P2P, si sgonfia la crociata delle major

Nuovi studi confermano che l'uso del peer-to-peer continua a crescere e proprio in questi giorni ha toccato vette mai raggiunte prima. L'offensiva giudiziaria contro produttori ed utenti non sembra dare alcun risultato


Roma – Nuovi dati e nuove ricerche confermano quanto vana fino a questo momento si sia rivelata la crociata delle major contro il file sharing . BigChampagne , società di misurazione che da lungo tempo tiene d’occhio il peer-to-peer, ha infatti presentato un nuovo studio secondo cui, al momento, i sistemi di scambio di file su Internet hanno conquistato una quantità di utenti mai raggiunta prima .

“Il file sharing – ha dichiarato il CEO dell’azienda Eric Garland – non è mai stato tanto popolare quanto lo è adesso. La gente ha sentito minacce legali e reprimende ma questo non è abbastanza. Non ci credono”.

I dati raccolti da BigChampagne sembrano non lasciare spazi alle interpretazioni: ad agosto in ogni momento erano mediamente connessi ai principali sistemi di sharing 9,6 milioni di persone . Questo significa un aumento deciso rispetto ai 6,8 milioni conteggiati un anno prima. Se si considera come in questo ultimo anno l’offensiva giudiziaria delle major si sia estesa ulteriormente , non è difficile comprendere l’impatto di questi numeri sulle speranze dei detentori del diritto d’autore di porre fine al libero scambio di file su una rete mondiale di computer.

Dalla loro, i detentori del diritto d’autore hanno una legislazione internazionale che sempre più prende di mira i comportamenti illeciti degli utenti. La sola industria discografica americana grazie a quelle normative ha identificato e denunciato 14mila utenti colpevoli di aver posto in condivisione un gran numero di file protetti e sulla stessa strada vanno muovendosi i produttori cinematografici. Ma gli arresti o la chiusura di siti web evidentemente non bastano.

Soltanto pochi giorni fa, come ben sanno i lettori di Punto Informatico, l’industria ha archiviato un’importante vittoria legale in Australia contro Kazaa e nei mesi scorsi ha ottenuto dalla Corte Suprema americana una sentenza decisiva contro i sistemi di sharing. Eppure, come rileva BigChampagne, il flusso di utenti attratti dalle possibilità offerte dal P2P non diminuisce, anzi aumenta costantemente , come già indicato da altri importanti studi .

In questo scenario appaiono ovvie le parole rivolte da Garland all’industria dei contenuti: a suo dire è necessario focalizzarsi nel trasformare gli utenti in clienti della musica e del cinema, spingendosi molto oltre rispetto a quanto già realizzato con piattaforme come Apple iTunes . In questo senso Garland cita l’incompatibilità dei formati utilizzati, le difficoltà nell’uso dei materiali acquistati, la scarsa portabilità da un dispositivo all’altro e via dicendo. “L’incompatibilità – ha sentenziato – è un incubo per i consumatori”.

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