NGN, Bernabè contro il Tavolo Romani

Mentre le OLO chiedono a Bruxelles di vigilare sul rischio monopolio generato dalle nuove regole sulla fibra approvate da Agcom, Telecom Italia si smarca attaccando l'intervento pubblico nel settore

Roma – Il Presidente di Telecom Italia Franco Bernabè è intervenuto con durezza sul Tavolo Romani, e in generale sul ruolo che ritiene debba svolgere lo Stato italiano nella questione delle infrastrutture di rete di nuova generazione.

“Da nessun’altra parte c’è un intervento diretto del pubblico. Se lo Stato vuole tornare a essere imprenditore va benissimo: ha Infratel e lo faccia per conto suo”. Ma in questo caso “sia chiaro che torniamo indietro di 15 anni, al ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni”.

Insomma la posizione del vertice di Telecom Italia è netta: “No allo Stato imprenditore e basta perdite di tempo: si bloccano gli investimenti in banda larga e ultralarga”. Tanto dannoso sarebbe l’intervento statale da creare una situazione paradossale: “Abbiamo un piano di investimenti su 13 città nel 2011 e 125 città entro il 2018 e siamo trattenuti dall’andare avanti”, soprattutto per i “vincoli rappresentati dalla regolamentazione e quelli dei tavoli che ci impediscono di accelerare i tempi”.

Eppure proprio sul finire della settimana scorsa si sarebbe dovuto tenere un incontro quasi conclusivo nell’ambito del Tavolo Romani, in vista dell’avvio della società pubblico-privata: ma prima è arrivato l’annuncio del suo rinvio al 21 giugno, poi le dure parole di Bernabè che sembrano rimettere tutto in discussione.

Anche perché Telecom Italia ribadisce la sua possibilità di andare avanti da sola e fare la rete di nuova generazione , tanto più che l’aziende sostiene di essere “l’unica ad avere la capacità tecnica”.

Il primo a rispondere a Bernabé è stato Mario Valducci della Commissione Trasporti e TLV della Camera, che ha ribadito come “il Paese non può permettersi più di una rete”. Tuttavia l’intervento di Telecom ha riaperto decisamente il dibattito sulle infrastrutture di rete, tanto da rimettere in discussione praticamente tutto e spingere il commissario Nicola D’Angelo di Agcom a parlare di una situazione che “si sta complicando”.

Legato al duro intervento di Bernabè, peraltro, potrebbe essere anche la lettera scritta alla Commissione europea dagli operatori alternativi attraverso l’associazione Ecta ( European Competitive Telecommunications Association ), che sembra paventare nelle nuove regole Agcom sull’NGN un nuovo rischio di monopolio da parte di Telecom : in pratica le nuove regole del gioco, e in particolare la negazione del diritto di unbundling (l’affitto delle rete di Telecom per offrire il proprio servizio all’utente finale), non permetterebbero una competizione come quella finora garantita con Adsl e rame.

Claudio Tamburrino

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • attonito scrive:
    dei "bimbominkia"?
    Ma il plurale di "bimbominkia" non dovrebbe essere "bimbiminkia"?
  • ino scrive:
    Re: i.valli@gmail.com
    @panda rossa1) Io credo che si debba riconoscere al lettore la capacità di capire il contesto. Se leggo che un poema sinfonico è una traduzione in musica di un romanzo capisco benissimo qual è il senso, e non sto lì a pensare che il termine "traduzione" sia stato usato in modo improprio (tu stesso/a hai scritto "traduzioni del software" in un altro commento a questo post)."un software non si traduce, si localizza": pensare di avere bisogno di parole nuove è secondo me uno dei motivi che porta alla creazione di orrendi neologismi. Molte delle parole che usiamo quotidianamente avevano in passato accezioni diverse, ma le usiamo senza farci tanti problemi. Il significato lo crea (in parte) il contesto.2) "Non credo di aver capito dove intendi andare a parare." "Pidgin" è un termine esclusivamente tecnico e mi sembra che nel post sia usato in modo improprio.3) Vabbè.
    • panda rossa scrive:
      Re: i.valli@gmail.com
      - Scritto da: ino

      "un software non si traduce, si localizza":
      pensare di avere bisogno di parole nuove è
      secondo me uno dei motivi che porta alla
      creazione di orrendi neologismi. Molte delle
      parole che usiamo quotidianamente avevano in
      passato accezioni diverse, ma le usiamo senza
      farci tanti problemi. Il significato lo crea (in
      parte) il contesto.Insisto: in quanto addetto ai lavori (faccio il programmatore), sono ben conscio della differenza che passa tra tradurre e localizzare quando ci si riferisce al software.La localizzazione prevede anche una eventuale modifica dell'interfaccia per adattare la traduzione dei testi.Quante volte avrai visto la scritta di un pulsante strabordare dal pulsante stesso, perche' non ci stava?Quel pulsante era stato concepito per ospitare la dicitura OK.Nel momento in cui ci metti "Conferma" devi anche preoccuparti di verificare che ci stia, e questo rientra nella localizzazione.Che poi ci sia che usa il termine impropriamente o ritenga che sia un sinonimo, dipende dall'immancabile ignoranza della gente.
  • H5N1 scrive:
    Bei tempi
    Quando un SERVER era un SERVENTE, un COMPUTER era un CALCOLATORE, un ELABORATORE o un TERMINALE (a seconda della tipologia e della sua funzione), esisteva ancora il termine TELEMATICA, si parlava di CASUALIZZAZIONE e non di RANDOMIZZAZIONE, si AGGIRAVA un problema senza BYPASSARLO, uno STACK era una PILA, si AGGIUNGEVANO PROFILI e non si ADDAVANO ACCOUNT, si BANDIVANO utenti invece che BANNARLI e i software erano pieni di BACHI e non di BUG.
    • krane scrive:
      Re: Bei tempi
      - Scritto da: H5N1
      Quando un SERVER era un SERVENTE, un COMPUTER era
      un CALCOLATORE, un ELABORATORE o un TERMINALE (a
      seconda della tipologia e della sua funzione),
      esisteva ancora il termine TELEMATICA, si parlava
      di CASUALIZZAZIONE e non di RANDOMIZZAZIONE, si
      AGGIRAVA un problema senza BYPASSARLO, uno STACK
      era una PILA, si AGGIUNGEVANO PROFILI e non si
      ADDAVANO ACCOUNT, si BANDIVANO utenti invece che
      BANNARLI e i software erano pieni di BACHI e non
      di BUG.Vuoi mettere quando ero in un laboratorio in cui si parlava tutti in dialetto ? E non ti dico che studi per invertarsi i termini tecnici (rotfl)
  • panda rossa scrive:
    L'italiano e' una lingua bellissima...
    L'italiano e' una lingua bellissima, ma non e' fatta per l'informatica.E la prova e' scritta chiaramente in alto a sinistra, dei vostri monitor (a meno che non stiate usando Chrome o navigando a tutto schermo).In alto a sinistra, il primo dei menu dice "File".E poi basta pensare al verbo "cliccare"...Ma non e' questo il problema delle traduzioni del software.Il problema delle traduzioni del software in italiano e' legato a ben altre problematiche.La prima e' che non sono i programmatori a dover tradurre, perche' non e' compito loro.La seconda e' che gli interpreti, coloro che conoscono le lingue bene, non sanno di informatica (e soprattutto sono costosi).La terza e' che il cugGino che e' stato a Londra, la persona effettivamente preposta a tradurre, non e' in grado perche' non sa bene ne' l'inglese ne' l'italiano, e il risultato e' la solita traduzione maccheronica all'italiana.La soluzione, per tradurre come si deve qualunque software, e' quella piu' ovvia, banale e soprattutto gratuita.Open Source.Mettete i testi su un file di configurazione, e lasciate fare il lavoro a chi sa.Non ci arriverano mai...
    • il solito bene informato scrive:
      Re: L'italiano e' una lingua bellissima...
      You have reason!
    • vituzzo scrive:
      Re: L'italiano e' una lingua bellissima...
      - Scritto da: panda rossa
      L'italiano e' una lingua bellissima, ma non e'
      fatta per
      l'informatica.

      E la prova e' scritta chiaramente in alto a
      sinistra, dei vostri monitor (a meno che non
      stiate usando Chrome o navigando a tutto
      schermo).

      In alto a sinistra, il primo dei menu dice "File".
      E poi basta pensare al verbo "cliccare"...Pensa che i francesi hanno scritto fichier al posto di file, démarrer al posto di start, ma cliquer per cliccare. Insomma, si sono sforzati un po' per preservare la propria lingua. I russi invece assorbono le parole inglesi nella propria lingua ancora più degli italiani. Secondo me più che dipendere dalla lingua, dipende dalla cultura e dall'atteggiamento che si ha verso i paesi anglofoni.Inoltre è possibile utilizzare bene una lingua anche se ha parole estere o gergali. Infatti, a mio avviso, nell'articolo si è mischiato un po' il problema di quali parole usi e come costruisci le frasi. Se un persona non è in grado di costruire un periodo complesso, la colpa non è delle parole che ci devi mettere, ma dell'insegnante di italiano.

      Ma non e' questo il problema delle traduzioni del
      software.

      Il problema delle traduzioni del software in
      italiano e' legato a ben altre
      problematiche.

      La prima e' che non sono i programmatori a dover
      tradurre, perche' non e' compito
      loro.
      La seconda e' che gli interpreti, coloro che
      conoscono le lingue bene, non sanno di
      informatica (e soprattutto sono
      costosi).Puoi sempre provare a mettere per un po' gli interpreti nella stessa stanza (o in una stanza vicina) dei programmatori, così quando hanno dei dubbi, chiedono.
      La terza e' che il cugGino che e' stato a Londra,
      la persona effettivamente preposta a tradurre,
      non e' in grado perche' non sa bene ne' l'inglese
      ne' l'italiano, e il risultato e' la solita
      traduzione maccheronica
      all'italiana.Poi magari gli vengono dati due giorni per tradurre tantissime cose...

      La soluzione, per tradurre come si deve qualunque
      software, e' quella piu' ovvia, banale e
      soprattutto
      gratuita.

      Open Source.

      Mettete i testi su un file di configurazione, e
      lasciate fare il lavoro a chi
      sa.

      Non ci arriverano mai...Se l'applicativo è abbastanza generico e diffuso ce la fai, altrimenti rischi di aggiungerti ai tanti progetti open source a cui non partecipa nessuno da anni.
      • panda rossa scrive:
        Re: L'italiano e' una lingua bellissima...
        - Scritto da: vituzzo

        Se l'applicativo è abbastanza generico e diffuso
        ce la fai, altrimenti rischi di aggiungerti ai
        tanti progetti open source a cui non partecipa
        nessuno da
        anni.Vuol dire che nessuno usa quegli applicativi.Degli applicativi che tu usi, se i testi fossero tutti in un file di configurazione e tu notassi una traduzione che non ti piace, editi il testo e te la personalizzi.
    • pjt scrive:
      Re: L'italiano e' una lingua bellissima...
      A parte che avere in un file tutti i messaggi del software è sicuramente un'ottima soluzione (anche se non è nata con l'open source), il meglio è far fare le traduzioni a chi sa tradurre sapendone di informatica: ci sono figure specializzate, i traddutori tecnic, con competenze spaecifiche che sono i più adatti. All'università c'è addirittura la facoltà di informatica umanistica...
      • illegale scrive:
        Re: L'italiano e' una lingua bellissima...
        - Scritto da: pjt
        far fare le traduzioni a chi sa tradurre sapendone di
        informatica: ci sono figure specializzate, i
        traddutori tecnic, con competenze spaecificheEcco, qui ce ne vorrebbe uno per esempio. :'(
  • Martyn scrive:
    e già
    hai fatto il quadro della situazione veramente preoccupante, il problema è che non tutti riescono a percepire questo, e, a ruota, complica di più la situazione.
    • krane scrive:
      Re: e già
      - Scritto da: Martyn
      hai fatto il quadro della situazione veramente
      preoccupante, il problema è che non tutti
      riescono a percepire questo, e, a ruota, complica
      di più la situazione....Eehhh Gia...Eccoci ancora qua...Non so perche' pero' leggendo il tuo post l'influenza di una canzone passata in tv mi ha colpito molto; riflettiamo anche si quanto siamo influenzati dalla precedente generazione di media.
    • anonimo scrive:
      Re: e già
      - Scritto da: Martyn
      hai fatto il quadro della situazione veramente
      preoccupante, il problema è che non tutti
      riescono a percepire questo, e, a ruota, complica
      di più la
      situazione.Vedere ",e," mi duole più della morte del mio cane.
  • gelty scrive:
    Quoto!
    Quoto tutto!;-)
    • anonimo scrive:
      Re: Quoto!
      - Scritto da: gelty
      Quoto tutto!

      ;-)Prima impara il significato della parola quotare visto che non hai quotato un bel niente. A parte che anche "quoto tutto" è un bel modo di dire da bimbominkia o da uomo qualunque.
Chiudi i commenti