Pedoporno, arresti, sequestri e suicidi

Gli arresti di massa in Australia stanno suscitando un polverone senza precedenti. Beccati consumatori ma anche produttori di immagini pedoporno diffuse in rete. In 4 si tolgono la vita
Gli arresti di massa in Australia stanno suscitando un polverone senza precedenti. Beccati consumatori ma anche produttori di immagini pedoporno diffuse in rete. In 4 si tolgono la vita


Sydney (Australia) – Un’operazione senza precedenti quella scatenata dai cybercop australiani di concerto con quelli americani, un’indagine interna e internazionale su un giro di pornopedofilia e produzione pornografica votato al business più bieco. Fin qui sono più di 200 le persone fermate ma gli indagati sono più di 700 e gli arresti, secondo le autorità australiane, cresceranno di numero già nelle prossime ore.

L’operazione ha messo a nudo, come raramente prima, le connessioni tra il crimine organizzato internazionale e una rete di produzione pornopedofila. Al contrario di quanto accaduto in precedenti attività di contrasto, dunque, ci si trova dinanzi non solo a chi ha acquistato l’accesso a immagini illegali ma anche a gente che ha contribuito a produrle o che è in contatto con chi ha fisicamente maltrattato e abusato dei minori.

Tra gli arrestati, con diverse imputazioni, vi sono anche il gestore di un nido d’infanzia e alcuni docenti che, secondo gli inquirenti, avrebbero contribuito a disseminare pedofoto via internet , talvolta con la complicità di alcuni poliziotti finiti al centro dell’inchiesta. In qualche caso si è parlato anche di organizzatori di turismo pedofilo e sarebbero stati individuati anche “set cinematografici” in casa di alcuni degli arrestati.

Le operazioni della polizia, che hanno fin qui portato al sequestro di più di 400 computer e di grandi quantità di materiale informatico , procedono speditamente in queste ore proprio per analizzare quanto sequestrato. Un’analisi che secondo gli inquirenti porterà, appunto, ad un aumento degli indagati e degli arresti.

Il commissario australiano che si occupa dell’indagine, Mich Keelty, ha spiegato che “questa operazione ci ha offerto informazioni su più di 500 australiani che avevano accesso a quel materiale”. Keelty ha confermato che l’indagine è partita da una soffiata che sarebbe arrivata alla polizia americana e ha sottolineato che perquisizioni e sequestri non sono ancora conclusi.

Inutile dire come un’operazione di questo tipo stia alzando un polverone senza precedenti nel paese dei canguri. La stampa sta naturalmente dedicando all’evento una grande attenzione, viste anche le ramificazioni internazionali del “business”, basato su materiale che secondo le polizie internazionali veniva anche da paesi dove lo sfruttamento dei minori è da anni un problema diffuso, come la Bielorussia.

Anche per questo nelle scorse ore, come per rispondere alle preoccupazioni dell’opinione pubblica, le autorità australiane hanno confermato che nei prossimi tre mesi sarà condotto uno studio per delineare il “profilo” del pedofilo . Trovare un filo conduttore nei comportamenti pedofili, secondo il capo dell’Hi-Tech Crime Centre australiano, Mike Phelan, significa mettere a disposizione della popolazione uno strumento in più per proteggere bambini e adolescenti. Lo stesso Phelan ha voluto diramare una nota in cui ha spiegato che gran parte di coloro che sono stati implicati nelle indagini di questi giorni accedeva a siti ospitati su server dell’est europeo.

Lo scandalo, che sembra coinvolgere un certo numero di professionisti e personaggi in vista, nelle prossime ore potrebbe allargarsi ulteriormente. Ma tra gli indagati c’è già chi non ha retto alla pressione di queste ore e in quattro si sono tolti la vita . A questo proposito il ministro della Giustizia Chris Ellison ha dichiarato: “Queste morti sono terribili ma l’inchiesta continuerà e perseguiremo i pedofili e i pervertiti coinvolti nella pornografia infantile su Internet”.

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03 10 2004
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