P4P vera evoluzione del P2P?

La nuova tecnologia di file sharing promette miglioramenti e velocità di download superiori. Ma a spingere per la sua adozione sembrano essere proprio quelle organizzazioni maggiormente coinvolte nella crociata legale contro il P2P

Roma – Si torna a parlare di P4P , il nuovo (presunto) balzo evolutivo che le tecnologie di condivisione dei contenuti in rete si appresterebbero a fare per accontentare, in una sola volta, la banda degli ISP e la pressante richiesta di maggiori velocità da parte degli utenti-condivisori. Ma non è tutto oro quel che luccica: qualcuno, un po’ più malizioso, non esita a guardare all’iniziativa come l’ennesimo tentativo delle major di prendere il controllo dei contenuti scambiati tra gli utenti , con l’aggravante del collaborazionismo dei provider desiderosi di scrollarsi di dosso la necessità di dover fornire la connettività promessa a clienti sempre più insoddisfatti.

Il nuovo studio sul P4P è stato presentato da ricercatori dell’Università di Washington e della Yale University, secondo le cui ricerche l’infrastruttura di rete non viene sfruttata in maniera ottimale dalle attuali applicazioni di file sharing. I dati scambiati percorrono migliaia di chilometri, anche quando in realtà ne potrebbero fare a meno e rimanere in un ambito maggiormente localizzato .

Il P4P, infatti, è una sorta di scambio di prossimità, che prevede espressamente il passaggio dei pacchetti di dati tra peer presenti nelle vicinanze del client attivo. Utilizzato questo tipo di approccio, sostengono i ricercatori, è possibile ridurre di cinque volte il peso degli scambi sulla banda dei provider , aumentando contemporaneamente la velocità dei suddetti del 20%.

Quello che però gli studiosi non dicono è che il presunto vantaggio garantito dall’adozione degli algoritmi P4P rappresenterebbe uno svantaggio per quei software e quei provider che non si convertissero al nuovo sistema. Da step evolutivo il P4P si trasformerebbe insomma in un passo indietro per i client di P2P tradizionali , che non fanno differenze tra peer locali e globali e che verrebbero per questo penalizzati dall’approccio locale alla condivisione.

Non bastasse questo, TorrentFreak cerca di indagare sul P4P Working Group , per comprendere chi è che spinge realmente per l’adozione del file sharing di prossimità. Si scopre così che tra i soci fondatori dell’organizzazione ci sono RIAA, MPAA, NBC Universal e una nutrita schiera di rappresentanti dell’industria dei contenuti, e che tra gli obiettivi prioritari del progetto viene espressamente citata una perentoria difesa dei diritti d’autore con tanto di eliminazione definitiva degli scambi e dei download “illegali”.

Ricapitolando, secondo TorrentFreak il P4P promuove se stesso come una necessaria evoluzione del P2P per fronteggiare le sfide della crescente richiesta di banda e velocità di rete, ma lo fa al prezzo di sacrificare qualsiasi principio di net neutrality e indipendenza della tecnologia dai voleri dell’industria. Stando così le cose, conclude la testata specializzata, le speranze di convincere gli sviluppatori di applicazioni di sharing a “convertirsi” al nuovo verbo del P4P si riducono al lumicino.

Alfonso Maruccia

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti