Novità e trappole dell'ADSL 2005

Si parte con un megabit ma già si lavora sui 4 megabit. I provider seguono da vicino le mosse di Telecom, e Wind spinge sull'acceleratore. La battaglia della velocità minima garantita. Parlano gli operatori
Si parte con un megabit ma già si lavora sui 4 megabit. I provider seguono da vicino le mosse di Telecom, e Wind spinge sull'acceleratore. La battaglia della velocità minima garantita. Parlano gli operatori


Roma – L’ADSL italiana del 2005 sarà da febbraio almeno a un Megabit, flat rate, ai prezzi dell’attuale 640, mentre da aprile ci saranno offerte fino a 4 Mbps.

Sono i progetti di Telecom Italia, dichiarati in un annuncio apparso il 31 dicembre sul sito dedicato all’offerta all’ingrosso. Telecom poi darà le novità in pasto ai provider. Il tutto passerà al vaglio dell’Authority Tlc, che terrà conto anche dei pareri degli operatori concorrenti, ma la tendenza è già segnata; è sui dettagli dell’upgrade che si farà battaglia tra le parti. Dettagli importanti, però, dai quali dipenderà il futuro dell’accesso a Internet in Italia. Il regalo di Natale preparato da Telecom ha infatti tutti i fiocchi al punto giusto, che parlano di Internet veloce a basso costo; ma “ci sono alcuni punti critici”, segnala a Punto Informatico Paolo Nuti , Presidente di AIIP , associazione di provider italiani. Il più evidente è che l’ADSL a 4 Mbps sarà disponibile ai provider solo con 20 Kbps di MCR (Minimum cell rate, volgarmente chiamata banda minima garantita): troppo pochi. La promessa di maggiore velocità potrebbe rivelarsi un’illusione.

Si affilano le armi del Megabit
Meno problematica sarà forse la migrazione verso l’alba del Megabit, così come l’anno scorso c’è stata quella dai 256 ai 640 Kbps. Punto Informatico può anticipare qualche dettaglio delle novità in arrivo, grazie ai commenti di Antonio Converti , direttore marketing di Libero. “La nostra ADSL base, a 29,95 euro al mese, sarà almeno a 1.280/256 Kbps”, dice. Una velocità che finora è stata data soltanto agli utenti coperti da shared access. “Ai quali daremo una velocità oltre il mega: intendiamo continuare a privilegiarli, rispetto agli altri utenti”. Non solo: “Gli attuali utenti con ADSL a 640 passeranno in automatico a 1.280 Kbps, a parità di canone. A patto che Telecom ci conceda la migrazione gratuita, come è molto probabile”, aggiunge.

Insomma, dice Converti “l’ADSL italiana farà un altro salto in avanti. Credo infatti che anche gli altri provider si convertiranno ai nuovi prezzi per l’ADSL Megabit”. È probabile quindi che Alice Mega da febbraio possa costare come l’attuale Alice Flat- 36,95 euro al mese (ma bisogna aspettare l’annuncio ufficiale di Telecom per averne conferma). Elitel, Tele2 e Tiscali, contattati da Punto Informatico, si sono riservati di commentare le novità solo nelle prossime settimane. Nei prossimi giorni dovrebbero quindi fioccare novità e annunci da più parti. MC-link già comunica a Punto Informatico che probabilmente la propria ADSL 640, con 20 Kbps garantiti, passerà a 1.280 Kbps.


C’è un punto debole in questo upgrade generalizzato. A partire dal 31 gennaio, Telecom vorrebbe rendere il prezzo all’ingrosso della ADSL 1.280/256 Kbps uguale a quello dell’attuale ADSL 640/256 Kbps. Lo sconto sarebbe però solo sul prezzo chiesto al provider per configurare la linea con il limite di velocità impostato a 1.280 Kbps. La banda effettiva, che quell’ADSL dovrà usare, va pagata a parte e senza sconti.

È un problema che potrebbe condannare a una velocità da lumaca gli utenti delle neo ADSL Mega economiche, rinchiuse in gabbie troppo strette. Nell’offerta all’ingrosso, queste gabbie sono i Virtual Path (apparati presenti in centrale), di cui i provider acquistano da Telecom la banda ATM, condivisa dai vari Virtual Circuit (le linee degli utenti) allocati.

C’è un indizio per capire quanta banda è dedicata a ciascun VC, nel VP: è dato dall’MCR.
Sarebbe pari al rapporto tra numero di utenti e livello di banda del VP. Se l’MCR è venti Kbps significa che dividendo la banda del VP per il numero di utenti lì allocati si ottiene 20; almeno in teoria, poiché ai provider è concesso un overbooking fino a un fattore di quattro. Cioè, nell’esempio è possibile comprare da Telecom ADSL con 20 Kbps garantiti, rivenderle come tali, e poi metterle in VP dove il rapporto banda-utenti darebbe in realtà 5 Kbps dedicati a ciascuno. Il provider si affida infatti ai dati statistici, secondo cui è quasi impossibile che tutti gli utenti del VP (possono essere fino a mille) siano connessi e scarichino un file nello stesso momento.

In ogni caso, ne deriva che l’MCR non è solo una garanzia di banda minima per l’utente, ma anche un indicatore teorico della banda reale che gli è assegnata e delle prestazioni medie raggiungibili. “Secondo la nostra esperienza, con un’ADSL 640, 20 Kbps di MCR e un overbooking a fattore massimo di 2, si ottengono prestazioni decenti- circa 500 Kbps nel 90 per cento del tempo”, dice ancora Nuti. A questa regola fanno eccezione alcuni provider, come SìADSL, che non indicano come banda minima garantita l’MCR impostato nel VP ma un valore statistico: la velocità minima sotto la quale mai quella connessione dovrà scendere. Ecco perché i valori MCR di SìADSL sono i più alti sul mercato, in rapporto al canone richiesto; ma non hanno corrispondenti nell’offerta all’ingrosso di Telecom.

La banda del VP è certo solo uno dei colli di bottiglia che una connessione ADSL deve affrontare nel viaggio tra i circuiti ATM e poi fino a Internet ma è spesso uno dei più gravosi. Diventa un problema nel momento in cui a crescere è solo la banda di picco delle ADSL ma non quella in effetti disponibile nel VP. È il rischio che gli italiani stanno per correre, a meno che AIIP non riesca a strappare a Telecom uno sconto anche sul costo della banda del VP e del Kit di interconnessione.

Si noti che l’anno scorso è stato possibile l’upgrade in massa delle ADSL italiane perché Telecom aveva ridotto i prezzi all’ingrosso anche di queste due voci. Delusa invece adesso AIIP, anche perché Telecom non ha rispettato una promessa: “Si era impegnata con l’Antitrust a pubblicare entro il 31 dicembre l’offerta BitStream , con cui sarebbe forse possibile dare al pubblico prodotti nuovi”, dice Nuti.

Al posto del BitStream, un nuovo rischio: che cosa succederà se i provider non potranno aumentare la banda disponibile, ma raddoppieranno il taglio di picco delle ADSL per tenere testa alla concorrenza? Non solo non aumenterà la velocità raggiunta in media da ciascun utente, nonostante il passaggio a 1 Mbps; ma si rischierà ogni giorno la saturazione, perché diventerà molto sbilanciato il rapporto tra MCR e banda di picco. Nella pratica, ci saranno utenti che riusciranno a portarsi via in certi momenti un mega della banda del VP, lasciando poco per gli altri, mentre prima avrebbero potuto sottrarre al massimo 500-600 Kbps in un colpo solo.

L’MCR è infatti anche uno dei modi più efficienti per ripartire equamente la banda tra gli utenti del VP. “Altre alchimie che i provider si ingegnano per ripartire la banda tra gli utenti ed evitare la saturazione sono utili, ma non possono sostituire il lavoro dell’MCR”, spiega Nuti.


Il problema si pone meno per i provider che, avendo fatto unbundling, in alcune zone non devono acquistare banda da Telecom. “Agli utenti shared access diamo circa 64 Kbps di MCR; comunque più di 32 agli altri”, dice Converti. Wind, come gli altri grandi operatori (Telecom, Tin, Tele2, Tiscali), non pubblica l’MCR delle proprie connessioni: “Non vogliamo dare un messaggio equivoco agli utenti – potrebbero credere che quella sia la velocità a cui rischiano di navigare. Ma forse presto anche noi indicheremo l’MCR”, aggiunge. Wind fino a sei mesi fa era il solo tra i grandi operatori a specificare l’MCR (32 Kbps). Gli attuali valori MCR comunicati da Wind a Punto Informatico dovrebbero assicurare una migrazione serena da 640 a 1.280 Kbps agli utenti di Libero ADSL.

Quest’upgrade è solo il primo passo di un programma che Wind ha in mente: “Presenteremo un’offerta a 4 Mbps quest’anno, insieme con altre, di cui non posso ancora parlare”. Ma non tutti gli utenti potranno arrivare ai 4 Mbps. “Il 30 per cento dei doppini italiani non è in grado di supportarli”, spiega Converti. Possono essere troppo vecchi o troppo lontani dalla centrale di zona. Secondo i dati di Telecom, riportati anche sul sito Wholesale il 12 per cento dei doppini non riesce a raggiungere nemmeno il Megabit di velocità. Le novità più grosse saranno destinate agli utenti shared access di Wind, che raggiunge il 30 per cento dei doppini italiani: “Abbiamo già cominciato a montare i nuovi Dslam, ADSL 2 e ADSL 2 Plus. Nuovi standard che permettono di raggiungere una velocità massima fino a 12 e 24 Mbps. Doppino permettendo, s’intende”. Per il pubblico business, Wind sta preparando anche Dslam VDSL: “In Giappone ci sono già le prime offerte di questo tipo. La velocità sarà fino a 50 Mbps, ma solo su doppini non più lunghi di un chilometro e mezzo”. L’upgrade dei Dslam sarà completo entro giugno “e poi partiremo con le offerte”.

I nuovi standard ADSL sono il futuro verso cui tutti i provider stanno migrando. Lo sta facendo Tiscali e tra breve anche Telecom. Di conseguenza, attraverso i Dslam Telecom e la relativa offerta all’ingrosso, anche gli altri provider potranno passare all’ADSL 2.

I Dslam ADSL 2 Plus saranno destinati alle zone più ricche di potenziali utenti. Sono entrambi standard non basati su ATM (a differenza dell’ADSL 1), ma su un sistema Full IP, che sfrutta una banda IP dall’inizio alla fine, dal punto di accesso del doppino al momento in cui la connessione arriva in Internet. Il vantaggio è che c’è più uniformità di protocolli e quindi meno spreco di banda (overhead), che nell’ADSL 1 è causata soprattutto dal passaggio, dei pacchetti, da rete ATM a IP. “Inoltre si avrà finalmente un valore di banda garantita univoco, relativo alla banda IP su cui ciascun utente potrà contare”, spiega Converti. “I provider potranno dichiarare quel valore, come avviene in altri Paesi, permettendo così al consumatore di conoscere le reali potenzialità della connessione offerta”.

La maturazione della tecnologia ADSL si accompagna a quella del pubblico, che la incoraggia e la rende possibile. L’80 per cento delle ADSL italiane sono a consumo; ma “a dicembre, per la prima volta, abbiamo avuto tante attivazioni di ADSL flat quanto di quelle senza canone”, dice Converti. “Inoltre stiamo ricevendo tante richieste di migrazione di utenti dalla formula senza canone a quella flat”. Significa che molti utenti stanno superando le diffidenze iniziali verso il canone ADSL e si scoprono assidui frequentatori di Internet. “Merito anche del ribasso dei canoni ADSL, grazie ai quali stiamo strappando clienti soprattutto a Telecom Italia. Impresa complicata, però: potrei scriverne un libro?”. Il problema? “Ne stiamo parlando con Telecom, in questi giorni: spesso, quando l’utente chiede il passaggio da Alice a Wind, Telecom ci blocca l’attivazione dicendo che la portante ADSL è ancora occupata… Anche se il vecchio contratto è scaduto”. “Non solo – continua Converti – ci sono casi ancora più strani: utenti che non hanno mai avuto l’ADSL hanno difficoltà ad attivare la nostra perché la linea risulta già occupata?da Alice”. Simili problemi erano stati lamentati l’anno scorso anche da Tele2, con note ufficiali.

Alessandro Longo

Per seguire tutte le novità dell’ADSL in Italia è a disposizione il canale ADSL di Punto Informatico

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09 01 2005
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