NoLogo/ Il dovere di tacere, o dei blogdrammi

di Mafe de Baggis - Eh no, quando un blogger non ha nulla da dire non è che può starsene zitto: deve starsene zitto. Dalla blogosfera chi si aspettava qualcosa di più?
di Mafe de Baggis - Eh no, quando un blogger non ha nulla da dire non è che può starsene zitto: deve starsene zitto. Dalla blogosfera chi si aspettava qualcosa di più?

Milano – Pian piano ci stiamo liberando dell’idea strampalata che i blog possano fare concorrenza all’informazione professionale, a cui possono e devono fare da cani da guardia, costringendo gli editori a migliorare il loro lavoro, ma difficilmente sostituirsi. Una delle grandi differenze tra blog e giornali è, per esempio, che un blogger ha il diritto ma non il dovere di scrivere. Da qualche tempo però comincio a pensare che in alcuni casi il blogger che non ha niente da dire non ha tanto il diritto di tacere, quanto il dovere.

Quando non si è competenti sull’argomento che si affronta, per esempio, sarebbe opportuno limitarsi a esprimere un parere, se proprio proprio è indispensabile.
L’ingenuità e l’imprecisione distruggono uno degli assunti di base della saggezza delle folle, e cioè che ciascuno di noi sa qualcosa in più degli altri e la mette a disposizione di tutti. Se troppe persone cominciano a cianciare a vuoto di qualunque cosa, distinguere la blogosfera da un reality show con nani e ballerine diventa davvero difficile. Abbi rispetto dei tuoi lettori (e di te stesso): scrivi solo di cose che sai.

La libertà di poter scrivere quello che vogliamo poi non ci dispensa affatto dal mantenimento di quel minimo di gentilezza e cortesia tale da permettere una convivenza civile. Capita sempre più spesso, per esempio, che blogger invitati a un evento da questa o quella azienda si indignino a tal punto per l’invasione della propria privacy da mettere alla berlina con tanto di copia e incolla l’azienda “colpevole”. Colpevole di cosa? Di averti invitato da qualche parte, sempre più spesso a spese loro. A complicare le cose, quasi sempre lo sputtanamento delle aziende invitanti scatena un altro effetto a catena: la sofferenza e invidia dei non invitati, che dà vita a un’altra tipica occasione in cui rispettare il dovere di tacere sarebbe meglio per tutti: il “blog drama”.

Come recita lo Urban Dictionary un “blog drama” è “Una delle più patetiche e immature dimostrazioni di stupidità che sia possibile incontrare in rete”. Il “blog drama” assomiglia molto a una flame tra blog, ma il dilatarsi dei tempi e degli spazi tipici della conversazione tra blogger causa un’evoluzione a elastico, come le code al rientro dal ponte. Qualcuno tipicamente innesca una miccia, nel giro di poche ore questa viene raccolta da chi confonde il diritto di parlare con il dovere di dire la propria opinione a tutti i costi, molti si accodano alla posizione più polemica, pausa. Tipicamente il giorno dopo qualcuno arrivato in ritardo ma disperatamente bisognoso di esprimersi si lancia nella mischia con una posizione esattamente contraria a quella della maggioranza (è una delle mie specialità, per esempio) e riaccende la discussione, con un nuovo giro di polarizzazione pro e contro caratterizzata da una totale perdita di contatto con il punto di partenza e la realtà. Incrocia il blog drama con chi scrive di cose di cui non capisce nulla, mixato con la convinzione che essere gentili sia un optional, anzi, un difetto: stiamo per seppellire la speranza che i blog potessero essere un’oasi di scambio competente e divertito di informazioni da parte di persone intelligenti.

Non a caso il settore dell’industria dei media dove i social media hanno già vinto la loro battaglia e sul campo rimangono feriti e zombie (cioè morti che non sanno di esserlo) è l’informazione di intrattenimento, se non l’intrattenimento tout court. “Siete i miei cartoni animati”, scrisse una volta un lurker su it.arti.cinema: dieci anni fa la cosa mi aveva fatto ridere, oggi un po’ meno.

Mafe de Baggis
Maestrini per Caso

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05 06 2008
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