P2P e pedoporno, si pensa al rating

di Lamberto Assenti - Dal Congresso americano non arriva niente di buono per le libertà digitali ma invece qualcosa di nuovo: il P2P può essere colpito agitando lo spettro delle immagini di pornografia infantile. Pirateria in secondo piano


Roma – C’è un’idea che ha cominciato a circolare in questi giorni al Congresso americano: che sia possibile classificare i sistemi peer-to-peer per ridurre o addirittura eliminare la circolazione di materiali pedopornografici attraverso quei network di scambio-file utilizzati da decine di milioni di utenti in tutto il mondo.

Detta così l’idea è peregrina ma lo diventa ancora di più andando a vedere il contesto in cui viene portata avanti. Anzitutto le dichiarazioni del proponente, il repubblicano Adam Putnam, secondo cui un sistema di classificazione per il P2P è necessario quanto lo sono stati quelli per la televisione e i videogiochi. Si tratta di sistemi che vietano, per esempio, la vendita ai minori di una certa età di games classificati in un certo modo. “Altrimenti – sostiene Putnam – qualcuno potrebbe approfittare su errori di ricerca di ragazzini che vogliono trovare i Pokemon” sui sistemi P2P. Tutto da capire, naturalmente, come applicare al P2P qualcosa del genere.

Ma queste dichiarazioni, questa… visione , non sono emerse in un colloquio tra amici davanti ad una pizza ma nel corso di una audizione ufficiale della Commissione per le riforme della Camera dei Rappresentanti americana, nel corso della quale hanno persino fatto la loro tempestiva apparizione due giovani studenti che hanno raccontato i turbamenti provocati dalla propria esperienza con il P2P. Si è trattato, suggerisce qualche critico, di una rappresentazione atta a dimostrare quanto il peer-to-peer possa rivelarsi pericoloso.

Un contesto di denuncia del flusso libero e incontrollato dei dati via internet che ha spinto il direttore del Dipartimento contro i traffici illeciti online, John Netherland, ad assicurare ai parlamentari che gli agenti della propria sezione sono già al lavoro per tenere maggiormente sott’occhio i sistemi di condivisione. “Le prove – ha spiegato – in questi sistemi vengono raccolte facilmente e conservate. Per questa ragione sono destinate ad aumentare le indagini sul peer-to-peer”. Come a dire: attenti a come usate il mouse.

Tutto questo si incardina sul rapporto del General Accounting Office , braccio investigativo del Congresso, che offre ai parlamentari americani ulteriori motivi di preoccupazione. Un dibattito che ora scioglie qualsiasi dubbio su quanto sta accadendo, anche in Italia : se fino ad oggi il peer-to-peer era stato aggredito dalle major discografiche e cinematografiche per la condivisione dei file musicali e dei film, ora si è passati ad un livello superiore. Il nuovo nemico del P2P non sono più potenti multinazionali ma i massimi vertici istituzionali. Un nemico che dalla sua ha la grande arma dell’oggi tecnologico: lo spettro del pedoporno.

Lamberto Assenti

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  • Anonimo scrive:
    popup
    c1mel1 n@zist1 & molte @ltr& co$& @ll'@$t@ .. chissà se apparira' il popup ... :)
  • Anonimo scrive:
    Abusi ignonimiosi
    L'aggettivo "intelligente" impiegato dall'articolista è decisamente sprecato in questo caso.Si tratta solo delle solite, vecchie idiozie politically correct del glass roof e dell'affirmative action plan che girano in USA dai tempi delle femministe, dei figli dei fiori, dei libercoli di F.R.Leavis. La stessa mentalità ipocrita per cui il mestiere di mignotta sembra acquisire lustro se la si chiama operatrice sessuale, in sostanza il trionfo della follia di McLuhan in salsa vittoriana, per cui la forma perbenistica tripudia sempre sul contenuto.
  • Anonimo scrive:
    xkè?
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