PC olimpici cinesi, interpellanza a Torino

Non a tutti va giù che la grande quantità di hardware necessaria alle Olimpiadi Invernali del 2006 arrivi dalla Cina. Critiche dovute anche alla discussa posizione internazionale del commercio hi-tech cinese
Non a tutti va giù che la grande quantità di hardware necessaria alle Olimpiadi Invernali del 2006 arrivi dalla Cina. Critiche dovute anche alla discussa posizione internazionale del commercio hi-tech cinese


Torino – 4mila PC, 600 portatili, 500 server e un numero di periferiche ed altri accessori: questo l’hardware che il Comitato che organizza le Olimpiadi Invernali 2006 a Torino si sta facendo arrivare da Lenovo , produttore di hardware cinese e leader del settore in Asia, che è riuscito evidentemente a superare tutta la concorrenza internazionale.

Questo, stando alle notizie ufficiali, si deve al fatto che Lenovo sostanzialmente sponsorizza questa massiccia fornitura di hardware oltre a fornire supporto finanziario tanto alle Olimpiadi di Torino quanto ai Giochi Olimpici di Pechino previsti nel 2008. Un supporto a tutto campo dietro al quale c’è evidentemente un interessamento diretto delle autorità cinesi ma che non va giù a molti.

Tre consiglieri del Comune di Torino, Ferdinando Ventriglia, Walter Altea e Agostino Ghiglia, hanno rivolto una interpellanza al Sindaco della città in cui rilevano:

“che l’aggressività dell’export cinese ha aperto da anni un complesso contenzioso attraverso ricorsi e denunce presentate al WTO da Enti e amministrazioni pubbliche e società private europee e statunitensi;

che in particolare il governo italiano è particolarmente impegnato nella tutela dei nostri mercati rispetto all’invasione di prodotti contraffatti e di bassa qualità, liberamente prodotti in Cina attraverso il ricorso al brand “China Export” appositamente studiato per i prodotti destinati al mercato europeo e contraddistinti da un marchio che imita gli standard comunitari di qualità obbligatori;

che recentemente Intel e Broadcom hanno annunciato l’interruzione delle esportazioni di processori Wi-Fi verso la Cina a causa di una legge che impone un nuovo standard di codifica dei dati, chiamato Wapi, controllato da imprese cinesi in regime di monopolio (le aziende occidentali che vogliano utilizzarlo devono accordarsi con loro per ottenere una specifica licenza) e che la Lenovo è uno dei soggetti detentori del protocollo e gestori delle licenze”.

Nell’interpellanza si chiede al Sindaco di esporre “le ragioni che hanno portato Toroc (che si occupa dell’organizzazione dei giochi, ndr.) a orientarsi su un fornitore esclusivo rivolgendosi ad una compagnia perlomeno controversa, le cui politiche incarnano esattamente le criticità contro le quali sono impegnate le società Europee e i governi dei Paesi Comunitari”.

Si chiede anche:

“Se dal punto di vista tecnico e giuridico, Toroc sia in grado di assicurare il rispetto dei profili di libera concorrenza e di economia della spesa pubblica, la trasparenza sui diritti di proprietà dei sorgenti e sui brevetti utilizzati dal fornitore, oltre che sulla sufficiente compatibilità del sistema offerto che garantisca adeguati livelli di interfaccia con gli altri soggetti coinvolti, comprese le articolazioni della PA che non potrebbero, in linea di massima, adottare un fornitore con le caratteristiche sopra esposte.

Se corrisponda al vero che non mancherebbero altri soggetti presenti sul territorio in grado di offrire lo stesso servizio a condizioni migliori e con adeguate garanzie rispetto a quanto sopra indicato;

Se risulti, ad esempio, che l’informatizzazione dei campionati Champions League-Fifa sia appunto curata da un’azienda del Torinese;

Se non consideri paradossale che il Toroc, garante di un’Olimpiade che dovrebbe servire alla promozione del territorio e al coinvolgimento del “sistema impresa piemontese” (ricordando in questo senso il famoso “patto dell’aperitivo” scaturito da una serie di incontri tra Presidente Castellani, Sindaco e Assessore Tessore, Presidente Bresso), finisca per rivolgersi sempre ed esclusivamente a gruppi extraterritoriali (Berloni) o a fornitori internazionali (i cinesi della Lenovo) che certo non godono di considerazione e di buona fama e la cui presenza predominante ed esclusiva non mancherà di sollevare interrogativi e polemiche, in particolare sui vincoli di gestione e assistenza tecnica, preclusa a qualsiasi operatore locale o europeo”.

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01 04 2004
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