Vuoi sapere che fine ha fatto Napster? Forse no, non sei pronto, se come il sottoscritto hai vissuto in diretta quel fenomeno che ha impattato come un meteorite sul mondo discografico a fine anni ’90. Di quello spirito ribelle (e al limite della legalità) che portò i Metallica a uno scontro in tribunale passato alla storia non è rimasto nulla. L’ultima evoluzione del servizio è un all-in sulla musica AI. Nessuno ne avvertiva il bisogno.
Il nuovo Napster ha solo musica fatta con l’AI
La nuova app punta a essere la prima piattaforma in cui fan e artisti AI creano e pubblicano insieme
. Una dichiarazione d’intenti che suona tanto come l’ennesimo progetto pensato per cavalcare il trend del momento. Nessun catalogo delle etichette tradizionali, nessuna hit dalle classifiche di oggi o classici del passato, solo un archivio di canzoni create dagli utenti con tool che ricordano molto Suno e Udio. Non è difficile immaginare come andrà.

Ci sono anche i podcast, ovviamente curati da personalità virtuali che evolvono in base ai feedback degli utenti (qualsiasi cosa significhi). Chi vuole dargli una possibilità la trova su Android e iOS.
Il marchio ha cambiato gestione più volte nell’ultimo decennio. Oggi è nelle mani di Infinite Reality, che lo ha acquisito lo scorso anno per 207 milioni di dollari. L’1 gennaio 2026 la società ha deciso di spegnere senza un vero e proprio preavviso la piattaforma di streaming, in vista del rilancio appena annunciato.
Da una parte c’è chi, come la nuova proprietà di Napster, punta tutto sulla musica AI, sperando di monetizzare il trend finché possibile. Dall’altra chi invece sceglie di puntare sul pieno supporto alla creatività umana, come nel caso di Bandcamp, assumendo una posizione chiara e decisa: niente brani creati con modelli e algoritmi. Nel mezzo ci siamo noi, che ascoltiamo, saremo noi a scegliere se premiare l’una o l’altra visione.