Pedoporno online in Italia: le cifre

Le ha snocciolate ieri il ministro delle TLC Gasparri. Ma il direttore della PolPost avverte: le chat continuano ad essere una fonte di rischio. Chiesta più attenzione ai genitori. I numeri sembrano ridimensionare il fenomeno
Le ha snocciolate ieri il ministro delle TLC Gasparri. Ma il direttore della PolPost avverte: le chat continuano ad essere una fonte di rischio. Chiesta più attenzione ai genitori. I numeri sembrano ridimensionare il fenomeno


Roma – Dopo quattro anni di lotta a tutto campo contro le aggressioni pedofile agevolate e condotte anche attraverso internet, il ministero delle Comunicazioni ha ieri snocciolato alcune cifre che sembrano confermare l’esistenza di un fenomeno anche se forse meno diffuso di quanto sostenuto da alcune associazioni di volontari impegnate su questo fronte.

Dall’agosto del 1998 al 30 novembre del 2002 sono state individuate ed arrestate 90 persone. Nello stesso periodo sono state effettuate 1.139 denunce e 1.073 perquisizioni. In quattro anni sono “solo” 27 i siti web che si è riusciti ad oscurare. Un dato che appare contenuto se si considera che dal settembre di quest’anno è attivo un servizio di monitoraggio del Web che ha portato all’analisi di ben 67.777 siti internet.

Il ministro delle TLC Gasparri, che ha anche spiegato come siano però aumentate quest’anno le denunce e le perquisizioni, ha tenuto anche a battesimo quella che viene presentata come una nuova cooperazione a tutto campo tra le forze dell’ordine, in primo luogo proprio la PolPost, i provider e i volontari delle associazioni che combattono il fenomeno della violenza pedofila. C’è allo studio, ma non sarà pronto prima della prossima estate, un “codice di autoregolamentazione” che i provider potrebbero decidere di adottare per contribuire a contrastare le attività pedofile e pornopedofile online.

Al centro delle attenzioni della Polizia Postale, comunque, rimangono le chat room. Secondo il direttore della PolPost, Domenico Vulpiani, infatti, quello delle chat è al momento un problema “perché l’interlocutore è sempre anonimo e perché nelle chat è stata riscontrata la maggiore presenza di pedofili che si scambiano, coperti dall’anonimato, materiale pornografico”. Le attività della PolPost per il monitoraggio delle chat sono state incrementate. In una intervista a Punto Informatico lo stesso Vulpiani aveva confermato i numeri in gioco nelle operazioni di controllo.

Nell’affrontare proprio il problema delle chat alcuni esperti del ministero hanno parlato di un non meglio definito “anonimato protetto”, che sarebbe un “modo di essere online” capace di conservare la riservatezza ma di non comportare “l’impunità”. Gasparri ha invece concluso sostenendo che le famiglie hanno importanti responsabilità e devono esercitare “un maggiore controllo sui minori affinché non vadano nelle chat sbagliate”. Ora rimane di capire quali siano quelle giuste.

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16 12 2002
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