Niente privacy, benvenuti su Facebook

di Guido Scorza - Si chiede la rimozione dei profili, ma il social network si limita a renderli meno raggiungibili. Basta qualche astuzia. L'esperimento di una programmatrice, mentre l'Europa chiede ai grandi più rispetto

Roma – Do you want the internet to turn into a jungle? This could happen, you know, if we can’t control the use of our personal information online . Si apre con queste parole il videomessaggio che Viviane Reding, Commissario UE alla società dell’informazione ed ai Media, il 14 aprile, ha indirizzato ai netcitizen europei ed alle istituzioni.

La tentazione di chiunque creda nella capacità della Rete di autoregolamentarsi è quella di bollare il grido di allarme ed il richiamo all’ordine di Reding come l’ennesimo sintomo di quella dilagante tecnofobia legislativa o, piuttosto, come il preludio di un nuovo pesante intervento – questa volta da parte delle istituzioni europee – nell’attività di sovra-regolamentazione della Rete cui negli ultimi mesi abbiamo assistito impotenti.

Io stesso, all’indomani della raccomandazione del 17 ottobre 2008 con la quale i Garanti per la privacy di mezzo mondo, riuniti a Strasburgo, hanno indirizzato raccomandazioni e suggerimenti agli utenti delle piattaforme di social network ed ai loro gestori, spingendosi a caldeggiare l’utilizzo di pseudonimi nell’ambito di tali realtà ed a imporre/proporre la non indicizzazione da parte dei motori di ricerca dei profili degli utenti creati ed ospitati su tali piattaforme, ho avanzato dubbi e perplessità sull’opportunità ed utilità di un approccio regolamentare tanto invadente e “dirigista” rispetto ad una nuova dimensione della socialità. Ero, infatti, convinto – e lo sono tuttora – che l’approccio con il quale nel secolo della Rete e nell’era del web 2.0 occorrerebbe guardare alla privacy degli utenti dovrebbe essere orientato più che alla fissazione di regole e principi, a far sì che ogni utente riceva un’informativa effettivamente puntuale e trasparente circa i termini e le modalità di trattamento dei dati personali che lo riguardano e possa conseguentemente determinare, in ogni momento ed in assoluta autonomia, l’ambito di diffusione di tali dati nello spazio telematico. Il diritto ad autodeterminare tali profili relativi alla propria identità personale, infatti, costituisce un principio irrinunciabile quale che sia la nozione di privacy cui si intende accedere, risultato dell’evoluzione dei costumi, della società e del mercato, di riferimento nel passato, nel presente e nel futuro.

Tuttavia, per chiedere al legislatore e al Governo di fare un passo indietro o, almeno, di non lasciare che la paura del nuovo o l’ansia di restaurare in Rete le dinamiche di controllo proprie del vecchio, costituiscano i principi cui ispirare la nostra politica dell’innovazione occorre che anche i protagonisti del web – i grandi e gli utenti – facciano la loro parte con rispetto reciproco ed equilibrio.
Non sempre è così.

Non è così, ad esempio, nei rapporti tra Facebook, i propri utenti e le leggi.
Nei giorni scorsi Cristina D’Arienzo , una giovane programmatrice, mi ha segnalato una duplice preoccupante curiosità nel trattamento dei dati personali da parte del colosso del social network in relazione all’archiviazione, la conservazione e la cancellazione delle immagini caricate dagli utenti.
Le immagini, infatti, all’atto dell’upload vengono caricate su un server diverso da quelli sui quali gira la piattaforma e, ad esse, viene assegnato un autonomo IP che le rende raggiungibili senza l’esigenza di passare per la piattaforma stessa. Con una prima, importante, conseguenza: chiunque conosca la “codifica” dell’URL assegnato ad ogni immagine all’atto dell’upload – si tratta, peraltro, di una codifica che risponde ad un preciso schema matematico e, dunque, agevolmente decodificabile come mostrano su Trackback – è in condizione, quali che siano le scelte in materia di privacy del titolare delle immagini – di accedervi, visualizzarle ed appropriarsene per qualsiasi genere di uso.
Piuttosto grave, se si considera che le condizioni generali sul trattamento dei dati personali dell’utente pubblicate su Facebook inducono quest’ultimo a ritenere – in conformità peraltro alla disciplina vigente – di essere in grado di autodeterminare l’ambito di “pubblicità” dei dati e delle informazioni immesse nella piattaforma.

Ma c’è di più.
Le stesse condizioni generali chiariscono all’utente che, in qualsiasi momento, può rimuovere i contenuti che ha caricato online, revocando – da un punto di vista giuridico – il consenso prestato alla diffusione al pubblico delle proprie immagini.
Cristina ha fatto una prova in questo senso: il 12 marzo ha caricato un’immagine sul suo profilo FB e l’ha quindi rimossa. Peccato che la foto sia ancora lì, non più raggiungibile attraverso il profilo di Cristina ma facilmente accessibile da chiunque abbia conservato l’URL di pubblicazione o, addirittura, casualmente.

La sostanza è questa: pare che Facebook, a seguito della richiesta di rimozione di un contenuto dalla propria piattaforma (e dunque della revoca del consenso all’utilizzo dei dati personali di un utente) si limiti a sospendere l’indicizzazione del contenuto medesimo in abbinamento al profilo dell’utente ma conservi i relativi dati o informazioni.

Quando mi hanno raccontato di quest’esperienza, ho chiesto di fare un’ulteriore prova: manifestare a Facebook, attraverso l’apposito form, la propria volontà di cancellare integralmente il proprio profilo – giuridicamente, potremmo dire, recedere dal contratto – e verificare poi se i contenuti sino a quel momento pubblicati restassero raggiungibili.

Detto, fatto.
Il 24 marzo 2009 abbiamo proceduto a richiedere la cancellazione del profilo su Facebook di un amico (Cristina, questa volta, non se l’è sentita di fare a meno della sua social identity!) seguendo le istruzioni rese disponibili online. Ci è stato, quindi, comunicato che la rimozione del profilo era prevista per il successivo 7 aprile. Il 7 aprile qualcosa è realmente accaduto nel senso che il profilo “sacrificale” del nostro amico non era più raggiungibile nella piattaforma ma, sfortunatamente, le sue immagini caricate nel periodo di utilizzo del profilo oggi sono ancora al loro posto e, quindi, raggiungibili da chiunque.

È grave, gravissimo promettere ad un utente la cancellazione di un dato e continuarlo, invece, ad utilizzare.
Si tratta – prima che di una violazione di legge – di una manifestazione di scarso rispetto che rischia di compromettere ogni possibilità di dialettica e confronto tra i protagonisti della Rete e le istituzioni ed è un peccato che per gli errori di pochi debbano pagare in molti, assistendo impotenti al proliferare di una politica legislativa di repressione rispetto ad una tecnologia che, se usata con rispetto, equilibrio e buon senso, può essere il più fedele alleato dei cittadini del XXI secolo e non già il loro nemico giurato come troppo spesso viene rappresentata.

Sarebbe, per questo, auspicabile un immediato intervento del Garante – almeno nei limiti in cui al trattamento di dati personali posti in essere da Facebook risulti applicabile la disciplina italiana – al fine rimettere in riga il gigante del social network e scongiurare il rischio che ci si debba, tra qualche mese, ritrovare costretti a convenire con il Commissario Reding sul rischio che la Rete si trasformi in una giungla.

Guido Scorza
www.guidoscorza.it
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione

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  • Pier Francesco scrive:
    Ho 1,2 ettari di terra a disposizione
    Lucidissima Mafe, troppi di noi hanno riconosciuto situazioni note, leggendo il tuo NoLogo!Sto cercando di ricordare se per caso anche io abbia mai minato i cardini dell'umana intelligenza, PowerPoint alla mano. Forse sì. Che vergogna!Oltre alle presentazioni, anche lo stress è di per sé considerato lavoro, o comunque un plausibile sostituto di esso.È per questo che sto considerando di ritirarmi in campagna. Ho un campicello, potrei riempirlo di zucchine e pomodori. Se vengono su, almeno, ho la certezza di non aver barato!Pier Francescohttp://www.riparlarediparole.com
  • Paolini scrive:
    GRANDE MAFE
    NE ABBIAMO LE PALLE PIENE DI GENTAGLIA SPARASLIDE CHE PIGLIA 2500 EURO AL MESE
  • Matteo scrive:
    Re: le mail fanno cmq perdere tanto tempo
    Hai dimenticato la tumorale autogenerazione dei Subject!1) "Invio materiali grafica" (cliente? lavoro?) 2) "Re: Re: Invio materiali grafica" (in genere usata per invio di materiali assoultamente NON grafici) 3) "Re: I: Re: I: Re: Re: Invio materiali grafica" (con due CC scomparsi e tre nuovi arrivati, in genere questa contiene le informazioni davvero fondamentali, annidate in un delirio escheriano) 4) "R: I: Re: I: I: Re: I: Re: I: Re: Re: Invio materiali grafica" (sicuramente -quasi- è lo stesso cliente, ma probabilmente si sta parlando di un altro progetto) 5) "I: I: Re: R: R: I: Re: I: I: Re: I: Re: I: Re: Re: Invio materiali grafica" (qui si è tornati al progetto originario, e c'è il XXXXXatone di uno sconosciuto appena "carbonato" su come è possibile che non si siano recepite le informazioni fondamentali di cui al punto 3)
  • dasar scrive:
    brava Mafe
    sono perfettamente d'accordo. "In moltissime aziende la giornata lavorativa consiste in una serie ininterrotta di "ping" reciproci che servono solo a confermare la reciproca dignità di presenza."Purtroppo le aziende sono fatte di persone che spesso hanno perso la capacità di osservare sé stessi e il gruppo sociale di appartenenza. E così non i accorgono di creare loro stessi molti di quei problemi che si adoperano a risolvere ... con una presentazione.
    • Eretico scrive:
      Re: brava Mafe
      Mi associo.Uno splendido e lucido spaccato della vita lavorativa di certe aziende e di cui sono testimone ogni santo giorno." Le slide quasi sempre rimangono l'unica documentazione di progetto esistente, e troppo spesso si confonde la presentazione con il lavoro sul progetto. "Tremendamente e traggicamente vero. Ma ancora più spettacolari solo le arrampicate sugli specchi di questi signori quando il progetto si arresta o è in ritardo sulle loro ridicole tebelle di marcia al cospetto dei loro superiori." Non sarebbe più semplice se tutti avessero la documentazione prima, così da sfruttare la riunione per un confronto su informazioni già note a tutte ? "Ma non mi dire... :)" In molti progetti invece la presentazione diventa una specie di McGuffin o, se preferite, di coperta di Linus: più è poderosa maggiore la confidenza nel sucXXXXX del progetto (che qualcuno - di solito non presente - dovrà prima o poi realizzare). "Ah ah ah verissimo anche questo. In poche parole: - 15 ore per impaginare la presentazione - 15 minuti, al lordo delle divagazioni/pause caffè e fuffa varia, per esporla - e 5 anni per realizzare il progetto.Si direi che è abbastanza aderente alla realtà. :D
      • afergo scrive:
        Re: brava Mafe
        - Scritto da: Eretico
        Ah ah ah verissimo anche questo.
        In poche parole:

        - 15 ore per impaginare la presentazione
        - 15 minuti, al lordo delle divagazioni/pause
        caffè e

        fuffa varia, per esporla
        - e 5 anni per realizzare il progetto.

        Si direi che è abbastanza aderente alla realtà.
        :Dl'unica cosa che mi consola è che il libro "la legge di parkinson" è stato scritto nel 1957.Da allora le cose fondamentali non sono cambiate tantissimo... ma molti dettagli le hanno peggiorate.
  • Mi riconosco scrive:
    Manager spacciatori
    Quante riunioni mi ricorda la descrizione con e senza massicci powerpoint dove un tizio che non ha fatto gavetta ma ha una qualche laurea in economia o in marketing oppure nessuna la tira lunga con la parte tecnica che cerca di spiegargli per 10 volte che la questione non puo' essere posta in quei termini perche' tecnicamente poco valida, non conveniente ecc.Da certe parti poi un anno di lavoro a redigere il progetto con riunioni e riunioni e poi la decisione di acquistare un prodotto gia' pronto dall'amico dell'amico perche' amico o perche' da' mancia ai decision makers.Oppure quasi inevitabilmente quello che si progetta e quello che esce sono sempre cose molto differenti (per fortuna spesso anche perche' le specifiche le danno i megamanager del committente a cui alla fine bisogna dire cosa chiedere dato che spesso richiedono quello di cui non hanno bisogno e si dimenticano l'essenziale, e per forza dopo riunioni e riunioni anche dalla loro parte ...)E parole, parole, parole. Mezze settimane lavorative a riunioni e poi dover correre per lavorare veramente e produrre i risultati.Troppi parolai in giro, ricominciamo dalla gavetta, manager che prima sono stati tecnici e sanno quali sono i problemi, meno riunioni e piu' decisioni.E' splendida la motivazione data: certa gente annega in riunioni per avere un po' di compagnia nelle lunghe e solitarie giornate e giustificare i propri alti stipendi, per fortuna hanno inventato Facebook, un po' di tempo questi manager lo passano a giochicchiare e occupano quindi diversamente il tempo.Una soluzione per la crisi? Mandiamo a casa i manager, promuoviamo i tecnici piu' svegli che con un terzo dello stipendio dei megamanager e anche meno (e che sarebbe comunque almeno doppio di quello che prendono) svolgono il ruolo ma facendo le cose giuste dato che sanno di quello che parlano. Del resto notato che il megamanager superefficiente e competente alla prima cosa appena complicata e che attiene al suo campo di competenza, tipo ristrutturazione finanziaria, valutazione cespiti ecc. ecc. la prima cosa che fa e' chiamare una ditta de consulenze esterne. Ma che pigliano lo stipendio a fare questi venditori di fumo???? Parassiti che complicano la vita a chi tira davvero la carretta, non sanno fare niente ma sembra che riescano (ai profani) a spiegarlo benissimo a tutti quanti.
    • supervacuum scrive:
      Re: Manager spacciatori
      Solito piagnisteo da tecnico frustrato.Anche se fosse vero ciò che dici:1) Un bravo tecnico non è necessariamente un bravo manager;2) Un bravo tecnico che diventa un manager pensa come un manager, ovvero pensa a come difendere la sua poltrona dagli attacchi degli altri piuttosto che a come guidare la sua struttura.
      • Ale scrive:
        Re: Manager spacciatori
        fammi indovinare, te sei uno di quei "manager" (che poi "dirigente" fa brutto ?)9 su 10 dei "manager" che ho conosciuto in 15 anni di questo lavoro dovrebbero essere mandati a zappare la terra SUBITO, punto e basta...
        • XYZ scrive:
          Re: Manager spacciatori
          - Scritto da: Ale
          fammi indovinare, te sei uno di quei "manager"
          (che poi "dirigente" fa brutto
          ?)

          9 su 10 dei "manager" che ho conosciuto in 15
          anni di questo lavoro dovrebbero essere mandati a
          zappare la terra SUBITO, punto e
          basta...Straquoto. In più se il problema diventa difendere la poltrona, allora tanto vale annulare di per sè la presenza di un manager, poichè difendere la poltrona non è prendersi cura della struttura. D'altronde è il problema organizzativo più comune qui in Italia e personalmente, ho avuto modo di saggiare sia la situazione in esempio, sia la completa antitesi. Infatti ho lavorato anche per aziende dove le due figure professionali spesso combaciavano, dove le riunioni servivano solo a fare l'attuale punto della situazione e le slide erano praticamente inutili.Eh non è poi tanto difficile realizzarlo, la differenza essenzialmente stà nel gruppo che lavora al progetto, se c'è coesione come gruppo (e non quel miserabile rapporto cordiale che ti porta a strutturare l azienda in maniera piramidale) allora c'è coesione anche nel progetto, e ogni "tecnico" diventa a sua volta manager della piccola parte del grande progetto a cui lavora. Lo stesso discorso naturalmente vale anche per i commerciali. Se non ci sono, insomma, interessi di comodo o secondi fini, è spesso molto piu facile innalzare la qualità, la comunicazione e spesso anche migliorare i tempi di sviluppo.L'unico modo, insomma, per soverchiare questo tipo di problema nella situazione attuale, è puntare ad essere "un gruppo affiatato di amici, al lavoro su un progetto comune". Con commerciali che diventano tecnici, tecnici che diventano commerciali e tutti che sono al tempo stesso consulenti, il tutto visto in chiave realmente costruttiva (vista l assenza di secondi fini). Senza contare poi, che in tempi bui, questo evita anche che il manager di turno scompaia improvvisamente con tutta la lista dei contatti dei clienti... Come spessissimo accade..
  • Evol Dawg scrive:
    Priceless
    I markettari che litigano su PI, questa mi mancava proprio (rotfl)(rotfl)(rotfl)(rotfl)(rotfl)(rotfl)(rotfl)(rotfl)
  • gomez scrive:
    Mafe Santa Subito !!!!!!!!! :-)
    Se sapessi scrivere avrei scritto io questo articolo, e l'avrei fatto una trentina di anni fa.Si', si', powerpoint non c'era.Gli stakanovisti delle presentazioni pero' si' che c'erano.Ma invece di un'ora di slides multicolori con effetti speciali musica di fondo e dissolvenze multiple proiettavano un'ora di grigi e illeggibili foils (per chi e' troppo giovane, sono fogli trasparenti A4 sui quali si puo' fotocopiare o scrivere un testo, che un proiettore proietta su uno schermo) zeppi di grafici e numerelli che dimostravano soprattutto quanto fosse bravo il tizio a fare grafici e tabelle.Poiche' di solito il relatore aveva solo compiti di visibilita' col cliente, l'utilita' della riunione/presentazione era di far perdere tempo ai colleghi che lavoravano (loro si') al progetto e dovevano sorbirsi le lamentele del cliente per i ritardi (si', i tempi di consegna li aveva valutati il relatore).Powerpoint ha solo reso piu' facile e appagante (per chi lo usa) questo approccio distruttivo, come la e-mail del resto, in un altro post relativo ad un altro articolo raccontavo di una mia email partita con un quesito, e che dopo parecchi giorni mi era tornata... con lo stesso quesito sottoposto a me "per competenza". :-)E gia' che ci siamo mettiamoci anche le presentazioni in videoconferenza, dove di solito charts gannt grafici finiscono per essere illeggibili e non avendo copia della documentazione si ascolta una voce incorporea che commenta dati incomprensibili (se si ricorda di parlare _nel_ microfono, altrimenti sparisce anche la voce...), seguita da un coro di voci che si accavallano per chiedere e fornire chiarimenti, dopo un'oretta di questa tortura la conclusione di solito e' "magari vi mando la documentazione via mail cosi' tutto vi e' piu' chiaro".Bravo, grazie. :-)Mauro-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 17 aprile 2009 10.07-----------------------------------------------------------
  • panda rossa scrive:
    Re: le mail fanno cmq perdere tanto tempo
    - Scritto da: avvertenze modalita uso
    io amo l'e-mail, ma devo dire in modo che può
    apparire arrogante, ne faccio un uso
    corretto.

    [megacut]Standing ovation! [img]http://fc05.deviantart.com/fs26/f/2008/038/d/b/_happehclap__by_BubbleRevolution.gif[/img]
  • Mimmus scrive:
    Infatti c'è chi lavora e chi...
    ... indice riunioni! Poi, i primi devono venire di sabato o restare dopo le 18, a lavorare sul serio.Io ormai non scrivo un documento e non preparo una presentazione neanche se mi pregano in aramaico o mi obbligano in tedesco.Allee telefonate non rispondo neanche.Rimangono le email, a rompere il flusso dei pensieri di chi deve lavorare per rendere possibile il lavoro degli altri...
  • MeX scrive:
    il problema...
    é che chi prende le decisioni, molto spesso non é colui che poi ne subisce le conseguenze quotidianamente.Soprattutto nelle "grandi aziende" i capoccia sono 4 bambocci di bella presenza con completi da urlo che decidono come "far" funzionare le cose, ma non hanno idea di quello di cui stanno parlando.Il trucco é ignorare ogni loro decisione e linea guida e fare le cose in modo che funzionino, rispettando in apparenza le loro genialate.Vin invito a gurdarvi: Office Space
  • ALESPE scrive:
    alternative a Powerpoint
    Spiegare il perche' di scelte alternative alle slide richiederebbe un discorso approfondito. Mi limito a dire che sono diversi anni che per fare presentazioni utilizzo sempre piu' spessosoftware per creare mappe mentali.Uno dei vantaggi delle mappe mentali e' che consentono di mantenere una visione d'insieme sul tema, e quindi, ad esempio, permettono di scendere su piu' livelli di dettaglio senza perdere di vista il punto di partenza.Mi fermo qui. Non e' questione di essere pro o contro.Dei buoni strumenti e dei buoni metodi aiutano ad avere un buon risultato in un'attivita'. La presentazione probabilmente non e' l'obiettivo piu' importante di un'attivita' .
  • pina della guardia scrive:
    perchè si alle mail
    le mail sono necessarie se usate per il lavoro non fanno perdere tempo( si possono scrivere in qualsiasi momento) possono essere scritte nel momento scelto da te e lette quanto sei disponibile sono brevi e se ben scritte (senza troppi aggettivi e avverbi) arrivano subito all'obiettivonella comunicazione con la mail si evitano le Interruzioni e le distrazionie poi con la mail comunihi a costo zero e raggiungi con un solo messaggio più interlocutori riunisci intorno ad un argomento persone lontane tra loro ....per ora basta .....buon lavoro
  • uno che passava di qui scrive:
    sembra...
    lei ha descritto in modo esemplare quella che è stata anche la mia esperienza ogni volta che ho collaborato con un ente che contasse più di tre collaboratori/dipendenti/soci...complimenti
  • Giancarlo Nascimbeni scrive:
    Bensvegliati! Esiste Microsoft Project
    Bensvegliati a Mafe e a Mazzei. Cappuccino? Brioche? Avete mai sentito nominare Microsoft Project o programmi simili?
    • avvertenze modalita uso scrive:
      Re: Bensvegliati! Esiste Microsoft Project
      - Scritto da: Giancarlo Nascimbeni
      Bensvegliati a Mafe e a Mazzei. Cappuccino?
      Brioche? Avete mai sentito nominare Microsoft
      Project o programmi
      simili?il gantt esiste da prima dell'elettricità, caro Nascimbeni.e chi lo sa, non confonderebbe mail questo con quello che ha detto mafe.più che bensvegliato, è il caso che ti fai la dormita che ti manca, Giancarlo.
    • mafe scrive:
      Re: Bensvegliati! Esiste Microsoft Project
      - Scritto da: Giancarlo Nascimbeni
      Bensvegliati a Mafe e a Mazzei. Cappuccino?
      Brioche? Avete mai sentito nominare Microsoft
      Project o programmi
      simili?Ehi, tu sì che hai colto il punto.
  • afergo scrive:
    CONFIDENZA???
    mafe, leggi questo, per favore:http://www.gandalf.it/net/inglit.htmil vecchio Gianfranco Livraghi , che fa marketing da PARECCHIO PRIMA DI TE e che scriveva su PI da PARECCHIO PRIMA DI TE però ha imparato l'inglese e sa cosa sono i false friends ....senza contare la infinita quantità di cose che puoi imparare leggendo quel che ha scritto quell'uomo; odia pure me e inizia ad apprezzare la sua autorevolezza (modestissimo, lui, peraltro).Leggi, leggi anche tu.
    • mafe scrive:
      Re: CONFIDENZA???
      - Scritto da: afergo
      mafe, leggi questo, per favore:

      http://www.gandalf.it/net/inglit.htm

      il vecchio Gianfranco Livraghi , che fa
      marketing da PARECCHIO PRIMA DI TE e che scriveva
      su PI da PARECCHIO PRIMA DI TE però ha imparato
      l'inglese e sa cosa sono i false
      friends .

      ...senza contare la infinita quantità di cose che
      puoi imparare leggendo quel che ha scritto
      quell'uomo; odia pure me e inizia ad apprezzare
      la sua autorevolezza (modestissimo, lui,
      peraltro).

      Leggi, leggi anche tu.Rispetto Gianfranco da prima che tu nascessi, credo. La lingua però è viva, non morta.
      • supervacuum scrive:
        Re: CONFIDENZA???
        Toh, mi aspettavo un richiamo alla licenza poetica, in questo caso...Siccome però un termine per sostituire "confidenza" esiste, ed è "sicurezza", ti esorto ad usarlo.
        • afergo scrive:
          Re: CONFIDENZA???
          - Scritto da: supervacuum
          Toh, mi aspettavo un richiamo alla licenza
          poetica, in questo
          caso...

          Siccome però un termine per sostituire
          "confidenza" esiste, ed è "sicurezza", ti esorto
          ad
          usarlo.e poi di solito si usa fiducia, in quell'accezione, in italiano (uso comune, non aulico o particolarmente ricercato... parlo di roba standard)il confidente e la confidenza ... sono altre cose.
      • afergo scrive:
        Re: CONFIDENZA???
        - Scritto da: mafe
        Rispetto Gianfranco da prima che tu nascessi,
        credo. La lingua però è viva, non
        morta.una scusa apparentemente buona per non ammettere che "condifent" non si traduce in quel modo in italiano.la stai ravvivando con i tuoi personali neologismi, la lingua?chi non sa ammettere i propri errori mi fa sempre sospettare... come sai quando non è in errore?Ora ci manca che tiri in ballo la libertà di parola o di espressione e hai tirato fuori tutto il repertorio standard.Ah , per curiosità: lo fanno anche quelli che vogliono XXXXXXXXXXre senza sentire lamentele "siamo in un paese libero"...
      • afergo scrive:
        Re: CONFIDENZA???
        - Scritto da: mafe
        - Scritto da: afergo

        mafe, leggi questo, per favore:



        http://www.gandalf.it/net/inglit.htm



        il vecchio Gianfranco Livraghi , che fa

        marketing da PARECCHIO PRIMA DI TE e che
        scriveva

        su PI da PARECCHIO PRIMA DI TE però ha imparato

        l'inglese e sa cosa sono i false

        friends .



        ...senza contare la infinita quantità di cose
        che

        puoi imparare leggendo quel che ha scritto

        quell'uomo; odia pure me e inizia ad apprezzare

        la sua autorevolezza (modestissimo, lui,

        peraltro).



        Leggi, leggi anche tu.

        Rispetto Gianfranco da prima che tu nascessi,
        credo. La lingua però è viva, non
        morta.massimo rispetto a GIANCARLO ;)ci siamo cascati tutti eh? :)http://www.gandalf.it/livraghi.htm
    • KaysiX scrive:
      Re: CONFIDENZA???
      - Scritto da: afergo
      mafe, leggi questo, per favore:

      http://www.gandalf.it/net/inglit.htm

      il vecchio Gianfranco Livraghi Scusami se sviscero e faccio il pignoletto, ma è Giancarlo Livraghi, non Gianfranco...
      • afergo scrive:
        Re: CONFIDENZA???
        - Scritto da: KaysiX
        - Scritto da: afergo

        mafe, leggi questo, per favore:



        http://www.gandalf.it/net/inglit.htm



        il vecchio Gianfranco Livraghi

        Scusami se sviscero e faccio il pignoletto, ma è
        Giancarlo Livraghi, non
        Gianfranco...scusa tu, altro che!ragionissima!http://www.gandalf.it/livraghi.htm
  • Picchiatell o scrive:
    wow
    Toh' la crisi e' arrivata anche da quelle parti?
    • Picchiatell o scrive:
      Re: wow
      - Scritto da: avvertenze modalita uso
      le vecchie generazioni avevano dei grandi
      difetti... invece di cancellare solo quelli,
      sonos tati cancellati anche i pregi, sostituiti
      dai difetti (e basta) delle nuove
      generazioni

      risultato: l'articolo di mafe lo descrive.le vecchie generazioni forse lavoravano sul campo e venivano ( in parte) dalla gavetta e si sono dovute inventare molte cose di sana pianta;quelle nuove hanno un mercato, hanno gia' dei prodotti ma non riescono a venderli....chiamare un piazzista...
  • supervacuum scrive:
    Sicuro che...
    ... non sia un articolo di Cubasia e tu stia facendo da prestanome? L'italiano sicuramente è migliore ma la frustrazione di fondo è la stessa.Il quadro che presenti è quello tipico delle aziende di grandi dimensioni, ma non sono tutte così.
    • Dina scrive:
      Re: Sicuro che...
      - Scritto da: supervacuum
      ... non sia un articolo di Cubasia e tu stia
      facendo da prestanome? L'italiano sicuramente è
      migliore ma la frustrazione di fondo è la
      stessa.

      Il quadro che presenti è quello tipico delle
      aziende di grandi dimensioni, ma non sono tutte
      così.anche le PMI con quel tipo di velleità sono così; e spesso bastano quattro chiacchiere per risolvere ed analizzare tutto... ma la cosa pazzesca è che è tutto un openXXXXXdispace e gente che ti guarda male e ti origlia senza capire ... tu PERDI TEMPO perché magari parli con un collega e analizzi i problemi, li svisceri e ...... insomma come ha detto mafe, sei malvisto, sei un pignoletto
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