Napster è al fallimento

L'azienda chiude i battenti ma era già morta tanto tempo fa. Si tratta della più grande vittoria delle majors sul file-sharing e la conseguenza inevitabile di un procedimento legale pluri-miliardario. Fu il primo gigante della condivisione


Roma – Bastonato per più di un anno, portato in tribunale con una catena al collo, abbattuto dagli implacabili legali dei grandi produttori discografici della RIAA , la prima azienda del file-sharing, la cui celebrità rimane ineguagliata, è al fallimento.

Napster , ridotto a livello di zombie digitale da molti mesi, assediato da implacabili decisioni del tribunale nel quale è stato trascinato, in queste ore sta presentando istanza di fallimento. Che si sarebbe arrivati a questo si era capito ieri in serata, quando è giunta la notizia che Konrad Hilbers, l’ultimo CEO, l’ultimo dirigente che ha tentato di trovare una strada possibile per Napster, aveva deciso di dimettersi. Insieme a lui se ne è andato anche Shawn Fenning, l’inventore di Napster, e altri tre dirigenti dell’azienda.

Ad anticipare che Naspter è sul punto di chiedere il fallimento è stato il Wall Street Journal: l’autorevole quotidiano finanziario ha citato le parole di “persone vicine alla questione”. Napster ha ufficialmente declinato ogni commento ma, stando a quanto arriva dagli ambienti finanziari, a questo punto solo un miracolo potrebbe impedire il fallimento ufficiale.

L’ultima ancora di salvezza sembrava essere Bertelsmann , una delle cinque sorelle della discografia internazionale, ma il colosso non ha voluto associare le proprie casse alla disagiata situazione giudiziaria dell’azienda che ha contribuito ad uccidere.

“Ci dispiace profondamente – si legge in una nota diffusa da Napster ma non firmata da alcuno – di non essere riusciti ancora a trovare una soluzione finanziaria capace di consentire a Napster di rilanciare il servizio in modo da avvantaggiare autori e consumatori”.

Napster le ha tentate tutte per accontentare il tribunale e i suoi accusatori, le majors discografiche, arrivando a trasformarsi in un servizio a pagamento al quale non è però mai stato concesso neppure di partire.

Hilbers, andandosene, ha fatto notare come il vero enorme problema per l’azienda, che mano a mano licenziava il proprio personale riducendosi ad una 50ina di unità, è stato il lungo faticoso e vano negoziato con i produttori discografici, secondo i quali Napster deve loro decine di milioni di dollari di danni per tutta la musica che per un anno e mezzo i suoi utenti hanno scambiato tra di loro.

E ora Napster è carne da avvoltoi. Il fallimento all’interno del regime previsto dal Chapter 11 dei regolamenti USA consentirà all’azienda di non morire nell’immediato e a qualcun altro di impossessarsi del suo marchio e del suo logo, quel “gattone” scambia-file che ha fatto il giro del mondo…

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