Pandora, fuoco sulle royalty

Le trattenute imposte dalla collecting society ASCAP sarebbero troppo elevate, non in linea con le cifre versate da altri servizi digitali. La Internet radio vuole un trattamento più equo e ragionevole

Roma – Nel mercato magmatico dello streaming musicale, Pandora Media prende posizione e intenta una causa legale contro i rappresentanti dell’ American Society of Composers, Authors and Publishers (ASCAP), una delle associazioni più potenti nella raccolta dei diritti in ambito artistico e culturale. La Internet radio statunitense non è più disposta a tollerare le salate trattenute dell’industria musicale a stelle e strisce.

Nello scorso settembre, il Congresso di Washington introduceva un disegno di legge per ridurre le royalty dovute dai servizi radiofonici online alle grandi etichette discografiche. Tra i principali sostenitori dell’ Internet Radio Fairness Act (IRFA), gli stessi responsabili di Pandora Media, convinti che le modifiche legislative potessero portare l’obolo allo stesso livello di quello pagato da altri servizi digitali, ad esempio le radio via satellite .

Allo stato attuale, le stazioni radiofoniche statunitensi versano l’1,7 per cento dei propri introiti per le royalty ai vari soggetti detentori dei diritti. Pandora deve invece versare il 4 per cento, oltretutto senza le detrazioni previste per le commissioni pubblicitarie . Scaduto da due anni, il contratto di licenza tra Pandora e ASCAP dovrà essere ritrattato a condizioni più eque e ragionevoli.

È la richiesta inviata dai vertici di Pandora Media all’attenzione di un giudice di Manhattan, che si ritrova con un caso spinoso che potrebbe portare ad un ribaltamento degli equilibri. Commenti critici da parte della National Music Publishers Association (NMPA), che ha trovato “oltraggiose” le pretese di Pandora, una piattaforma che basa il suo business sul lavoro di autori e compositori.

Mauro Vecchio

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