Pedoporno, nuovi arresti e sequestri in Italia

L'indagine è partita dalla Sardegna e ha richiesto il tracciamento di connessioni internet e scambi di materiale pedopornografico. L'operazione è scattata su segnalazione delle autorità spagnole
L'indagine è partita dalla Sardegna e ha richiesto il tracciamento di connessioni internet e scambi di materiale pedopornografico. L'operazione è scattata su segnalazione delle autorità spagnole

La diffusione di pornografia infantile su Internet in Italia finisce nuovamente alla ribalta delle cronache al termine di un’operazione condotta dalla Polizia Postale della Sardegna, un’indagine che si è focalizzata sullo scambio in rete di immagini e video e che è nata su segnalazione della polizia spagnola.

A quanto pare sono proprio gli agenti iberici che nel corso di una indagine sul traffico di immagini illeciti in Spagna si sono trovati dinanzi ad operazioni compiute online presumibilmente da utenti italiani. Da qui la richiesta di intervento alla PolPost.

L’operazione denominata Los Linos , coordinata dalla Procura della Repubblica di Sassari, ha richiesto ai cybercop italiani di investigare sulle attività online di diverse persone e di procedere a 18 perquisizioni eseguite da un centinaio di agenti in nove diverse regioni.

Nel corso dell’operazione è stato arrestato un 40enne di Roma perché colto in flagranza di reato, hanno spiegato gli inquirenti, che è stato accusato di “scambio e detenzione di materiale cine-fotografico a contenuto pornografico con protagonisti bimbi in giovane età”.

Al termine delle perquisizioni sono stati tratti in sequestro 27 computer, quasi 2mila Cd-ROM, circa 500 DVD e VHS, 52 hard disk ed altri apparecchi di videoregistrazione. Si tratta di materiali che nelle prossime settimane verranno analizzati dagli inquirenti per verificare l’eventuale presenza di contenuti pedopornografici su quei supporti al fine di convalidare o meno la responsabilità delle persone coinvolte fino a questo momento nell’operazione.

Da quanto emerso fino a questo momento nell’indagine non sarebbero coinvolti utenti a cui si attribuisce l’attività di produzione del materiale pedopornografico quanto invece, come accennato, quella di diffusione e scambio via Internet.

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09 10 2006
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