Niente WhatsApp per i funzionari ONU, non è sicuro

WhatsApp non è un'applicazione sicura: i vertici dell'Organizzazione delle Nazioni Unite ne hanno proibito l'utilizzo ai funzionari.
WhatsApp non è un'applicazione sicura: i vertici dell'Organizzazione delle Nazioni Unite ne hanno proibito l'utilizzo ai funzionari.

Non è un sistema di comunicazione sicuro, non usatelo. Questo il diktat delle Nazioni Unite imposto ai propri funzionari e dirigenti in merito a WhatsApp. La notizia trapela oggi dalle pagine di Reuters, chiudendo una settimana parecchio calda per l’applicazione di Facebook dedicata alle chat, tra le più celebri e diffuse al mondo.

WhatsApp vietato per i funzionari delle Nazioni Unite

Nei giorni scorsi nuove rivelazioni in merito alla compromissione dello smartphone di Jeff Bezos avvenuta a quanto pare mediante un messaggio inviato dal telefono personale del principe saudita Mohammed bin Salman. Proprio l’ONU ha chiesto agli Stati Uniti di avviare un’indagine ufficiale sulla vicenda. Rimandiamo agli articoli qui linkati per ulteriori approfondimenti.

Così un portavoce ha replicato alla domanda relativa alla possibilità che António Guterres, ex Primo Ministro del Portogallo e oggi Segretario Generale delle Nazioni Unite, si sia affidato a WhatsApp per comunicare con la famiglia reale dell’Arabia Saudita.

Gli ufficiali e i rappresentanti senior dell’ONU sono stati istruiti in modo da non utilizzare WhatsApp, poiché non supportato da un sistema sicuro. Dunque non penso che il Segretario Generale lo usi.

La risposta del team al lavoro sull’applicazione, ormai da qualche anno controllata da Facebook, non si è fatta attendere.

Ogni messaggio privato è protetto da crittografia end-to-end per impedire a WhatsApp e ad altri di vedere le chat. La tecnologia crittografica è stata sviluppata con Signal ed è valutata molto positivamente dagli esperti di sicurezza, tanto da essere considerata una delle migliori al mondo a disposizione degli utenti finali.

Il video MP4 inviato da Mohammed bin Salman a Jeff Bezos e ritenuto responsabile della violazione potrebbe aver fatto leva su una vulnerabilità nota, quella già sfruttata dallo spyware Pegasus della software house israeliana NSO Group. Considerata la notorietà della vittima rimasta coinvolta nell’attacco e le potenziali ripercussioni diplomatiche torneremo di certamente a scrivere degli sviluppi.

Fonte: Reuters
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