PC/ Il grande sorpasso dei senzanome

Per la prima volta uno studio rivela che la maggior parte dei computer venduti nel mondo non arriva dalle fabbriche dei grandi produttori. Vincono i PC artigianali
Per la prima volta uno studio rivela che la maggior parte dei computer venduti nel mondo non arriva dalle fabbriche dei grandi produttori. Vincono i PC artigianali


Roma – Da anni preferiti da chi non vuole spendere troppi soldi per l’acquisto di un personal computer, gli assemblati, i computer “senza marca”, salgono oggi sul trono e superano di diverse lunghezze i grandi produttori di hardware americani.

Ad affermare che nel mondo più della metà dei computer venduti non è “di marca” è l’autorevole osservatorio di International Data Corporation (IDC) , secondo cui il gruppo dei circa 500 costruttori di componenti e PC “white box” che operano in 55 diversi paesi nel mondo, nel 2001 ha ottenuto complessivamente il 58 per cento delle quote di mercato.

Se si volesse inserire questo gruppo nel suo insieme nella classifica dei produttori più importanti del mondo si troverebbe agevolmente in testa, seguito molto da lontano da Dell (13 per cento del mercato), Compaq (11 per cento) e HP (7 per cento). Il tutto nell’ambito di un settore che non si espande più come una volta e che anzi nel 2001 ha perduto, secondo IDC, il 4 per cento del proprio valore, scendendo a 134 milioni di pezzi venduti.

Stando agli analisti di IDC, le ragioni del successo costante e crescente dei piccoli produttori risiede prima di tutto nel prezzo, spesso sensibilmente inferiore rispetto ai prodotti più pubblicizzati, ma anche nei servizi ad personam che molti produttori offrono ai loro clienti. Come a dire che, essendo più piccole, queste aziende riescono ad essere più “vicine” al proprio mercato.

“I grandi – ha spiegato uno degli autori dello studio IDC – hanno tentato di penetrare nelle piccole aziende e nei settori della pubblica amministrazione ma non è mai stato facile perché i piccoli sono capaci di fornire servizi, prezzo e flessibilità. Le opportunità ci sono ma non è come cogliere il frutto da una pianta”.

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12 06 2002
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