La notizia è questa: OpenAI ha comprato TBPN. Poco conosciuto dal pubblico italiano, è un talk show online che ruota attorno al tema della tecnologia, dal format molto americano e che ha già ospitato nomi importanti come Mark Zuckerberg e Satya Nadella. I numeri non sono esattamente quelli di Bloomberg e CNBC: circa 60.000 iscritti su YouTube e poche migliaia di visualizzazioni per ogni episodio, ma i responsabili affermano di aver incassato 5 milioni di dollari dalle pubblicità nel corso del 2025.
TBPN, un talk show per OpenAI e ChatGPT
Evidentemente, la casa madre di ChatGPT ha intravisto del potenziale non solo economico. Dopotutto, per Sam Altman e soci, quelli sono bruscolini. C’è di più e quel valore aggiunto è da ricercare proprio nella possibilità di contare su un prodotto già pronto per mettere un piede nel mondo dell’editoria, quello stesso settore con cui fino a oggi non sono mancati gli attriti.
L’obiettivo dichiarato è quello di incoraggiare una conversazione costruttiva a proposito dei cambiamenti introdotti dall’AI
. È quanto si legge in una nota circolata all’interno della società e visionata dal Wall Street Journal. La distanza che divide lo spiegare una tecnologia dal propagandarla è però breve e il controllo da parte di un gigante dell’intelligenza artificiale fa sorgere domande legittime. Non è un caso che alcuni dei commenti inviati al filmato di annuncio sono di questo tenore La chat non è contenta, per usare un eufemismo
e RIP
.
TBPN è stato fondato nell’ottobre 2024 e ha iniziato a trasmettere nel marzo 2025, con episodi molto lunghi (circa tre ore ciascuno) in uscita ogni fine settimana. L’intenzione di OpenAI è quella di garantire che continui a operare con piena indipendenza sul fronte editoriale. Staremo a vedere.
Le mani dell’AI sul mondo dell’editoria
Quante volte abbiamo assistito a una dinamica di questo tipo? Un colosso di un’industria, in qualunque mercato di riferimento, allunga le mani su un giornale, una radio o un podcast, con la promessa di aiutarlo a crescere senza avere alcuna influenza sull’autonomia del progetto. Poi si sa, arriva il momento di rendere conto ai piani alti. E magari l’impatto su ciò che si scrive e su ciò che si dice non è diretto, fin da subito tangibile, ma si manifesta nel lungo periodo, manifestandosi nei dettagli e nelle prese di posizione.
Considerata l’entità dell’investimento relativamente modesta (non confermata, ma si parla di qualche milione), possiamo immaginare che l’acquisizione di TBPN possa fungere anche da banco di prova, in vista di operazioni più corpose sempre nel territorio dell’editoria. Meglio iniziare da un pesce piccolo, sondare il terreno e poi eventualmente andare all-in.