Nuovo MacBook, Apple sta nei dettagli

di D. Galimberti - Dal trackpad Force Touch alla unica porta USB-C, tutto concorre a ridurre le dimensioni complessive. Per una macchina pensata per servire chi viaggia, e non chi è in cerca della massima performance

Roma – Il mio primo portatile Apple, dopo anni di computer desktop, fu un PowerBook G4 da 12 pollici nell’ormai lontano 2003, per poi passare attraverso l’iMac G5 e arrivare infine alla generazione Intel con un altro portatile da 15 pollici, il MacBook Pro di inizio 2008 (che è ancora la mia macchina principale). A parte le similitudini con la dimensione dello schermo, rispetto al PowerBook da 12 pollici il nuovo MacBook di Apple è un prodotto molto diverso sia sotto il profilo tecnologico (il che è normale, visto che sono trascorsi dodici anni) sia a livello di target.

Nel 2003 il PowerBook G4 da 12 pollici si proponeva come modello d’ingresso della fascia professionale (in quegli anni gli altri modelli Pro disponibili erano da 15 o da 17 pollici), mentre oggi il MacBook Pro Retina ha già a listino un modello da 13 pollici, e inoltre esiste anche il MacBook Air nelle due varianti da 11 e 13 pollici. Il MacBook da 12 pollici si posiziona quindi come una categoria di macchina a sé stante, mutuando alcune caratteristiche dal MacBook Air (tutto ciò che ruota attorno alla trasportabilità), altre dalla fascia Pro (come lo schermo Retina ) e introducendone altre completamente nuove (come la porta USB-C, la nuova tastiera, e il trackpad Force Touch: nato con Apple Watch e già adottato anche su tutta la linea Pro).

Macbook

La macchina in prova è un MacBook grigio siderale (gli altri colori sono Argento e Oro, esattamente come per iPhone e iPad) nella sua versione base, con processore Intel Core-M dual core da 1,1 GHz, 8GB di RAM, e un’unità flash da 256GB. Assodato che non si tratta di una macchina destinata ad alte prestazioni, si comporta comunque generalmente meglio degli altri computer sul mercato che utilizzano lo stesso processore.

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Pur con i suoi limiti si tratta comunque di un computer più che adeguato per la maggior parte degli utenti, e anche applicativi come Pixelmator si riescono ad utilizzare senza grossi problemi. Un altro dei compiti più classici che si trova ad affrontare l’utente consumer, è quello della gestione delle fotografie (a maggior ragione dopo che iPhoto è stato rimpiazzato da Foto per uniformità al mondo iOS e alla gestione in iCloud) e anche qui il MacBook se la cava bene, perlomeno con la libreria di test di dimensione contenuta. Accantonando il discorso prestazioni (adeguato per il tipo di macchina, ma che sicuramente non rappresenta il punto di forza del MacBook) possiamo passare agli elementi più caratteristici di questa nuova creazione di Cupertino, ovvero il design ultrasottile e tutto ciò che questa scelta ha comportato a livello progettuale , con relative ripercussioni sull’esperienza d’uso degli utenti.

Partiamo dallo schermo: nonostante sia solo da 12 pollici, la brillantezza e la nitidezza conferita dalla risoluzione di 2304×1440 pixel (226 ppi) lo rendono molto confortevole. Certo, tornare su una macchina da 15 pollici dopo aver passato qualche ora sul MacBook offre tutt’altro respiro: ma la nitidezza dello schermo Retina è impareggiabile, e se ne sente subito la mancanza se si passa ad uno schermo con risoluzione più classica. Al di là di questo fattore, che di per sé non è una vera novità visto che il Retina display è già presente sui portatili Apple da tre anni, lo schermo del nuovo MacBook è realizzato in modo tale da risultare estremamente sottile in quanto anch’esso deve contribuire ad alleggerire la macchina e ridurne le dimensioni.

Per ottenere questo risultato, Apple ha elaborato un nuovo processo costruttivo che realizza un rivestimento in vetro spesso soli 0,5 millimetri; inoltre anche i singoli pixel dello schermo sono stati riprogettati, ottenendo un’apertura maggiore che assicura maggiore luminosità, il che contribuisce a rendere il display più luminoso risparmiando energia (e aumentando quindi l’autonomia). Al di là di dettagli tecnici, quel che conta è l’esperienza d’uso: lo schermo del MacBook è un ottimo schermo, che nonostante le dimensioni ridotte non affatica la vista. Ovviamente la dimensione rappresenta tanto un pregio per la portabilità, quanto un limite per certi tipi di lavori: ma attraverso la porta USB-C (tramite apposito adattatore ) è possibile collegare un monitor esterno con risoluzione fino a 3840×2160.

Le modifiche più grosse sono però nell’altra metà della macchina e riguardano fondamentalmente la tastiera e il nuovo trackpad con ForceTouch. Apple ha ideato un nuovo meccanismo di pressione dei tasti, sempre allo scopo di ridurre le spessore complessivo: il nuovo meccanismo , denominato “a farfalla” offre una stabilità migliore rispetto al classico meccanismo “a forbice”, e riesce a farlo con una corsa più contenuta; anche la sensibilità del tocco è migliore, nonostante la corsa ridotta richieda qualche ora di adattamento per chi è abituato ad altri tipi di tastiera. Ricordiamo infine che, nonostante le dimensioni ridotte, la tastiera offre dei tasti di dimensione regolare a parti i tasti funzionali e le frecce direzionali che sono di dimensione più contenuta.

Tastiera

Un altro stratagemma tecnico pensato da Apple per contenere dimensioni e consumi è stato quello di eliminare la barra di LED che realizzava la retroilluminazione della tastiera, optando per illuminare ogni tasto con un singolo LED: soluzione che consente di ottenere anche un’illuminazione più uniforme e senza “fughe di luce” dai bordi dei tasti. Per quanto riguarda l’utente tutto questo si traduce in una tastiera precisa e dal click sicuro, anche se (come già detto) la corsa ridotta del nuovo meccanismo, nonché l’estrema sottigliezza della macchina, richiedono un breve periodo di adattabilità prima di ottenere la giusta confidenza per scrivere a dieci dita.

A mio avviso però, il pezzo forte delle novità studiate dalla casa della Mela per ridurre lo spessore complessivo è il nuovo trackpad con Force Touch. Questo trackpad (la cui tecnologia Force Touch è derivata dall’Apple Watch ed è già implementata anche su tutti gli altri MacBook Pro) non ha alcun organo in movimento, ma è dotato di quattro sensori di pressione ai quattro angoli che permettono non solo di fare click in ogni punto del trackpad, ma anche di ottenere risultati diversi a seconda della forza con cui si preme.

Inizialmente questo aspetto lascia un po’ spiazzati, anche perché un apposito dispositivo integrato sotto il trackpad stesso restituisce un feedback tattile che dà la reale sensazione di aver fatto click, anzi, due click a due diverse soglie di pressione: il primo è quello classico, mentre il secondo click (quello che si ottiene premendo con più forza) dà accesso ad ulteriori funzionalità, per esempio aprire direttamente la quickview di un file, cercare la definizione di una parola, o accedere all’anteprima di una pagina web (che successivamente potrà poi essere aperta in un nuovo pannello). Proprio utilizzando queste nuove funzioni si nota il lavoro dei sensori di pressione, in quanto premendo sempre più forte si può osservare lo zoom della nuova finestra che cambia in base alla forza con cui si agisce sul trackpad.

Ovviamente tutto questo si aggiunge alle ben note e collaudate gesture multitouch a due, tre e quattro dita, che già rendevano superfluo l’utilizzo del mouse (grazie anche alla dimensione generosa dei trackpad Apple). Il risultato di tutte queste scelte è che l’utente ha l’immediata sensazione di avere il pieno controllo della macchina con la sola mano appoggiata sul trackpad.

Nel complesso, come potete vedere dalle foto (oltre che desumere dai dati delle specifiche tecniche elencate sul sito Apple), la macchina risulta estremamente sottile tanto che in mancanza di un MacBook Air (o macchine similari) il confronto più naturale è quello che si può fare con un iPad, più che con un notebook classico: nelle fotografie potete notare il confronto sia con un MacBook Pro del 2008, sia con un iPad dell’ultima generazione. Il nuovo MacBook non è molto più grande (o più pesante) di un iPad e sostanzialmente ha la stessa portabilità: pensando alla possibilità (apparentemente sempre più concreta) che Apple realizzi anche un iPad di dimensioni maggiorate, riesce difficile immaginare che possa essere più compatto di questo MacBook da 12 pollici.

Arriviamo infine alla scelta più discussa: l’unica porta disponibile, utilizzata anche per la ricarica, è una USB-C , compatta e poco più grande della Lightning , con connettori simmetrici (inseribili in qualsiasi verso) decisamente più robusti del classico micro-USB. Trattandosi di un nuovo standard è pressoché indispensabile munirsi di un adattatore per la più classica porta USB, anche se la necessità di collegare fisicamente le periferiche è sempre più remota: del mouse si può tranquillamente farne a meno (e comunque ne esistono anche con connettività Bluetooth, come il Magic Mouse della stessa Apple) e la maggior parte delle stampanti sono ormai anche WiFi.

Questo però non esaurisce tutte le casistiche: oltre alla classica pendrive (o hard disk esterno) che tutti hanno, per collegare un monitor o un proiettore serve l’adattatore triplo che in un’unica soluzione replica la USB-C e mette a disposizione una USB classica e porta video (VGA o HDMI). Se poi si avesse la necessità di collegarsi a una rete tramite il classico connettore RJ45 , al momento non esiste un adattatore specifico ed è necessario fare una catena di adattatori passando dalla USB classica.

Si tratta di inconvenienti che inevitabilmente insorgono ogni volta che si adotta un nuovo standard in anticipo sugli altri: la USB-C Sarà sicuramente uno degli standard del prossimo futuro, già adottato anche da Google nel suo Chromebook Pixel e da altri dispositivi (come il Nokia N1 ), ma in molti si stanno chiedendo quale sarà la sua convivenza con il connettore Lightning presente sui dispositivi iOS, e con la più performante, ma ancora poco adottata, Thunderbolt (senza considerare la questione dei display esterni, visto che attualmente quelli di Apple sono dotati solo di ingresso Thunderbolt con porta DisplayPort, ed Apple non ha a listino nemmeno cavi per passare direttamente da USB-C a DisplayPort, cavo che invece ha a listino Google ).

Riguardo al fatto che sia l’unica porta, alimentazione inclusa, occorre affidarsi alla generosa autonomia della macchina: anche perché nelle situazioni in cui la porta dovesse risultare perennemente occupata (come nel caso di collegamento ad un secondo monitor) sicuramente si starà già utilizzando un adattatore che mette a disposizione altre porte. Quello che è certo è che facendo passare la ricarica da questo connettore, il MacBook perde il connettore magnetico MagSafe , anche se idealmente si tratta di una macchina da ricaricare di notte e utilizzare poi durante la giornata in completa libertà, senza alcun cavo collegato.

Alimentatore

Se la questione USB-C può avere diverse interpretazioni, una pecca evidente del nuovo MacBook risiede invece nella camera frontale (quella che Apple chiama videocamera FaceTime) che vanta una risoluzione solo 480p. Non è sicuramente una dei parametri principali che un utente medio prende in considerazione nella scelta di un computer, ma sicuramente stona nel contesto di una macchina del genere con uno schermo a risoluzione Retina: vedere un’immagine sgranata su uno schermo tanto nitido è un po’ un controsenso.

L’autonomia invece (come già accennato sopra) è uno dei punti di forza del nuovo portatile, verificata anche nell’utilizzo reale. Nonostante le dimensioni ridotte, e in linea con quanto dichiarato da Apple, il MacBook si può utilizzare tranquillamente per 8 – 9 ore (o anche di più, a seconda del compito svolto) mentre in standby il consumo di batteria è veramente irrisorio: tra il 2 e il 3 per cento per un’intera giornata: questo permette di non spegnerlo mai e di averlo sempre pronto all’uso, come se fosse un tablet, e come è già abituato a fare chi possiede altri portatili Apple o altri prodotti tecnicamente simili. Dopotutto la scheda madre è di dimensioni ridottissime (potrebbe stare in un iPhone) e tutto lo spazio sotto la tastiera è occupato dalla batteria: non c’è nemmeno una ventola per forzare il raffreddamento (cosa che avrebbe occupato spazio e richiesto energia) ma nonostante ciò, nelle due settimane di prova, non mi è mai capitato di riscontrare temperature elevate. In conclusione, come potremmo esprimere un giudizio sintetico su questa macchina? Sicuramente non è una macchina per tutti: le prestazioni non sono da urlo, e c’è da considerare che l’espandibilità interna è nulla, anche se questo è ormai un aspetto comune alla maggior parte dei Mac. Apple ha puntato ad offrire il massimo possibile, in una portabilità estrema: in un notebook da 920 grammi, con uno spessore che varia tra i 3,5 e i 13,1 millimetri, trovate uno schermo Retina, una porta velocissima che rappresenta lo standard del futuro, un’ottima tastiera, e un trackpad innovativo. I suoi pregi sono anche i suoi difetti: viste le dimensioni e lo spazio sfruttato al massimo, gli 8GB di RAM non sono espandibili (neanche personalizzando la configurazione al momento dell’acquisto), la USB-C richiede obbligatoriamente un adattatore per collegarvi la stragrande parte degli accessori in circolazione, e lo schermo da 12 pollici può stare stretto a chi pensa di usare il MacBook come unica macchina, a meno di non utilizzare un monitor esterno.

È anche vero che se la serie degli Air vende molto bene (anche nella versione da 11 pollici), evidentemente i limiti delle prestazioni e della dimensione del display non sono così stringenti per un certo target di mercato: per chi lavora in mobilità il nuovo MacBook può essere un’ottima soluzione, ma bisogna anche considerare che allo stesso prezzo si può avere un MacBook Air da 13 pollici (si perde lo schermo Retina e il Force Touch, ma si guadagna in porte disponibili) oppure un MacBook Pro Retina da 13 pollici (in questo caso si guadagna in porte e prestazioni ma si perde molto in portabilità e dimensioni della memoria storage, a meno di spendere qualcosa in più). Il nuovo MacBook da 12 pollici rappresenta semplicemente una scelta in più tra queste categorie di macchine: resta da chiedersi se, alla luce di tutto ciò, il MacBook Air rimarrà ancora a listino visto che a dispetto del nome non ha più la prerogativa di essere la macchina più sottile e leggera del catalogo Apple.

Il fatto che nel corso della WWDC non ci siano stati gli aggiornamenti della linea Air (né riguardo il Force Touch, né a livello di Retina display), lascia pensare che presto potrebbero essere accantonati: in tal caso resta però da capire come potrà Apple mantenere a listino una macchina dal prezzo più contenuto, visto che il MacBook Air da 11 pollici parte da 1029 Euro, mentre per il nuovo MacBook ce ne vogliono 1499.

Al di là di tutto questo, come accennato sopra, non è certo un portatile adatto a tutti gli usi e a tutti gli utenti ma, avendolo utilizzato principalmente in viaggio, il mio giudizio sul MacBook è estremamente positivo: qualche pecca di gioventù rimane, ma se cercate la massima portabilità con un’elevata praticità (il trackpad con Force Touch è veramente interessante) e una grande attenzione ai dettagli, sicuramente è una macchina da prendere in considerazione.

Domenico Galimberti
blog puce72

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  • ... scrive:
    e poi?
    mi lucida le scarpe? mi falcia il prato? mi imbianca casa? sto tam tam sul grafene cominica a rompepre le balle, che cachino fuori roba che fUNIZIONA e chesmettano di promettre che funzionera'.2nota: nel sottotitolo c'e' scrtitto: "Samsung presenta una nuova tecnologia" mentre nell'articolo "Ricercatori di Samsung e delle università sudcoreane lavorano a un nuovo tipo di batterie agli ioni di litio"come al solito una scarpa e una ciabatta alla disperata ricerca di click.
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