Pedoporno online, due indagini in due giorni

Si parla di P2P, del coinvolgimento di centinaia di persone, anche stranieri, in due inchieste partite da Salerno e Catania. Moltissimi gli indagati: quelli che hanno salvato video e immagini rischiano grosso


Roma – Due inchieste in due giorni hanno riacceso l’offensiva delle autorità italiane contro la pornografia infantile diffusa via Internet, arrivando a coinvolgere centinaia di persone e attirando ulteriormente l’attenzione degli inquirenti verso l’uso criminale dei sistemi peer-to-peer.

Ieri sono stati annunciati i primi risultati di una indagine, tuttora in corso, partita dal Tribunale di Vallo della Lucania, a Salerno, che si è imperniata sul monitoraggio della circolazione di file illegali, contenenti foto e video di abusi su minori, che avveniva attraverso i programmi di file sharing .

Gli inquirenti, che avevano iniziato a lavorare su un giro di immagini pedopornografiche già da gennaio, hanno messo le mani su grandi quantità di materiali illegali , che coinvolgono minori di età compresa tra i 4 e i 14 anni: secondo la polizia postale di Salerno, coordinata dal procuratore capo del Tribunale, Alfredo Greco, i bambini sono probabilmente europei e sudamericani. “L’aspetto più sconvolgente di tutta la vicenda – ha dichiarato Greco – sono gli occhi dei bambini ripresi: occhi di adulti, senza luce, rassegnati, senza un briciolo di speranza”.

Fino a questo momento sono 56 le persone indagate , residenti in 16 regioni: la polizia postale ha sequestrato loro 55 PC, 25 hard disk, 2800 supporti ottici (CD e DVD), quasi 500 floppy e decine di videocassette. “Lo scambio di materiale pedopornografico – ha spiegato Greco – avveniva di norma durante la notte, in ore ben precise, tra le dieci della sera e le sei del mattino”. L’inchiesta non si è ancora conclusa e si lavora anche per cercare di identificare i minori coinvolti. “E’ probabile – hanno spiegato gli inquirenti -che i bambini ripresi provengano da paesi dell’Est europeo e dal Sud America, ma l’indagine è ancora in pieno svolgimento e non si possono escludere nuovi sviluppi”.

Altra operazione era stata annunciata due giorni fa dalla Procura di Catania, impegnata in una inchiesta che ha coinvolto persone in 11 città italiane e che ha già portato all’iscrizione nel registro degli indagati di decine di persone che avrebbero diffuso filmati e foto di abusi su minori. Anche in questo caso lo strumento utilizzato sarebbero i sistemi di file sharing, sebbene – hanno spiegato gli inquirenti – molti degli indagati fossero impegnati in questa attività da luoghi di lavoro e uffici pubblici. Va detto che proprio in quelle sedi spesso l’accesso ai sistemi P2P è filtrato da aziende e amministrazioni.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Gennaro e dal sostituto Carmen Giuffrida, si è basata sull’infiltrazione nel circolo degli utenti collegati a questa attività di agenti della polizia postale sotto copertura che hanno recuperato indizi del coinvolgimento non solo di italiani ma anche di migliaia di utenti stranieri.

Va detto che di tutti gli indagati, a cui sono stati sequestrati materiali informatici di varia natura, verranno effettivamente denunciati solo coloro che abbiano salvato o registrato materiali illegali sul proprio computer o su altri supporti: la sentenza 39282 del 21 settembre di quest’anno formulata dalla Corte di Cassazione, infatti, esclude la colpevolezza per chi abbia consultato siti pornopedofili senza però registrare dati e senza conservarli.

Per molti degli indagati in entrambe le indagini l’accusa è quella di aver condiviso i file di abuso, quindi di aver diffuso materiale pedopornografico , un crimine punito con severità dalle attuali leggi italiane.

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