Prosegue il dibattito sulla sanzione di oltre 14 milioni di euro inflitta da AGCOM a Cloudflare. Dopo vari commenti a favore della decisione è arrivato quello di Elisa Giomi, che ha votato contro la multa rimanendo coerente con quanto dichiarato in precedenza sul funzionamento della piattaforma Piracy Shield.
Overblocking, garanzie e costi
La commissaria AGCOM ha ribadito innanzitutto di aver preso le distanze dalla sanzione a Cloudflare, così come dall’intera procedura che ha portato alla nascita di Piracy Shield. Nel post su LinkedIn ha elencato quattro aspetti che dovrebbero essere valutati durante le discussioni sull’argomento e considerati per un’eventuale (improbabile) modifica della piattaforma.
Il primo aspetto è quello dei blocchi “a tappeto”. Nel caso di CDN e DNS, come quelli di Cloudflare, c’è il rischio di bloccare anche siti legittimi. Esiste inoltre un’asimmetria tra velocità di blocco e sblocco. I provider devono bloccare l’accesso al sito pirata entro 30 minuti dalla segnalazione. In caso di errori (overblocking), l’accesso ai siti legittimi viene ripristinato dopo ore o giorni.
I titolari dei diritti devono fornire la documentazione che dimostri la violazione del copyright per ottenere l’ingiunzione di blocco. Secondo Elisa Giomi dovrebbe essere implementato una sistema di accertamento delle violazioni basato su standard pubblici con audit indipendenti periodici e contraddittorio effettivo.
Ci sono infine i costi tecnici, legali e amministrativi. Oggi ricadono interamente sugli ISP, ma sarebbe più corretta una condivisione dei costi, soprattutto in caso di denunce per segnalazioni di blocco sbagliate.
Un altro aspetto da considerare è la poca trasparenza. Nel comunicato relativo alla multa a Cloudflare è scritto che, da febbraio 2024 (quando è stata attivata Piracy Shield) ad aggi, sono stati disabilitati oltre 65.000 FQDN e circa 14.000 IP destinati alla fruizione di contenuti illeciti. Non è noto quanti sono i siti bloccati per errore e dopo quanto tempo sono stati sbloccati.
In altri paesi europei ci sono leggi antipirateria, ma le ordinanze di blocco vengono emesse dai giudici, non da aziende private tramite una piattaforma pagata con i soldi pubblici (manutenzione e aggiornamento).