Outsourcing IT sull'orlo della guerra

La vuole l'India, che chiama a rapporto tutti i partner orientali per impedire che siano attuate in Occidente misure protezionistiche contro la esternalizzazione delle attività IT nei paesi asiatici
La vuole l'India, che chiama a rapporto tutti i partner orientali per impedire che siano attuate in Occidente misure protezionistiche contro la esternalizzazione delle attività IT nei paesi asiatici

Roma – L’India si gioca su questo tavolo una parte notevolissima della propria fiorente economia legata all’Information Technology: è il tavolo dell’ outsourcing dell’IT , ovvero l’affidamento ad imprese indiane ed orientali di operazioni e sviluppo IT da parte delle grandi aziende occidentali del settore. Una tendenza che si è andata consolidando negli anni è che ora è a rischio.

Negli USA, in Europa e in Australia marciano infatti rapidamente nuove misure protezionistiche per evitare che la manodopera specializzata dei paesi di origine delle imprese occidentali debba soffrire la competizione agguerrita dei tecnici di India, Singapore ma anche Israele e Kuwait. Paesi nei quali il costo del lavoro nel settore dell’Information Technology può essere inferiore anche del 40 per cento rispetto a quello occidentale.

Arun Shourie In un appassionato discorso alla seconda riunione dei ministri dell’IT asiatici, il ministro dell’IT indiano Arun Shourie si è appellato ai colleghi affinché prendano insieme immediati provvedimenti, per impedire che le nuove misure abbiano effetti disastrosi sulle rispettive economie. “Oggi – ha detto – norme protezionistiche sono state attivate. Contro queste, tutti noi dobbiamo unirci in un’unica azione. E’ una questione di interesse anche per l’Organizzazione mondiale del Commercio” (WTO). “Loro – ha continuato riferendosi ai partner occidentali – non possono aspettarsi che noi si continui ad aprire i nostri mercati alle loro merci mentre adottano misure protettive su beni e servizi nei settori dove altri paesi sono più competitivi”.

In gioco c’è più di molto. L’anno scorso un quarto delle esportazioni software dell’India, pari a entrate per quasi 10 miliardi di dollari, era dovuto all’outsourcing. E fino a qualche tempo fa, prima della nuova tendenza protezionistica, gli osservatori occidentali davano l’outsourcing indiano in rapida crescita: le strutture di Bangalore, Bombay, Hyderabad e Nuova Delhi potrebbero nel giro di pochi anni raccogliere fino a due terzi del mercato dell’outsourcing IT globale.

Secondo Shourie, però, la questione va ben al di là degli interessi indiani, visto che tutte le economie emergenti dell’area, come quelle di Myanmar o del Nepal, possono risentire gravemente delle decisioni occidentali. Il ministro indiano ha anche ricordato che la presenza indiana nelle imprese occidentali, segnatamente in quelle americane di Silicon Valley, sia notevolissima. Un terzo di tutte le start-up della Valle del Silicio sono gestite da indiani e il 35 per cento dei tecnici di softwarehouse come Microsoft sono indiani.

I numeri in gioco, evidentemente, sono troppo elevati perché la cosa si possa concludere senza un’aspra battaglia commerciale che potrà essere evitata, secondo Shourie, soltanto dal tempestivo intervento della WTO .

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12 01 2004
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