Costruire giganteschi data center che succhiano energia come vampiri e acqua potabile come deserti assetati non rende particolarmente popolari nel vicinato… Così OpenAI ha deciso di fare una promessa: pagherà per i potenziamenti alle infrastrutture energetiche necessari ad alimentare i suoi data center e ridurrà al minimo il consumo di acqua. Insomma, ha capito che la gente si sta incazzando perché le bollette aumentano e l’acqua potabile finisce nelle torri di raffreddamento dei server.
ChatGPT divora energia e acqua: ora OpenAI promette di pagare tutto
La dichiarazione sa di tentativo disperato. Forse OpenAI si è accorta troppo tardi che costruire data center senza considerare le comunità locali non paga. Soprattutto quando le proteste cominciano a bloccare i progetti già in corso.
OpenAI parla di data center “Stargate”, ma per le comunità che vivono nelle vicinanze, assomigliano più a mostri energetici che divorano risorse senza ritegno. L’elettricità che serve per far girare i server che alimentano ChatGPT deve venire da qualche parte. E quell’acqua potabile usata per raffreddare i sistemi? Anche quella.
Il problema è che quando si arriva in una città con l’intenzione di costruire un data center che richiede l’equivalente energetico di un piccolo paese, e poi si scopre che la rete elettrica locale non regge, le opzioni sono due: o si fa baracca e burattini, oppure si paga per potenziare l’infrastruttura. OpenAI ha scelto la seconda strada, ma solo dopo che è diventato evidente che la prima non era più praticabile.
OpenAI si impegna formalmente a pagare le spese per l’energia, affinché le sue operazioni non facciano aumentare i prezzi dell’elettricità.
Il problema dell’acqua
Poi c’è la questione dell’acqua. I data center moderni usano quantità industriali di acqua per raffreddare i server. Acqua potabile, tra l’altro. Quella che le persone normali usano per bere, cucinare, lavarsi. L’azienda promette di ridurre al minimo l’impatto grazie a innovazioni nei sistemi di raffreddamento ad acqua e nel design dell’AI stessa. Ma pensarci prima di costruire i data center, no?
E non è chiaro cosa siano queste innovazioni. Potrebbero essere tecnologie reali, già testate e pronte per essere implementate. Oppure potrebbero essere vaghe promesse di fare meglio in futuro, senza troppi dettagli su come e quando. OpenAI non è entrata nei particolari.
OpenAI segue le orme di Microsoft
L’annuncio di OpenAI arriva immediatamente dopo promesse simili fatte da Microsoft. Che non è una coincidenza. Microsoft e OpenAI sono legate a doppio filo, e quando una delle due si trova nei guai con le comunità locali, è naturale che l’altra segua a ruota cercando di limitare i danni.
Microsoft ha già affrontato proteste significative per i suoi data center, con cittadini che si lamentano dell’aumento delle bollette, del consumo di risorse e dell’impatto ambientale. E in alcuni casi le proteste hanno funzionato, progetti già avviati sono stati cancellati dopo che l’opposizione locale è diventata insostenibile.
OpenAI sta cercando di evitare lo stesso destino. Ma il problema è che le promesse arrivano sempre dopo, mai prima. Sarebbe più semplice, e più onesto, partire dall’inizio con un piano che tenga conto dell’impatto sulle comunità e dell’uso delle risorse. Ma evidentemente è chiedere troppo.