Olimpiadi informatica, aperte le iscrizioni

Gli studenti italiani che vorranno partecipare alle selezioni potranno iscriversi fino al 31 ottobre. Nell'ultima edizione per l'Italia una medaglia d'oro


Roma – Gli studenti italiani hanno tempo fino al 31 ottobre per iscriversi e partecipare nei prossimi mesi alle selezioni che porteranno alla formazione della squadra italiana che parteciperà alle Olimpiadi internazionali dell’Informatica 2005 (IOI 2005).

Alle selezioni per il 2004 avevano concorso circa 500 istituti e 10mila studenti, una grande partecipazione che aveva consentito di selezionare una nazionale italiana che ha saputo farsi valere: nelle Olimpiadi 2004 da poco concluse, infatti, l’Italia si è portata a casa un oro e tre bronzi . In cinque partecipazioni dal 2000, il medagliere italiano alle IOI conta 1 oro, 2 argenti e 7 bronzi .

Le selezioni per formare il Team 2005 coinvolgeranno le scuole per l’intero arco dell’anno scolastico con un fitto calendario di gare , dapprima a livello di singolo istituto, poi ai livelli regionale e nazionale. Agli studenti interessati basta informarsi presso l’Istituto di appartenenza.

La finale delle prossime IOI si terrà in Polonia e il bando per le selezioni in questi giorni viene diffuso in tutte le scuole medie secondarie italiane. All’iniziativa, promossa in Italia dal ministero dell’Istruzione e dall’AICA, si ritiene che quest’anno parteciperanno molti più studenti di quanto avvenuto l’anno scorso.

Va detto che le Olimpiadi sono patrocinate dall’UNESCO e le competizioni sono basate sull’abilità di risoluzione di problemi con il computer. Riservate a studenti di età inferiore ai 20 anni, alle IOI partecipano selezioni nazionali di più di 80 paesi.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Giuseppe Faconti scrive:
    Condominio
    E' Possibile che nessuno spiega come un amministratore di condominio con un conto corrente aperto da due anni possa registrare una cassetta di posta ellettronica al banco posta?
  • zouheir dakir scrive:
    conto corento
    el mio conto corento
  • urim scrive:
    krasniqi
    il sototoscrito urim krasniqi allego alla presnte denucia alla questura di roma del 05.02.2007 ed estratto conto movimento eseguitisul conto banco post n 6254007 a me intestato acceso presso 1ufficio postale di roma via di lungezza. sull estratto conto vengono evidanziate operazioni di prelievo da me non effettuate quindi essendo la carta in mio esclusivo possesso ritengo che la stessa clonata da ignoti. resto in attesa di relativo riscontro via posta all indirizzio via girillamo bellarmati n 23 00132 roma o telifonicamentoe al numero 3409625213
  • theDRaKKaR scrive:
    demagogia e internet fatto per gli utent
    per chi mi ha accusato di demagogia:forse non sono stato spiecato: io non voglio perdere il diritto ad usare il mio cognome perché un mio omonimo ha avuto la bella idea di registrarlo come marchioio ed esso abbiamo lo stesso cognome ed abbiamo lo stesso diritto ad usarlo per il sito nostro_cognome.itinoltre io col mio cognome se voglio debbo poter contraddistinguere la mia attività nella stessa maniera in cui il mio omononimo contraddistingue la suain altre parole giorgio armani non dovrebbe avere l'esclusiva di utilizzo del suo cognome in una attività commerciale solo perché l'ha registrato come marchionon c'è nulla da fare, inutile gridare alla demagogia: giorgio armani si è accaparrato diritti sul cognome condiviso con Luca Armani (e tanti altri) solo perché lo ha registrato come marchioper cui l'atto da cui nasce tutto è la registrazione del proprio cognome come marchiose questo vi piace liberi di farlo ma per quanto mi riguarda sono contrario a causa di questo principio:il diritto ad usare il proprio cognome in modo paritario con gli omonimi per chi ha accennato al principio di internet fatto per gli utenti:può darsi che se facessimo un'indagine constateremmo che la stragrande maggioranza degli utenti quando cerca armani su internet cerca lo stilista (rivendico però i diritti di minoranza)ma la questione va oltre internet, o meglio internet è stato il caso che ha portato all'attenzione di noi tutti il potere del marchio commerciale, perché la stessa situazione si era già proposta in altre contestazioni che riguardavano però un ambito topico necessariamente più ristretto (cartelloni pubblicitari, insegne di locali commerciali, presenza su elenchi)concludo confermando che il potere del marchio debba essere minore del potere del nome (che comprende anche il proprio cognome) e potete stare certi che al posto di Luca Armani sarei stato, se possibili, ancora più frustratotanti saluti
  • Anonimo scrive:
    vergogna
    "chi prima arriva prima alloggia" !!!!io ricorrerei in giudizio alla corte europea è ora che le poste italiane la smettano di prevaricare!!!!!
  • Anonimo scrive:
    TERMINI DI USO COMUNEEEEE !!!!
    Ma come bisogna scriverlo che si tratta di termini DI USO COMUNE in vocabolario da decenni?BANCOPOSTARACCOMANDATAVAGLIAsono tutti elencati sullo Zingarelli (e simili) da decine di anni, non si possono registrare come marchi protetti, ne' chicchesia puo' pretendere di averne l'esclusiva.Basti pensare che mai l'azienda ENEL si sognerebbe di registrare o avanzare pretese sui terminiLUCECONTATOREWATTcosì come mai la TELECOM ITALIA perderebbe tempo a contestare diritti suBOLLETTAFAXINTERURBANAPREFISSOTELEFONOquindi non si capisce per quale motivo Poste Italiane abbia contestato a Daniele Malavasi (peraltro assai noto e stimato nel campo informatico - vedere pubblicazioni su riviste Jackson - provider Clic.it - sensore MindDrive per disabili) l'uso dei domain names riconducibili a detti termini,e SEMMAI non si capisce per quale motivo il carrozzone all'epoca gestito da Corrado Passera e relativi manager profumatamente pagati, non abbia provveduto a registrare tutto con prontezza (poteva farlo benissimo) prima che lo facesse Malavasi o chi per lui.Noi pensiamo che i domini spettino a Malavasi, e infatti questa (prima) sentenza sotto sotto sembra dargli ragione.PUNTOCarlo P. - Andrea S. - Corinna V.D.Roma
  • theDRaKKaR scrive:
    armani è prima di tutto un cognome!
    come ho scritto precedentemente il cognome è più importante del marchionn riuscite a capire che se io domani registro che so il marchio "nome cognome" di uno di voi, questo uno sarà limitato nelle sue azioni in quanto il suo nome e cognome confliggono con gli interessi della mia attività?la legislazione è carente sotto questo punto di vista, va tutelato prima il cognome e poi il marchioa mio modesto parere i due armani avevano lo stesso diritto di usare il proprio cognome, e visto che la regola del primo arrivato , primo servito, appare a tutti un po' arbitraria l'unica soluzione era la redirezione consapevole dell'utente attraverso link ai rispettivi siti armanimagari nn una soluzione perfetta ma sempre meglio di quella che attribuisce al marchio commerciale diritti superiori a un cognomesaluti==================================Modificato dall'autore il 07/10/2004 16.19.19
    • Anonimo scrive:
      Re: armani è prima di tutto un cognome!

      in altre parole ha più diritto il
      timbrista ad usare il suo cognome che armani
      ad usare il suo marchio poiché il
      marchio contraddistingue un'impresa ovvero
      un'entità che vuole fare profitto
      mentre il cognome contraddistingue un essere
      umanoIn linea di principio potrei forse essere d'accordo, ma non lo sono perche':a) il timbrista pubblicizzava il suo negozio di timbri, percui è un'impresa, non un cognomeb) i siti internet son fatti per l'utente. E se permetti nel mondo una persona qualunque se digita armani.it si aspetta di trovare il sito dello stilista, non certo quello di un timbrificio.In questo senso ha generato confusione registrare quel sito per il timbrificio.
      ovvero giorgio armani e giorgio armani
      avevano lo stesso diritto ad usare armani.it
      e a mio avviso una soluzione equa sarebbe
      stata quella di usare armani.it per
      indirizzare chiaramente gli utenti ad
      entrambi i siti, quello del sarto e quello
      del timbrificioPur continuando a dare ragione allo stilista, questa soluzione sarebbe stata sicuramente preferibile.Una statistica d'accessi avrebbe in seguito definitivamente decretato che il solo ad aver diritto al sito era l'universalmente noto stilista.P.S. ci tengo a precisare che entrambi non mi sono simpatici
  • Anonimo scrive:
    concorrenza sleale?
    Voi vedere che il Malavasi gestisce un bancoposta in concorrenza con le poste? :D :DE che e'? una banca con le porte gialle?Perche' non si fa cosi:Uno registra un dominio e per tre anni chi possiede un marchio puo' farsi avanti per reclamarlo dopo puo' solo tacere.
    • Anonimo scrive:
      Re: concorrenza sleale?

      Perche' non si fa cosi:

      Uno registra un dominio e per tre anni chi
      possiede un marchio puo' farsi avanti per
      reclamarlo dopo puo' solo tacere.Non sarebbe meglio dargli il dominio per un tempo massimo di 3 o 6 mesi e se sino ad allora non viene assegnato ad un IP e soprattutto non ci sono servizi "veri" attivi glielo si toglie?Logicamente mi sembra funzionare in quanto i domini servono appunto per essere usati e se uno non li usa (o li usa in malo modo) deve essere punito (punito non e' la parola esatta ma al momento non mi vengono in mente altre parole adatte al caso).Se io compro un dominio e' perche' mi serve davvero quindi se arriva qualcuno che lo vuole comprarlo, io non glielo dovrei vendere.
  • tchitchi scrive:
    Se in mala fede va punito
    Scusate ma perché vi scagliate contro le Poste ?Se uno registra in malafede un dominio per magari rivenderlo, perché non dovrebbe essere punito ?Ricordo il caso di un imprenditore Sardo che registrò nel 98-99 una serie di domini da prezzemolo.it a valentino.comE questo con l'unico scopo di rivendere i domini ad un prezzo maggiorato a chi lo chiedesse ...Va bene la libera imprenditoria ma in Italia esageriamo sempre.Che poi gli insetti grossi sfondino la rete della legge mentre i picoletti ci rimangono impigliati (come ha detto uno di voi) è un'altra storia.
    • Anonimo scrive:
      Re: Se in mala fede va punito
      - Scritto da: tchitchi
      Scusate ma perché vi scagliate contro
      le Poste ?
      Se uno registra in malafede un dominio per
      magari rivenderlo, perché non
      dovrebbe essere punito ?
      Ricordo il caso di un imprenditore Sardo che
      registrò nel 98-99 una serie di
      domini da prezzemolo.it a valentino.com
      E questo con l'unico scopo di rivendere i
      domini ad un prezzo maggiorato a chi lo
      chiedesse ...Effettivamente più che mala fede era puro e semplice scopo di lucro... che in una società capitalistica lo scopo di lucro non mi pare illegale...Più o meno come i bagarini, che comprano i biglietti a venti euro e li rivendono a 40...O gli azionisti, che comprano a 1 euro e rivendono a 40...La cosa diventa incerta se il nome é coperto dal trademark... infatti vaglia.it glielo hanno lasciato.Infatti
      • Anonimo scrive:
        Re: Se in mala fede va punito

        Effettivamente più che mala fede era
        puro e semplice scopo di lucro... che in una
        società capitalistica lo scopo di
        lucro non mi pare illegale...dipende dall'attività svolta a fine di lucro(anche se vendo droga lo faccio a scopo di lucro, ma è reato)
        Più o meno come i bagarini, che
        comprano i biglietti a venti euro e li
        rivendono a 40...il bagarinaggio è illegale!lol, in pratica hai fatto un esempio che contraddice la tesi.
        • Anonimo scrive:
          Re: Se in mala fede va punito
          - Scritto da: Anonimo

          Effettivamente più che mala fede
          era

          puro e semplice scopo di lucro... che
          in una

          società capitalistica lo scopo di

          lucro non mi pare illegale...

          dipende dall'attività svolta a fine
          di lucro
          (anche se vendo droga lo faccio a scopo di
          lucro, ma è reato)Giusto e sacrosanto e grazie alla tua precisazione possiamo dire che in questo caso, siccome non vende droga ne' compie nessun altra attivita' illegale, anche tu devi riconoscere che in una una attivita' regolare - cioe' anche in questo caso - lo scopo di lucro non e' illegale.p.
      • Anonimo scrive:
        Re: Se in mala fede va punito
        - Scritto da: Anonimo
        La cosa diventa incerta se il nome é
        coperto dal trademark... infatti vaglia.it
        glielo hanno lasciato.Bancoposta e' una parola comune presente nel dizionario da 10 anni.
  • Anonimo scrive:
    Un dubbio
    A mio parere se tali domini erano gia' usati (e per usati intendo usati per davvero, quindi assegnati ad un IP con un webserver (www.) od altri servizi funzionanti) la ragione naturalmente va' di sicuro a Malavasi.Ma se tali domini non erano utilizzati ma magari ci si voleva "mangiare" un po' sopra, allora non c'e' nulla da fare (e lo stesso valeva per Bancoposta se avesse fatto lo stesso, ossia far ammuffire un dominio).Controllando su Google e manualmente sembra che i domini erano solo domini e basta, in quanto senza IP assegnati.Insomma, che senso ha prendersi un dominio se tanto poi non lo si usa???Chi mi aiuta a risolvere questo mio dilemma?
    • Anonimo scrive:
      Re: Un dubbio
      Spesso alcune societa' registrano nomi a dominio abbastanza comuni spernado che qualcuno che ha davvero bisogno di quel nome vada da loro a comprarlo.E' il caso, ad esempio, di prova. net: che ti rispedisce alla homepage di chi detiene (per ora) il nome a dominio.E' anche possiibile che Malavasi volesse farsi pagare dalle poste in cambio dei nomi che lui aveva registrato.Ah, un po' OT:vi informo che il nome a dominio "microzzoz" e' libero su tutti i domini: .com .net .org .info .biz e persino .itSe qualcuno e' interessato.... :DCoD
    • Anonimo scrive:
      Re: Un dubbio
      - Scritto da: Anonimo
      A mio parere se tali domini erano gia' usati
      (e per usati intendo usati per davvero,
      quindi assegnati ad un IP con un webserver
      (www.) od altri servizi funzionanti) la
      ragione naturalmente va' di sicuro a
      Malavasi.Cosa vuol dire "utilizzare" un dominio? Se io mi registro i "bancoposta" e ci metto le foto del cane e del gatto che ho chiamato "banco" e "posta" lo sto utilizzando? (vedi cose tipo http://www.mariella.it/ ). Questo tipo di criterio per dire se qualcuno ha diritto ad un dominio o no, e certamente fonte di grossi problemi.
      Ma se tali domini non erano utilizzati ma
      magari ci si voleva "mangiare" un po' sopra,
      allora non c'e' nulla da fare (e lo stesso
      valeva per Bancoposta se avesse fatto lo
      stesso, ossia far ammuffire un dominio).Ok, allora per non farlo ammuffire ci metto una foto di una enciclopedia, una di Manzioni e una definizione della parola : "bancoposta: definzione lessicale. Etimologia. Sillabazione." ecc. Scrivo cioe' 5 righe sulla storia della parola in oggetto nel dominio. Cultura, storia della lingua, informazione. Lo posso tenere il dominio o lo sto facendo ammuffire? E se registro il nome "punto.it" e ci scrivo un punto (.), la Fiat mi puo' denunciare? Tieni conto che legalmente non sono obbligato a mettere dei contenuti attinenti al nome registrato, potrei registrare torta.it e parlare di medicina, abele.it e mettere foto di fiori, elba.it e scrivere racconti sul mio amico Pino a cui piace andare in vacanza sulle isole. Ma in questo caso ho fatto una eccezione e guardacaso ho inserito dei contenuti attinenti proprio alla parola bancoposta. Cosa voglio dire con questo? Ancora una volta che questo tipo di criterio, ovvero i contenuti, per dire se un dominio e' utilizzato e' molto opinabile e poco valido per diatribe legali.
      Controllando su Google e manualmente sembra
      che i domini erano solo domini e basta, in
      quanto senza IP assegnati.lo sviluppo dei siti correlati ai domini venne congelato in attesa delle evoluzioni legali della vicenda.
  • Anonimo scrive:
    Mala... vasi, mala... sorte :-)
    Non tutte le ciambelle escono col buo!
  • Anonimo scrive:
    danni morali e materiali...
    Non vorrei essere nei panni di Malavasi, che dovrà risarcire il danno alle Poste Italiane per il mancato utilizzo di un dominio quanto gli sarà richiesto? Un milione di euro?
    • Anonimo scrive:
      Re: danni morali e materiali...
      - Scritto da: Anonimo
      Non vorrei essere nei panni di Malavasi, che
      dovrà risarcire il danno alle Poste
      Italiane per il mancato utilizzo di un
      dominio quanto gli sarà richiesto? Un
      milione di euro?Riassumento: Bancoposta, olre al suo, subisce anche danni perche' paga CNR e Naming Authority oltre le rispettive spese legali e infine, cosi', il Malavasi paga tutto quanto anzi scritto al Bancoposta avendo, però, in compenso gli altri due domini.Costa oggi la vita, costano oggi i domini. Mha.
  • CalicoJack scrive:
    Mah!!!
    Come qualcuno ricorderà, la vicenda era nata dalla denuncia delle Poste per la registrazione di Bancoposta.it da parte di Daniele Malavasi, una denuncia che l'ente postale aveva esteso alla Naming Authority, alla Registration Authority e persino al Consiglio nazionale delle Ricerche.Si sono scordati di denunciare ICANN, quelli della IETF e l'ONU. Ma chi sono i legali delle poste italiane? pippo, pluto e paperino?
  • Anonimo scrive:
    Cha fine ha fatto il timbrificio?
    Armani, ve lo ricordate?
    • Anonimo scrive:
      Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?
      - Scritto da: Anonimo
      Armani, ve lo ricordate?E' andata male purtroppo; come al solito hanno vinto le lobby dei forti, se adesso provi ad aprire la pagina ci trovi quei b*******.Mettetevi il cuore in pace, la ragione sta dalla parte di chi ha i soldi e il potere.....
      • Anonimo scrive:
        Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?

        Mettetevi il cuore in pace, la ragione sta
        dalla parte di chi ha i soldi e il
        potere.....proteggere il made in italy e' una questione di interesse nazionale quindi a vantaggio della collettivita'. a me pare evidente.
        • Anonimo scrive:
          Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?
          - Scritto da: Anonimo

          Mettetevi il cuore in pace, la ragione
          sta

          dalla parte di chi ha i soldi e il

          potere.....
          proteggere il made in italy e' una questione
          di interesse nazionale quindi a vantaggio
          della collettivita'. a me pare evidente.Perché, il timbrificio non era made in Italy?E poi voglio vedere quanto investe in fabbriche italiane Armani e quanto in fabbriche all'estero!Dalle mie parti alcune imprese vanno a fare le fabbriche nell'est e in Cina invece che in Italia per non pagare le tasse.
          • Anonimo scrive:
            Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?
            - Scritto da: Anonimo
            Perché, il timbrificio non era made
            in Italy?Si certo......riconosciuto a livello nazionale....
            E poi voglio vedere quanto investe in
            fabbriche italiane Armani e quanto in
            fabbriche all'estero!Purtroppo questo e' vero
            Dalle mie parti alcune imprese vanno a fare
            le fabbriche nell'est e in Cina invece che
            in Italia per non pagare le tasse.Problema causato da chi?Anche in America c'e' questo andazzo e nessuno si lamenta la.Stessa cosa in Francia, Inghilterra e Germania.Purtroppo la globalizzazione e' questo.Grosse aziende, aprono sedi all'estero in paesi poveri mettono a lavorare 10 operai al prezzo di 1 nazionale e vendono il prodotto allo stesso prezzo di quanto lo vendono se usano gli operai nazionali.Riassumendo : Costi di produzione tagliati del 90% e prezzi tenuti alti allo stesso modo = maggior ricavo
          • Anonimo scrive:
            Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?

            Si certo......riconosciuto a livello
            nazionale....Ah, scusa, non era riconosciuto a livello nazionale.Se é così, che vada pure a mendicare per strada stò barbone e tutti i suoi dipendenti parassiti...
            Problema causato da chi?Non é un problema con una causa, é una scelta fatta da alcune determinatissime persone.Detta così, la cosa si fa meno astratta.
            Anche in America c'e' questo andazzo e
            nessuno si lamenta la.No, in Italia non mostrano tutti i poveri e i barboni che si lamentano, il discorso é diverso.Hai presenti i padri di famiglia che vanno per strada con i cartelli sul petto "cerco lavoro"?Guarda che i disoccupati ci sono anche negli USA.Cucire un pallone renderà poco, ma almeno é un lavoro.
            Purtroppo la globalizzazione e' questo.
            Grosse aziende, aprono sedi all'estero in
            paesi poveri mettono a lavorare 10 operai al
            prezzo di 1 nazionale e vendono il prodotto
            allo stesso prezzo di quanto lo vendono se
            usano gli operai nazionali.
            Riassumendo : Costi di produzione tagliati
            del 90% e prezzi tenuti alti allo stesso
            modo = maggior ricavoTi ricordo a cosa serve la legge: mettere ordine e far andare avanti bene lo stato.Finché ci sarà anche un solo disoccupato in giro bisogna modificare la legge per trovare le soluzioni.
        • rumenta scrive:
          Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?
          - Scritto da: Anonimo

          Mettetevi il cuore in pace, la ragione
          sta

          dalla parte di chi ha i soldi e il

          potere.....
          proteggere il made in italy e' una questione
          di interesse nazionale quindi a vantaggio
          della collettivita'. a me pare evidente.ma LOL.... non confondere la protezione degli interessi di un grande nome dell'industrria con la protezione degli interessi di una nazione.......
      • Anonimo scrive:
        Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?
        - Scritto da: Anonimo

        - Scritto da: Anonimo

        Armani, ve lo ricordate?

        E' andata male purtroppo; come al solito
        hanno vinto le lobby dei forti, se adesso
        provi ad aprire la pagina ci trovi quei
        b*******.
        Mettetevi il cuore in pace, la ragione sta
        dalla parte di chi ha i soldi e il
        potere.....La legge è come una ragnatela dove gli insetti grossi sfondano e passano, mentre i piccoli ne rimangono inevitabilmente impigliati.Honore de Balzac
      • Anonimo scrive:
        Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?

        E' andata male purtroppo; come al solito
        hanno vinto le lobby dei forti, se adesso
        provi ad aprire la pagina ci trovi quei
        b*******.
        Mettetevi il cuore in pace, la ragione sta
        dalla parte di chi ha i soldi e il
        potere.....vorrei vedere te se ti metti a cucir vestiti, diventi famoso, poi arriva un tuo omonimo e ti frega il sito !Millantando diritto solo perchè si chiama come te !
        • Anonimo scrive:
          Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?
          L'interesse non era degli italiani, ma di Armani (quello dei vestiti). Ritengo invece una questione di interese nazionale avere il diritto di gestire un dominio con il proprio cognome, qualora questo sia disponibile.
        • Anonimo scrive:
          Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?

          vorrei vedere te se ti metti a cucir
          vestiti, diventi famoso, poi arriva un tuo
          omonimo e ti frega il sito !
          Millantando diritto solo perchè si
          chiama come te !E ti frega pure il posto al cinema perché ha comprato il biglietto prima, stò gaglioffo!Lui no si chiama come te, lui ha il PROPRIO nome e ha i diritti sul PROPRIO nome.Dovevi essere più veloce tu a comprarti il dominio.Perché se non avevi il sito, lui non te lo può aver fregato.
          • theDRaKKaR scrive:
            Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?
            è un delinquente quel "timbrista"avere come cognome Armani è semplicemente surname-squattingche si vergognisigh
          • Anonimo scrive:
            Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?

            avere come cognome Armani è
            semplicemente surname-squattingma guarda che nessuno gli nega il diritto al cognomenessuno gli ha imposto di cambiarlo all'anagrafesemplicemente nell'assegnazione dei domini c'è una regola, che dice che un dominio non deve generare confusione.Per questo ha (giustamente) perso la causa:armani.it è chiaramente riconducibile allo stilista famoso in tutto il mondo, non allo sfigato "timbrista" di salcavolo_dovela regola "first come first served" che alcuni citano, è chiaramente barbara e non tiene conto di chi ha diritto o meno a registrare un dominio
          • theDRaKKaR scrive:
            Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?
            è proprio questo il puntoprima viene il diritto al cognome, poi quello al marchioquesto è diritto naturalepoi certo si possono fare tutte le leggi che si vogliono, peccato che sono distorsioni schifosein altre parole ha più diritto il timbrista ad usare il suo cognome che armani ad usare il suo marchio poiché il marchio contraddistingue un'impresa ovvero un'entità che vuole fare profitto mentre il cognome contraddistingue un essere umanoovvero giorgio armani e giorgio armani avevano lo stesso diritto ad usare armani.it e a mio avviso una soluzione equa sarebbe stata quella di usare armani.it per indirizzare chiaramente gli utenti ad entrambi i siti, quello del sarto e quello del timbrificio
          • Anonimo scrive:
            Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?

            in altre parole ha più diritto il
            timbrista ad usare il suo cognome che armani
            ad usare il suo marchio poiché il
            marchio contraddistingue un'impresa ovvero
            un'entità che vuole fare profitto
            mentre il cognome contraddistingue un essere
            umanoIn linea di principio potrei forse essere d'accordo, ma non lo sono perche':a) il timbrista pubblicizzava il suo negozio di timbri, percui è un'impresa, non un cognomeb) i siti internet son fatti per l'utente. E se permetti nel mondo una persona qualunque se digita armani.it si aspetta di trovare il sito dello stilista, non certo quello di un timbrificio.In questo senso ha generato confusione registrare quel sito per il timbrificio.
            ovvero giorgio armani e giorgio armani
            avevano lo stesso diritto ad usare armani.it
            e a mio avviso una soluzione equa sarebbe
            stata quella di usare armani.it per
            indirizzare chiaramente gli utenti ad
            entrambi i siti, quello del sarto e quello
            del timbrificioPur continuando a dare ragione allo stilista, questa soluzione sarebbe stata sicuramente preferibile.Una statistica d'accessi avrebbe in seguito definitivamente decretato che il solo ad aver diritto al sito era l'universalmente noto stilista.P.S. ci tengo a precisare che entrambi non mi sono simpatici
          • Anonimo scrive:
            Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?
            Non diciamo cavolate allora io mi chiamo ferrari e voglio il posto sul sito della casa di auto !!il signor armani chiamava il dominio timbrificio armanie non rompeva le scatole, invece lui voleva sfruttare indebitamente il sito a suo vantaggio !!!smettiamo di fare demagogia !!
          • Anonimo scrive:
            Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?

            Non diciamo cavolate allora io mi chiamo
            ferrari e voglio il posto sul sito della
            casa di auto !!

            il signor armani chiamava il dominio
            timbrificio armani
            e non rompeva le scatole, invece lui voleva
            sfruttare indebitamente il sito a suo
            vantaggio !!!

            smettiamo di fare demagogia !!completamente daccordo con te
          • Anonimo scrive:
            Re: Cha fine ha fatto il timbrificio?
            - Scritto da: Anonimo
            semplicemente nell'assegnazione dei domini
            c'è una regola, che dice che un
            dominio non deve generare confusione.Me la citi con precisone?
            Per questo ha (giustamente) perso la causa:
            armani.it è chiaramente riconducibile
            allo stilista famoso in tutto il mondo, non
            allo sfigato "timbrista" di salcavolo_dovePropriamente il motivo della sentenza sta nel fatto che la legge protegge le marche "forti" gia' riconosciute rispetto a quelle deboli. Insomma a chi a sara' dato.
            la regola "first come first served" che
            alcuni citano, è chiaramente barbaraNon e' barbara. Se si, non basta dirlo, devi spiegare perche'.Se io mi sveglio prima e vado a pescare e prendo dei grossi pesci, non e' colpa mia se il mio vicino ricco con il motoscafo si sveglia alle 10 va a pescare e no trova che aringhe.
            e non tiene conto di chi ha diritto o meno a
            registrare un dominioAppunto, chi ha diritto di registare o tenere un dominio (c'e' anche chi non ne ha diritto?) Chi arriva tardi e ha tanti soldi o chi arriva presto e ne ha meno?
  • Anonimo scrive:
    Chiamasi ESPROPRIO
    Uno non si puo' registrare manco quel cazzo che vuole.Se domani al mio sito che si chiama ad es. www.stingo.it capita che la fiat tira fuori la bellissima nuovissima potentissima Fiat Stingo, mi denunciano mi inculano mi mettono in galera e mi fottono pure il sito!!!Tanto sono aziende, il privato non conta un cazzo in queste cose...Che infami!
    • Anonimo scrive:
      Re: Chiamasi ESPROPRIO
      E' giusto che chi registra in malafede venga punito.Se tu registri stingo.it oggi, e registri pure il nome all'ufficio marchi e brevetti, nessuno può togliertelo. Se tu però vai a registrare "fiatpunto.it" sei palesemente uno che se le cerca. - Scritto da: Anonimo
      Uno non si puo' registrare manco quel cazzo
      che vuole.
      Se domani al mio sito che si chiama ad es.
      www.stingo.it capita che la fiat tira fuori
      la bellissima nuovissima potentissima Fiat
      Stingo, mi denunciano mi inculano mi mettono
      in galera e mi fottono pure il sito!!!

      Tanto sono aziende, il privato non conta un
      cazzo in queste cose...

      Che infami!
      • Anonimo scrive:
        Re: Chiamasi ESPROPRIO
        - Scritto da: Anonimo
        E' giusto che chi registra in malafede venga
        punito.
        Se tu registri stingo.it oggi, e registri
        pure il nome all'ufficio marchi e brevetti,
        nessuno può togliertelo. Se tu
        però vai a registrare "fiatpunto.it"
        sei palesemente uno che se le cerca. Il bello è che quel dominio è veramente registrato e reindirizza ad un concessionario che tratta altre case automobilistiche :D:D
    • Anonimo scrive:
      Re: Chiamasi ESPROPRIO
      - Scritto da: Anonimo
      Uno non si puo' registrare manco quel cazzo
      che vuole.


      Tanto sono aziende, il privato non conta un
      cazzo in queste cose...

      Che infami!
      Permetterai che il tizio in questione abbia registrato bancoposta (non un nome generico, come vaglia.it o francobollo.it) volontariamente per guadagnare sulle poste. In questo caso è giusto che paghi. Non giusto IMHO il caso armani, dove chi possedeva il dominio armani.it si chiamva effettivamente armani ed aveva untimbrificio omonimo
      • Anonimo scrive:
        Re: Chiamasi ESPROPRIO

        Permetterai che il tizio in questione abbia
        registrato bancoposta (non un nome generico,
        come vaglia.it o francobollo.it)
        volontariamente per guadagnare sulle poste.
        In questo caso è giusto che paghi.
        Non giusto IMHO il caso armani, dove chi
        possedeva il dominio armani.it si chiamva
        effettivamente armani ed aveva untimbrificio
        omonimoil problema per le aziende e a livello di Marchi.da un mio punto di vista il sito armani non doveva essere concesso nemmeno allo stilista in quanto Armani non è un marchio di per se, ma può esserlo stilista Armani s.p.a per intenderci chi ha concesso il di registrare il Marchio Armani l'ha fatto non sò con quale regola , ovvio che non conosco tutti i casi magari nel lontano 2000 ac si poteva fare e li' è un'altro discorso.
      • Anonimo scrive:
        Re: Chiamasi ESPROPRIO
        - Scritto da: Anonimo

        - Scritto da: Anonimo

        Uno non si puo' registrare manco quel
        cazzo

        che vuole.





        Tanto sono aziende, il privato non
        conta un

        cazzo in queste cose...



        Che infami!



        Permetterai che il tizio in questione abbia
        registrato bancoposta (non un nome generico,
        come vaglia.it o francobollo.it)
        volontariamente per guadagnare sulle poste.
        In questo caso è giusto che paghi.Un momento, gia' nel 2000 Malavasi aveva avuo una sentenzaa suo favore perche' il termine bancoposta non e' una esclusiva delle poste italiane. Questo perche' le poste non sono uniche. Esistono anche poste private ed istituti di credito che posono adottare il termine (per esempio una filiale italiana di una compagnia estera di poste che ha una attivita' bancaria ed una attivita' postale e ce ne sono in ogni citta'), tanto che si tratta di un termine presente nei moderni dizionari.Vedasi:http://www.cittadinolex.kataweb.it/Article/0,1519,7374%7C543,00.htmlVia libera, da parte del Tribunale di Modena, ai siti www.bancoposta.it, www.vaglia.it, www.raccomandata.it. "(...) Infine, il termine "bancoposta" indica l'insieme dei servizi bancari gestiti dalle poste ed è formato dalle parole generiche di banco e posta. Come si vede, quelli oggetto di causa (vaglia e raccomandata), sono espressioni generiche che indicano servizi ed attività neppure tutte di esclusiva pertinenza delle poste italiane (come nel caso del vaglia che può essere non solo postale, ma anche cambiario e bancario), che, proprio perchè generiche ed ormai acquisite nel lessico e nella parola, sono di uso corrente nella lingua italiana o per questa ragione i dizionari li hanno registrati. (...)"Tribunale di Modena, Ordinanza 28 luglio 2000Quindi non e' corretto dire che l'acquisto del dominio bancoposta sia stato fatto per guadagnare sulle poste, perche' si tratta di un termine generico. Per capire perche' oggi il tribunale ha cambiato idea dovremo aspettare di leggere la sentenza completa.
    • Anonimo scrive:
      Re: Chiamasi ESPROPRIO

      Tanto sono aziende, il privato non conta un
      cazzo in queste cose...
      Che infami!immagina tuo padre che in quell'azienda ci lavora, immagina che il danno che un furbacchine procura all'azienda faccia perdere il posto di lavoro a tuo padre.allora cos'e' meglio, la fame o l'infame?
      • Anonimo scrive:
        Re: Chiamasi ESPROPRIO
        - Scritto da: Anonimo

        Tanto sono aziende, il privato non
        conta un

        cazzo in queste cose...

        Che infami!
        immagina tuo padre che in quell'azienda ci
        lavora,
        immagina che il danno che un furbacchine
        procura all'azienda faccia perdere il posto
        di lavoro a tuo padre.
        allora cos'e' meglio, la fame o l'infame?E le cose così succedono anche alle aziende, quelle piccole.Come quella di calzature Armani, il cui proprietario si chiamava appunto Armani di cognome...
      • 3p scrive:
        Re: Chiamasi ESPROPRIO
        - Scritto da: Anonimo
        immagina tuo padre che in quell'azienda ci
        lavora,
        immagina che il danno che un furbacchine
        procura all'azienda faccia perdere il posto
        di lavoro a tuo padre.
        allora cos'e' meglio, la fame o l'infame?Ti auguro di trovare lavoro al timbrificio Armani...
Chiudi i commenti