.5 è invece previsto per la seconda metà di agosto.

“Considero l’adozione di un’interfaccia più semplice – ha continuato Gritti – un passo avanti decisivo per il futuro del progetto e ritengo avrà un ruolo rilevante nel convincere molti utenti di Windows ad abbandonare Internet Explorer. Spero che l’estensibilità tramite plug-in consenta poi di mantenere la semplicità originaria, ora che un numero molto maggiore di programmatori (gli stessi che hanno contribuito al terribile bloat di Mozilla) sarà coinvolto nel design. Mi fa piacere che Mozilla.org abbia finalmente adottato alcuni dei principi che avevano portato alla creazione di Galeon. Resta da vedere se e come l’integrazione con il desktop verrà sviluppata”.

Gritti ha poi detto che i cambiamenti di rotta del progetto Mozilla non influiranno sullo sviluppo di Epiphany, il cui obiettivo, oltre a semplicità e leggerezza, è quello di raggiungere una stretta e solida integrazione del browser con il desktop environment Gnome.

In seguito ad una minacciata azione legale da parte dell’omonimo produttore di BIOS, Phoenix cambierà presto nome . Qualcuno, nel forum del progetto, ha persino proposto di “tagliare la testa al toro” e chiamare il giovane browser Mozilla. In realtà Mozilla e Phoenix, pur condividendo lo stesso motore e, fra breve, anche la stessa struttura dell’interfaccia, proseguiranno su due strade vicine ma parallele.

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03 04 2003
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