Nichi Grauso porta i domini all'estero

L'imprenditore mette sul mercato tutti i domini .it che aveva registrato, mentre gli altri sono affidati ad una società estera. Ma dice a Punto Informatico: non li sto vendendo, sto offrendo un servizio


Roma – Nichi Grauso ha dato il via alla “terza fase” della sua operazione sui domini Internet, una nuova “mossa” scatenata dall’arrivo imminente della nuova legge sui domini ispirata ai criteri ampiamente criticati del celeberrimo DDL Passigli.

A Punto Informatico Grauso ha confermato di aver dato il via ad una “smobilitazione italiana” della propria operazione sui domini proprio a causa del progetto di legge. Come si ricorderà la normativa in preparazione, che molti considerano ricolma di contraddizioni, pone seri limiti alle possibilità di registrare domini da parte di soggetti italiani.

“Abbiamo ceduto ad una società con personalità giuridica estera – ha spiegato Grauso a Punto Informatico – tutti i domini.com,.net e.org che avevamo registrato. Si tratta di nomi di dominio in molte lingue diverse, dal cinese al tedesco, dal portoghese allo spagnolo”. Il motivo è semplice: in questo modo la gestione di quei domini non è più nelle mani di una società italiana e dunque non è soggetta alle misure previste dal progetto di legge. Lo conferma lo stesso Grauso: “Quei domini sono stati trasferiti allo stesso costo al quale li avevamo registrati”.

Discorso a parte, invece, per i domini.it. Se si digita un dominio come pannocchia.it si finisce su una pagina messa in piedi dalla società italiana che ha registrato per conto di Grauso i domini italiani. Una pagina nella quale si legge che “Questo sito web è in vendita per: Lire 680.000 (+ IVA). Per acquistarlo clicca qui”. E si spiega: “Questo sito web è comprensivo di: Registrazione e Mantenimento per Due Anni del nome a dominio; Iscrizione dello stesso sui maggiori motori di ricerca; Posizionamento sui maggiori motori di ricerca; Pacchetto di URL e di E-mail sull’argomento.”


Stesso destino incontrerebbe chi volesse recarsi su altri domini, come stievano.it, libraro.it o mililli.it, domini che possono essere ricondotti a cognomi italiani, come molti dei domini.it del “pacchetto Grauso”.

In realtà il prezzo al quale vengono ceduti questi domini è stabilito con grande cura. E ‘ infatti di poco inferiore al costo minimo che sosterrebbe chi volesse avviare una procedura di contestazione dei domini perlopiù registrati dalla Polis srl di Grauso per vedersi riassegnare un dominio.it corrispondente al proprio cognome. Questo la Polis lo sa bene, visti anche i primi giudizi che hanno sottratto alcuni domini alla Polis quando questa li metteva in vendita a prezzi più alti del costo di un ricorso. Cosa che ora non avviene più. Una svendita pensata per raggranellare qualche soldo da chi preferisce comprare un dominio con il proprio cognome anziché fare una più costosa causa alla Polis?

Grauso si difende: “Non stiamo vendendo i domini.it. Stiamo cedendo il nome a dominio con una serie di servizi, ad un costo che è quello normale per servizi di questo tipo”.

Della “terza fase” dell’operazione Grauso sui domini.it ne stanno discutendo in queste ore anche all’interno della Naming Authority italiana, dove qualcuno ha rilevato come il “prezzo” fissato per i circa 20mila domini.it registrati dalle società che fanno riferimento a Nichi Grauso sia appunto di poco inferiore al costo minimo che dovrebbe affrontare chi volesse mettere in piedi una procedura di contestazione su quei domini. Le norme di naming contengono un’intera sezione dedicata alle dispute sui domini.it, con procedure che prevedono l’intervento degli “enti conduttori” riconosciuti dalla Naming Authority. Un intervento il cui costo assai difficilmente può essere inferiore al prezzo che Grauso ha ora stabilito per i suoi domini+servizi.

Non va però dimenticato che tra i problemi che emergono dal progetto di legge e che furono già ampiamente dibattuti in Rete all’epoca della presentazione del DDL Passigli, c’è anche quello del diritto dell’assegnazione di un dominio corrispondente ad un cognome. Stievano.it, per esempio, a quale Stievano italiano andrebbe affidato? Al primo che lo reclama dopo che è già stato registrato da una società di Grauso?

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