NASA, cervelli fritti verso Marte

I ricercatori evidenziano i rischi connessi alle future missioni marziane per gli astronauti che dovranno affrontare lo spazio esterno, mentre NASA conferma: ci andremo, e presto. La fantascienza, invece, raccomanda prudenza
I ricercatori evidenziano i rischi connessi alle future missioni marziane per gli astronauti che dovranno affrontare lo spazio esterno, mentre NASA conferma: ci andremo, e presto. La fantascienza, invece, raccomanda prudenza

Un nuovo studio commissionato da NASA prende in esame gli effetti dei viaggi spaziali a lungo termine sul cervello umano, un organo evidentemente non evolutosi con lo scopo specifico di sopportare agilmente le condizioni ostili dello spazio esterno e uscirne senza conseguenze.

I ricercatori della University of California di Irvine hanno adoperato i cervelli dei topi (vivi) da laboratorio come controparte del più complesso sistema cerebrale umano, bombardando i neuroni con nuclei di ossigeno e titanio ionizzati per sei settimane: i risultati, neanche a dirlo, sono tutto fuorché incoraggianti.

La radiazioni simulate dall’esperimento, equivalenti a quelle che un equipaggio umano dovrebbe sopportare in un viaggio verso Marte, hanno portato all’infiammazione acuta di parti fondamentali del cervello delle cavie modificando il modo in cui avvengono le comunicazioni sinaptiche tra neuroni.

Gli effetti pratici, dicono i ricercatori, equivalgono quelli derivanti dall’assunzione di farmaci chemioterapici per trattamenti anti-tumorali: problemi di memoria, difficoltà di concentrazione e impossibilità di affrontare situazioni complesse ed eventi inattesi. Nello spazio verso Marte, invece, di eventi inattesi dovrebbero presentarsene a iosa.

Niente più esplorazione umana del Pianeta Rosso, quindi? Neanche per sogno, dice NASA: l’agenzia spaziale statunitense – che pure ha finanziato lo studio sui rischi dei viaggi nel Sistema Solare – continua a tenere fede alla promessa di portare il primo uomo (americano) su Marte entro pochi lustri .
Gli amministratori di NASA dicono di poter raggiungere l’ambizioso, anzi storico obiettivo (entro il 2030) già con le tecnologie di oggi e a costi non esorbitanti, mentre l’agenzia chiede al pubblico di proporre idee su come gestire la futura colonia marziana autosufficiente e annuncia nuove partnership per lo sviluppo di tecnologie avanzate per la propulsione, gli habitat e i satelliti marziani (NextSTEP).

L’agenzia statunitense è ottimista mentre il progetto Mars One deve affrontare le polemiche e le difficoltà di un progetto nato “dalla community”; chi invece consiglia di spostare il target della prima missione umana verso Marte al 2050 è Andy Weir, autore del libro L’uomo di Marte , in cui si narrano appunto gli sforzi compiuto da un astronauta americano per sopravvivere sull’arido e inospitale deserto che avvolge la superficie del Pianeta Rosso.

Alfonso Maruccia

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07 05 2015
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